Dal nostro inviato
Naoki Tomasini
Muhammad Murrshid è il figlio dello sceicco curdo Mashouq al Khaznawi, rapito
a Damasco il 10 maggio 2005 e ucciso. Anche lui è uno sceicco, un capo religioso.
Incontrarlo non è semplice per la cautela con cui si mostra in pubblico. Fissiamo
l’incontro presso un’abitazione privata in un polveroso quartiere ai margini di
Qamishly e lui si presenta sorridente e puntuale. Niente guardie del corpo, niente
coda di fedelissimi come consuetudine per i politici e le autorità religiose di
qui. Indossa una veste e un copricapo bianchi e la sua presenza fa calare tra
i presenti un ossequioso silenzio. Il suo sguardo è aperto e calmo, i modi sono
quelli di un oratore navigato.
Chi era suo padre, lo sceicco Mashouq al Khaznawi?
Mio padre era un predicatore islamico razionale. Era il capo del Centro Studi
Islamici di Qamishly e insieme collaborava con il Christian Islamic Committee.
Nelle sue ricerche sulla storia e dell’islam aveva scoperto che i musulmani hanno
commesso molti errori, sia teorici che pratici. La sua battaglia era contro quello
che lui chiamava l’islam politico, che storicamente ha portato i musulmani ad
essere oppressori degli altri culti con il pretesto di agire in nome di dio. Il
vero islam, sosteneva, è contro l’oppressione, di conseguenza non poteva fare
a meno di prendere posizione anche sull’oppressione del governo siriano verso
la comunità curda. Sosteneva la loro richiesta di diritti ed era contrario al
terrorismo, tanto negli Stati Uniti quanto in Arabia Saudita. Era lo sceicco dei
musulmani razionali e vogliosi di giustizia e non amava i superstiziosi che si
inchinano a baciare mani.
Perché è stato ucciso?
Perché le sue posizioni progressiste lo avevano reso sgradito al regime che,
come spesso accade, preferisce sostenere i predicatori tradizionalisti. Mashouq
al Khaznawi sapeva che curdi e Fratelli Musulmani sono le sole opposizioni possibili
al regime siriano e che lui, unico collegamento tra loro, stava diventando un
personaggio sempre più scomodo. Inizialmente gli venne impedito di predicare nella
propria moschea e di viaggiare. Poi gli venne confiscato un libro che aveva intenzione
di pubblicare. Infine, quando invitò provocatoriamente alcune ambasciate straniere
a visitare Qamishly, ebbe un contatto diretto con degli agenti del Muqabarat che
gli fecero notare che con quel gesto aveva passato il limite del crimine. In quell’occasione
venne da me e mi avvertì delle minacce di morte ricevute. Sapeva di essere in
pericolo ma non cambiò atteggiamento. In occasione dell’anniversario della morte
di Farhad, un attivista torturato e ucciso in detenzione, Mashouq al Khaznawi
pronunciò un discorso pubblico durissimo in cui incitava i curdi a lottare per
il riconoscimento dei loro diritti in quanto cittadini siriani. “riprendere con
la forza quello che è stato trafugato con l’oppressione” diceva.

Il governo ha sempre negato di avere responsabilità nel rapimento e nell’uccisione
di al Khaznawi?
L’ordine di sequestrarlo è partito direttamente da Maher, il fratello del presidente.
Ma oltre al fatto che le autorità glie l’avevano promesso, la ricostruzione della
vicenda non regge in molti punti. Ad esempio nella data del decesso: secondo le
autorità mio padre sarebbe stato soffocato con un cuscino il 12 maggio 2005 ad
Aleppo, e poi sepolto a Deir ez Zour. Il 1 giugno io e un mio fratello siamo stati
sequestrati, ci hanno portato a Deir ez Zour, dove ci è stato mostrato i corpo.
Aveva i denti spaccati e il corpo ricoperto di segni di tortura, contusioni e
bruciature. Ma di sicuro era morto da pochi giorni. Il corpo era evidentemente
ben conservato per essere stato tre settimane sotto settanta centimetri di terra
nel deserto bollente di Der ez Zour. Poi ci è stato proibito di parlarne. Ci hanno
detto di stare lontani dai media e dalla causa curda in particolare, ma non li
abbiamo ascoltati. Dopo il rilascio abbiamo prodotto dei manifesti in cui abbiamo
accusato pubblicamente le autorità di omicidio a scopo politico. Pochi giorni
dopo, in occasione del primo sermone che dovevo tenere dopo la morte di mio padre,
appena sceso dal palco ho ricevuto un Sms con scritto “Delivery failed”, veniva
dal cellulare di mio padre. Da allora mi è stato impedito di predicare.
Che farete ora?
Dal punto di vista giuridico la nostra accusa contro lo stato non ha nessuna
speranza di essere considerata. Le prove dell’omicidio di stato sono state comunicate
ad Amnesty International e magari un giorno avranno un peso anche nei tribunali
in Siria. Stiamo lavorando per pubblicare all’estero il libro che era stato sequestrato
a mio padre. Sto raccogliendo i suoi scritti più significativi per far conoscere
le sue idee sull’islam critico. Il suo detto preferito era la massima coranica
secondo cui “non c’è nessun vero obbligo nella religione”. Insegnava il valore
del dialogo tra civiltà e l’uguaglianza tra i sessi: insisteva spesso sul fatto
che la discriminazione ai danni delle donne nella società musulmana è il frutto
di una serie di tradizioni negative che non si riescono a estirpare perché sono
state erroneamente rese sacre. Nella legge islamica ad esempio la testimonianza
di un uomo vale quella di due donne, come si può sostenere ancora un’idea del
genere? Se le donne sono meno intelligenti di un qualsiasi spazzino di Damasco
perché quando Condoleeza Rice alza la voce tutti gli arabi tremano di paura? Mashouq
al Khaznawi insegnava l’importanza di distinguere accuratamente, ad esempio tra
cultura araba e civiltà islamica. E sulla stessa traccia, poteva chiamare fratelli
gli ebrei, pur criticando duramente l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi.