18/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Lavoro minorile e condizioni disastrose alla base della vita dei ragazzi boliviani.
 
In Bolivia frantumare i sogni di un bambino non è poi così difficile. Non è difficile perché i bambini boliviani forse non sanno nemmeno cosa vuol dire avere un sogno e cercare di fare di tutto per poterlo realizzare.
Sfruttamento del lavoro minorile, maltrattamenti e prostituzione riempiono l’aria di un’essenza molto “pulp”.
 
Bambini bolivianiSono molti i perché. Innanzitutto perché la Bolivia è universalmente considerata uno dei paesi più poveri del mondo. Più del 60 per cento della sua popolazione vive con meno di due dollari al giorno e in queste circostanze i bambini sono i primi a pagarne le conseguenze. Difficilmente riusciranno ad andare a scuola (quelli che ci vanno lo fanno dopo il lavoro, la sera), più facilmente dovranno iniziare ad andare a lavorare molto giovani, per dare una mano in famiglia. In secondo luogo perché le enormi disuguaglianze sociali sviluppatesi in maniera esponenziale negli ultimi vent'anni, hanno creato la cosiddetta “economia informale”, ossia lavoro minorile, salario instabile e lavori senza il minimo controllo delle condizioni di sicurezza. In questo Paese per un bambino recuperato dal lavoro minorile altri tre ne entrano a far parte. Agricoltura, miniere ed industria manifatturiera sono i settori dove è più utilizzato il lavoro minorile. E le giovani ragazze che si trovano in strada spesso sono costrette a prostituirsi.
  
Il lavoro minorile. Ma una delle cose più sconvolgenti è la massiccia presenza di bambini lavoratori per le strade delle città boliviane.  Nelle “calles” delle città, il numero dei piccoli sfruttati è in continuo aumento. Questo è dovuto soprattutto alla povertà e ai A volte però i bambini vengono aiutati da associazioni non governativemaltrattamenti che i bimbi subiscono in famiglia. I bambini lavoratori si concentrano soprattutto nelle zone centrali del Paese, anche perché censire le zone degli 'Altos' è piuttosto difficile. Se si analizzano i settori dove lo sfruttamento dei bambini è maggiore, emerge che è l’agricoltura con il suo 65 per cento, a farla da padrona, seguita solo dall’industria manifatturiera e dalle miniere.
Anche se lo stato boliviano aveva garantito che la piaga del lavoro minorile sarebbe stata debellata entro il 2010, questa affermazione sembra di difficile realizzazione. Secondo quanto ha spiegato in una intervista rilasciata qualche tempo fa Marco Antonio, direttore del centro Ñanta, un centro che si occupa di aiutare i piccoli lavoratori, “La maggior parte dei bambini lavorano per pagare le bollette dell’elettricità oppure per poter comprare un po’ d’acqua per le loro famiglie, oppure per pagarsi i materiali che servono per la scuola”, che frequentano la sera dopo aver lavorato tutto il giorno. Nella maggioranza dei casi i bambini provengono dalle aree suburbane delle grandi città o dalle zone rurali, dove alla povertà e alla miseria si aggiunge anche l’analfabetismo dilagante e molti bambini parlano solo la lingua Quechua, una lingua indigena, e la loro difficoltà di relazionarsi diventa insostenibile.
 
Scappare dalla realtà. Non è difficile immaginare come questi giovani possano Il gioco, fase fondamentale dello sviluppo per i giovani cercare di scappare dalla tragica realtà che li circonda, rifugiandosi nelle droghe o riunendosi in piccole bande che sopravvivono di piccoli espedienti. Non è impossibile infatti incontrare giovani, poco più che bambini, intenti a drogarsi, inalando colla che fa perdere loro il senso della realtà.
Nel 1995 nasce a Sucre, capitale della Bolivia, il centro educativo Ñanta con lo scopo di fornire cibo ai bambini lavoratori. Adesso, dopo dieci anni di attività l’istituto ha riscosso numerosi successi e numerose soddisfazioni. Uno dei concetti fondamentali di questo centro è quello di far pagare il pasto che i bambini consumano. Certo, il prezzo richiesto è chiaramente di molto inferiore al valore del pasto in sè, ma questo serve ad educare i bambini. In questo modo capiscono il valore dei soldi e del cibo e non si abituano ad avere gratis ciò che serve loro.

Alessandro Grandi

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