
Nella sua prima relazione interamente dedicata al gigante asiatico,
l'Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (Ocse)
ha messo in luce il fatto che l'economia cinese continuerà a crescere,
anche se quest'anno crescerà 'solo' del 9 per cento, mezzo punto percentuale in
meno rispetto all'anno scorso. Un dato che, se si manterrà a questi
livelli, consentirà al Paese di prendere il posto degli Stati
Uniti come maggior esportatore mondiale nei prossimi cinque anni. Per
continuare su questa strada, secondo l'agenzia parigina, sono però
necessarie alcune riforme: da quella del mercato del lavoro a quella
del settore pubblico, da quella delle pensioni a quella normativa,
senza dimenticare quella monetaria che dovrà basarsi su un tasso di
cambio dello
yuan più flessibile e che permetta di porre un freno al
vertiginoso aumento dei prezzi di questi ultimi anni. Il merito di
questa crescita economica esplosiva risulta essere del settore privato
che, in seguito alle riforme portate avanti dal governo, ha registrato
notevoli passi in avanti. Nel documento si mettono in evidenza da una
parte le grandi potenzialità di crescita, e dall'altra la necessità
ineluttabile delle riforme se la Cina vuole rendere questa crescita sostenibile
a lungo termine. Dal rapporto emerge infatti che l'ex impero celeste
non corre tutto alla stessa velocità: sebbene la dinamicità
dell'economia cinese abbiano consentito una riduzione del numero delle
persone che vivono sotto la soglia di povertà, i poveri rimangano
sempre troppi e la differenze sostanziali di qualità della vita
iniziano a denotarsi non solo tra la campagna e la città, le province
interne e quelle costiere, ma anche tra quelle nuove classi sociali
venute a crearsi con la liberalizzazione dei mercati e gli strati più umili della
popolazione. Fra i problemi
che affliggono il Paese, ricorda l'Ocse, c'è anche quello
dell'eccessivo inquinamento: la domanda petrolifera è
aumentata in modo esponenziale e l'utilizzo di autovetture é aumentato a
scapito della qualità dell'ambiente.
"Nuovi problemi". La sempre maggiore richiesta di energia elettrica ha
costretto il Paese a rimanere ancora legato allo sfruttamento del
carbone, ma questo ha comportato che in tutta la Cina comparissero come
funghi miniere improvvisate dove molto spesso i minatori trovano la
morte per la totale noncuranza dei più elementari standard di
sicurezza: solo quest'anno sarebbero morti almeno 2700 minatori,
settecento solo nell'ultimo mese. Venerdì le autorità nel Gaundong
hanno predisposto la chiusura di tutte le miniere di carbone della
provincia a seguito di due grossi incidenti dove hanno trovato la morte
centinaia di lavoratori. Intanto Li Yizhong, Amministratore di Stato
per la Sicurezza sul Lavoro, ha dichiarato che il governo vuole dare il
via ad ispezioni che coinvolgano tutte le miniere cinesi. Più di un
terzo rischiano di chiudere. Non secondario è anche il problema della
sostenibilità dello sviluppo economico a livello ambientale. Gli ultimi
giorni di agosto gli abitanti dei villaggi di una contea del Zhejiang
(la provincia dalla quale provengono la maggior parte dei cinesi
residenti in Italia) si sono dichiarati disposti a riprendere ancora le
armi contro le autorità per far chiudere o spostare alcune industrie
altamente inquinanti che da qualche anno hanno reso invivibile la zona.
Nella prima settimana di aprile i contadini di tutta la contea in
rivolta erano riusciti a strappare al governo la promessa di far
cessare l'inquinamento, dopo scontri che erano durati due giorni e
avevano causato la morte di sette poliziotti e l'arresto di 17
abitanti. Otto di loro ancora sono in prigione e solo una delle tredici
fabbriche chimiche è stata chiusa.
L'invasione degli alieni. Fra i paradossi della nuova Cina ci
sarebbe anche l'alto numero di specie vegetali ed animali di altri
paesi che, giunte con la recente globalizzazione dei mercati, avrebbero
soppiantato alcune specie locali. La grande rilevanza del problema è
stata sottolineata la scorsa settimana al forum per la "Biosicurezza"
che si è tenuto a Pechino. Uno studio dell'Accademia cinese delle
scienze agricole avrebbe stimato in circa 7 miliardi di dollari i danni
all'economia che queste piante ed animali "aliene" avrebbero causato.
Per fronteggiare il problema il ministero dell'Agricoltura avrebbe
organizzato una task force permanente, il "Centro per il controllo
delle specie aliene invasive", appositamente incaricato di fronteggiare
questa grave minaccia per la fauna e la flora dell'ex celeste impero.