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L'estenuante braccio di ferro sul nucleare tra Pyongyang e i cinque Paesi negoziatori
(Russia, Cina, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti) sembra destinato a durare
anche dopo l'accordo siglato ieri a Pechino. Poche ore fa, infatti, la Corea del
Nord ha subordinato l'abbandono definitivo del programma nucleare alla fornitura
di reattori per uso civile. "Pyongyang non rinuncerà mai al proprio deterrente
nucleare", è stata la dichiarazione del governo nordcoreano, "se prima gli Stati
Uniti non gli forniranno un reattore ad acqua leggera per la produzione di elettricità".
L'accordo di Pechino aveva illuso i più ottimisti, e non solo loro. Infatti, mentre
sull'ennesima tornata di negoziati si addensavano oscure nubi di fallimento, a
Pechino era invece arrivata quella che era stata considerata una svolta di portata
storica: "La Repubblica Democratica della Corea del Nord s'impegna ad abbandonare
tutti i programmi nucleari e tutte le armi nucleari per tornare a tempo debito
al Trattato di non proliferazione (Npt), aderendo alle raccomandazioni dell'Agenzia
atomica internazionale (Aiea)". Con questa dichiarazione, stringata quanto foriera
di conseguenze di portata storica, contenuta in un accordo di sei punti, sembrava
terminare un contenzioso dagli esiti sempre incerti. Una tenzone tra Pyongyang
da una parte e i membri del tavolo multilaterale dall'altra iniziata nell'ottobre
2002, con l'uscita della Corea del Nord dall'Npt. Un'antagonismo proseguito con
l'espulsione degli ispettori dell'Aiea dal Paese, esacerbato dal deferimento del
Paese al Consiglio di Sicurezza dell'Onu nel febbraio 2003 e nuovamente mitigato
con l'avvio del negoziato nell'agosto dello stesso anno. Fino alle dichiarazioni-shock
del febbraio di quest'anno del governo nord-coreano: "Stiamo costruendo l'atomica
per difenderci dall'oppressione politica in cui Washington tenta di costringerci:
le armi resteranno un deterrente per l'autodifesa in ogni circostanza".
Apparente distensione. Nonostante le recenti esternazioni di Pyongyang, l'accordo non è tuttavia caduto. Corea
del Nord e Stati Uniti si sono impegnati a normalizzare le proprie relazioni diplomatiche
attraverso il reciproco riconoscimento delle rispettive sovranità. Washington
ha confermato di non possedere armi nucleari nella penisola coreana, annunciando
di non voler attaccare o invadere la Corea del Nord con armi convenzionali o nucleari.
La questione della fornitura di reattori ad acqua leggera a Pyongyang sarebbe stata
discussa 'a tempo debito'. Questo punto in particolare ha costituito la novità
dei negoziati, consentendone forse il decisivo cambiamento di segno. Dopo aver
rifiutato l'offerta di Seul, che offriva ai 'cugini' del Nord duemila megawatt
di elettricità, la sortita di Pyongyang ha aperto la strada delle possibilità:
la delegazione nordocoreana si era presentata a Pechino, martedì scorso, dichiarando
che un eventuale accordo sarebbe stato possibile solo dietro fornitura al regime
di Kim Jong Il di un reattore ad acqua leggera che può produrre energia ma non
puo' essere usato a fini militari.
Felicitazioni. L'accordo raggiunto a Pechino con la Corea del Nord è stato giudicato "di portata
storica" dal presidente della Corea del Sud, Roh Moo Hyun. Grande esultanza anche
per il ministro sudcoreano dell'unificazione nazionale, che ha parlato di "pace
definitiva nella penisola al momento opportuno". "Molto incoraggiante", è stato
invece il commento del capo dell'Agenzia atomica internazionale, Mohammed el Baradei,
il quale ha precisato di sperare che gli ispettori dell'Onu possano presto tornare
a Pyongyang. El Baradei ha aggiunto che il risultato raggiunto mostra che "con
il dialogo si può risolvere l'impasse sul tema del nucleare". Queste le dichiarazioni
fino a ieri. Oggi Washington ha risposto alla pretesa di Pyongyang commentando
che la decisione di vincolare l'abbandono del nucleare (ad uso militare) alla
fornitura del reattore civile "non è in linea con l'accordo firmato ieri a Pechino.
Nelle prossime settimane vedremo ciò che accade": queste le parole del portavoce
del Dipartimento di Stato Usa, Sean McCormack. La nuova presa di posizione di
Pyongyang è stata giudicata "inaccettabile" anche dal ministro degli Esteri giapponese
Nobutaka Machimura, mentre il ministro per la riunificazione della Corea del Sud
Chung Dong-Young ritiene che il prounciamento di oggi non pregiudichi l'esito
delle trattative: "Una decisione che non mi sorprende più di tanto - ha detto
Chung -, il problema della sequenza temporale delle varie azioni deve infatti
ancora essere discusso". Non la pensano così i più scettici, secondo i quali la
sortita di Pyongyang non è che l'ennesimo tentativo di alzare la posta in tavola.
Luca Galassi