19/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Ocse ci mostra quanto e come stia crescendo la Cina
Scritto per noi da
Alessandro Orrù 
 
Shangai, forse maggiore polo economico del paeseNella sua prima relazione interamente dedicata al gigante asiatico, l'Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (Ocse) ha messo in luce il fatto che l'economia cinese continuerà a crescere, anche se quest'anno crescerà 'solo' del 9 per cento, mezzo punto percentuale in meno rispetto all'anno scorso. Un dato che, se si manterrà a questi livelli,  consentirà al Paese di prendere il posto degli Stati Uniti come maggior esportatore mondiale nei prossimi cinque anni. Per continuare su questa strada, secondo l'agenzia parigina, sono però necessarie alcune riforme: da quella del mercato del lavoro a quella del settore pubblico, da quella delle pensioni a quella normativa, senza dimenticare quella monetaria che dovrà basarsi su un tasso di cambio dello yuan più flessibile e che permetta di porre un freno al vertiginoso aumento dei prezzi di questi ultimi anni. Il merito di questa crescita economica esplosiva risulta essere del settore privato che, in seguito alle riforme portate avanti dal governo, ha registrato notevoli passi in avanti. Nel documento si mettono in evidenza da una parte le grandi potenzialità di crescita, e dall'altra la necessità ineluttabile delle riforme se la Cina vuole rendere questa crescita sostenibile a lungo termine. Dal rapporto emerge infatti che l'ex impero celeste non corre tutto alla stessa velocità: sebbene la dinamicità dell'economia cinese abbiano consentito una riduzione del numero delle persone che vivono sotto la soglia di povertà, i poveri rimangano sempre troppi e la differenze sostanziali di qualità della vita iniziano a denotarsi non solo tra la campagna e la città, le province interne e quelle costiere, ma anche tra quelle nuove classi sociali venute a crearsi con la liberalizzazione dei mercati e gli strati più umili della popolazione. Fra i problemi che affliggono il Paese, ricorda l'Ocse, c'è anche quello dell'eccessivo inquinamento: la domanda petrolifera è aumentata in modo esponenziale e l'utilizzo di autovetture é aumentato a scapito della qualità dell'ambiente.

La contea di Donyang è stata teatro di scontri "ecologici" "Nuovi problemi". La sempre maggiore richiesta di energia elettrica ha costretto il Paese a rimanere ancora legato allo sfruttamento del carbone, ma questo ha comportato che in tutta la Cina comparissero come funghi miniere improvvisate dove molto spesso i minatori trovano la morte per la totale noncuranza dei più elementari standard di sicurezza: solo quest'anno sarebbero morti almeno 2700 minatori, settecento solo nell'ultimo mese. Venerdì le autorità nel Gaundong hanno predisposto la chiusura di tutte le miniere di carbone della provincia a seguito di due grossi incidenti dove hanno trovato la morte centinaia di lavoratori. Intanto Li Yizhong, Amministratore di Stato per la Sicurezza sul Lavoro, ha dichiarato che il governo vuole dare il via ad ispezioni che coinvolgano tutte le miniere cinesi. Più di un terzo rischiano di chiudere. Non secondario è anche il problema della sostenibilità dello sviluppo economico a livello ambientale. Gli ultimi giorni di agosto gli abitanti dei villaggi di una contea del Zhejiang (la provincia dalla quale provengono la maggior parte dei cinesi residenti in Italia) si sono dichiarati disposti a riprendere ancora le armi contro le autorità per far chiudere o spostare alcune industrie altamente inquinanti che da qualche anno hanno reso invivibile la zona. Nella prima settimana di aprile i contadini di tutta la contea in rivolta erano riusciti a strappare al governo la promessa di far cessare l'inquinamento, dopo scontri che erano durati due giorni e avevano causato la morte di sette poliziotti e l'arresto di 17 abitanti. Otto di loro ancora sono in prigione e solo una delle tredici fabbriche chimiche è stata chiusa.

Container, uno dei simboli della globalizzazioneL'invasione degli alieni. Fra i paradossi della nuova Cina ci sarebbe anche l'alto numero di specie vegetali ed animali di altri paesi che, giunte con la recente globalizzazione dei mercati, avrebbero soppiantato alcune specie locali. La grande rilevanza del problema è stata sottolineata la scorsa settimana al forum per la "Biosicurezza" che si è tenuto a Pechino. Uno studio dell'Accademia cinese delle scienze agricole avrebbe stimato in circa 7 miliardi di dollari i danni all'economia che queste piante ed animali "aliene" avrebbero causato. Per fronteggiare il problema il ministero dell'Agricoltura avrebbe organizzato una task force permanente, il "Centro per il controllo delle specie aliene invasive", appositamente incaricato di fronteggiare questa grave minaccia per la fauna e la flora dell'ex celeste impero.
Categoria: Diritti, Politica, Economia
Luogo: Cina
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