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Cose mai viste.
Questa iniziativa, chiamata Middle East Women's bycicle Ride, è
organizzata dall'associazione Follow the Women che, attorno a progetti
di emancipazione femminile e di tutela dell'infanzia, riunisce dottoresse,
infermiere, avvocati, poliziotte e così via. Ma tutte rigorosamente donne.
Detta Regan, la fondatrice dell'associazione, nominata 'donna inglese
dell'anno' nel 2001, è una donna inglese che, a un certo punto della sua vita,
ha smesso di lavorare per impegnarsi per gli altri. In realtà lo faceva già
prima, visto che era un pompiere. Sicuramente una persona non comune che ha
deciso di darsi da fare per unire attorno al suo progetto altre donne come lei:
determinate a dare una mano a risolvere i problemi del Medio Oriente senza
aiuti esterni, ma rivendicando quello spazio che, a volte, le società arabe non
sanno riconoscere alle donne. Le 300 cicliste percorreranno 50 chilometri al
giorno e attraverseranno Damasco, Quneitra, sulle Alture del Golan, passando
per Bosra. Dopo passeranno da Amman, in Giordania, e infine raggiungere
Ramallah, la città cisgiordana che potrebbe diventare la capitale di un futuro
stato palestinese, visto che la morsa d'Israele su Gerusalemme si stringe
sempre più. Le viaggiatrici della pace, durante il tragitto, incontreanno altre
donne come loro per uno scambio d'idee sulla libertà e sulla condizione
femminile nel mondo arabo. Non mancheranno neanche delle visite dei campi
profughi palestinesi nei paesi che la carovana di biciclette attraverserà.
Un lungo
viaggio. La dottoressa Hayat Sindi è una delle donne che parteciperà
all'iniziativa. Il suo volto affascinante è diventato molto famoso nel suo
Paese, visto che da dove viene Hayat anche una donna al volante di
un'automobile è un'assurdità. Figurarsi l'idea di una donna che, in bicicletta,
attraversa mezzo Medio Oriente per rivendicare i propri diritti. Hayat viene
infatti dall'Arabia Suadita e, come lei stessa racconta in un'intervista ad Arabnews,
“non potevo mancare a un'iniziativa come questa che mira a diffondere la consapevolezza
che la spirale della violenza nel Medio Oriente finisce per travolgere in
particolare donne e bambini”. Hayat è una donna che, da tempo, ha rifiutato il
luogo comune che vede le donne arabe in generale e quelle saudite in
particolare come delle recluse. Dopo la laurea in medicina, Hayat ha conseguito
un dottorato di ricerca in bio-tecnologie a Cambridge e adesso vive tra Riad e
Parigi. Ma la sua positiva storia personale non le ha fatto dimenticare la sua
terra e la sua cultura. “Visiteremo i campi profughi di Sabra e Chatila”,
racconta la dottoressa, “per portare la nostra solidarietà alla popolazione
civile palestinese. Ma non posso negare che la mia partecipazione vuole anche
dare un messaggio forte: da una parte agli uomini del mio Paese perchè si
rendano conto delle potenzialità delle donne saudite, dall'altro a tutto il
mondo che rispetto alla condizione femminile nel mio Paese si nutre di troppi
luoghi comuni”. Hayat è determinata, e non saranno certo un po' di chilometri
in bicicletta a fermare una donna così.Christian Elia