23/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Khaznawi era scomodo, le sue parole univano curdi e islamisti
Dal nostro inviato
Naoki Tomasini
 
Sheikh Murshid al Khaznawi
Muhammad Murrshid è il figlio dello sceicco curdo Mashouq al Khaznawi, rapito a Damasco il 10 maggio 2005 e ucciso. Anche lui è uno sceicco, un capo religioso. Incontrarlo non è semplice per la cautela con cui si mostra in pubblico. Fissiamo l’incontro presso un’abitazione privata in un polveroso quartiere ai margini di Qamishly e lui si presenta sorridente e puntuale. Niente guardie del corpo, niente coda di fedelissimi come consuetudine per i politici e le autorità religiose di qui. Indossa una veste e un copricapo bianchi e la sua presenza fa calare tra i presenti un ossequioso silenzio. Il suo sguardo è aperto e calmo, i modi sono quelli di un oratore navigato.
 
Mashouq al KhaznawiChi era suo padre, lo sceicco Mashouq al Khaznawi?
Mio padre era un predicatore islamico razionale. Era il capo del Centro Studi Islamici di Qamishly e insieme collaborava con il Christian Islamic Committee. Nelle sue ricerche sulla storia e dell’islam aveva scoperto che i musulmani hanno commesso molti errori, sia teorici che pratici. La sua battaglia era contro quello che lui chiamava l’islam politico, che storicamente ha portato i musulmani ad essere oppressori degli altri culti con il pretesto di agire in nome di dio. Il vero islam, sosteneva, è contro l’oppressione, di conseguenza non poteva fare a meno di prendere posizione anche sull’oppressione del governo siriano verso la comunità curda. Sosteneva la loro richiesta di diritti ed era contrario al terrorismo, tanto negli Stati Uniti quanto in Arabia Saudita. Era lo sceicco dei musulmani razionali e vogliosi di giustizia e non amava i superstiziosi che si inchinano a baciare mani.
 
Perché è stato ucciso? 
Perché le sue posizioni progressiste lo avevano reso sgradito al regime che, come spesso accade, preferisce sostenere i predicatori tradizionalisti. Mashouq al Khaznawi sapeva che curdi e Fratelli Musulmani sono le sole opposizioni possibili al regime siriano e che lui, unico collegamento tra loro, stava diventando un personaggio sempre più scomodo. Inizialmente gli venne impedito di predicare nella propria moschea e di viaggiare. Poi gli venne confiscato un libro che aveva intenzione di pubblicare. Infine, quando invitò provocatoriamente alcune ambasciate straniere a visitare Qamishly, ebbe un contatto diretto con degli agenti del Muqabarat che gli fecero notare che con quel gesto aveva passato il limite del crimine. In quell’occasione venne da me e mi avvertì delle minacce di morte ricevute. Sapeva di essere in pericolo ma non cambiò atteggiamento. In occasione dell’anniversario della morte di Farhad, un attivista torturato e ucciso in detenzione, Mashouq al Khaznawi pronunciò un discorso pubblico durissimo in cui incitava i curdi a lottare per il riconoscimento dei loro diritti in quanto cittadini siriani. “riprendere con la forza quello che è stato trafugato con l’oppressione” diceva.
  Qamishly, vista sul confine Turco
Il governo ha sempre negato di avere responsabilità nel rapimento e nell’uccisione di al Khaznawi?
L’ordine di sequestrarlo è partito direttamente da Maher, il fratello del presidente. Ma oltre al fatto che le autorità glie l’avevano promesso, la ricostruzione della vicenda non regge in molti punti. Ad esempio nella data del decesso: secondo le autorità mio padre sarebbe stato soffocato con un cuscino il 12 maggio 2005 ad Aleppo, e poi sepolto a Deir ez Zour. Il 1 giugno io e un mio fratello siamo stati sequestrati, ci hanno portato a Deir ez Zour, dove ci è stato mostrato i corpo. Aveva i denti spaccati e il corpo ricoperto di segni di tortura, contusioni e bruciature. Ma di sicuro era morto da pochi giorni. Il corpo era evidentemente ben conservato per essere stato tre settimane sotto settanta centimetri di terra nel deserto bollente di Der ez Zour. Poi ci è stato proibito di parlarne. Ci hanno detto di stare lontani dai media e dalla causa curda in particolare, ma non li abbiamo ascoltati. Dopo il rilascio abbiamo prodotto dei manifesti in cui abbiamo accusato pubblicamente le autorità di omicidio a scopo politico. Pochi giorni dopo, in occasione del primo sermone che dovevo tenere dopo la morte di mio padre, appena sceso dal palco ho ricevuto un Sms con scritto “Delivery failed”, veniva dal cellulare di mio padre. Da allora mi è stato impedito di predicare.
 
Murshid sulla tomba del padre. Foto: Naoki TomasiniChe farete ora?
Dal punto di vista giuridico la nostra accusa contro lo stato non ha nessuna speranza di essere considerata. Le prove dell’omicidio di stato sono state comunicate ad Amnesty International e magari un giorno avranno un peso anche nei tribunali in Siria. Stiamo lavorando per pubblicare all’estero il libro che era stato sequestrato a mio padre. Sto raccogliendo i suoi scritti più significativi per far conoscere le sue idee sull’islam critico. Il suo detto preferito era la massima coranica secondo cui “non c’è nessun vero obbligo nella religione”. Insegnava il valore del dialogo tra civiltà e l’uguaglianza tra i sessi: insisteva spesso sul fatto che la discriminazione ai danni delle donne nella società musulmana è il frutto di una serie di tradizioni negative che non si riescono a estirpare perché sono state erroneamente rese sacre. Nella legge islamica ad esempio la testimonianza di un uomo vale quella di due donne, come si può sostenere ancora un’idea del genere? Se le donne sono meno intelligenti di un qualsiasi spazzino di Damasco perché quando Condoleeza Rice alza la voce tutti gli arabi tremano di paura? Mashouq al Khaznawi insegnava l’importanza di distinguere accuratamente, ad esempio tra cultura araba e civiltà islamica. E sulla stessa traccia, poteva chiamare fratelli gli ebrei, pur criticando duramente l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi.  

Naoki Tomasini

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