16/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Congresso Usa continua per la sua strada anche dopo l'uragano Katrina
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Alle Nazioni Unite l’ambasciatore statunitense John Bolton, nemico giurato di quell’istituzione, si è dato da fare per eliminare ogni riferimento alla lotta contro la povertà e la fame nel mondo nel documento che doveva sancire una nuova fase nella vita dell’organizzazione. Inoltre gli Usa hanno ignorato i Millennium Development Goals, dichiarando di avere solamente firmato il Millennium Report e non gli obiettivi individuati in tal documento, tra cui il raggiungimento del 0,7% del Pil in aiuti ai paesi in via di sviluppo.
 
Gli Usa danno solamente lo 0,16% del Pil, condividendo con l’Italia il fanalino di coda tra i paesi dell’Osce. Gran parte di questi finanziamenti vanno a rimpinguare le casse di pochi stati per motivi strategici. In cima alla lista: Israele ed Egitto, Pakistan. Jeffrey Sachs sul Financial Times si è stupito di tanta puntigliosa ostilità a quello che rimane comunque un tentativo di miglioramento, ma non certo una grande innovazione, nel regime degli aiuti allo svilupp. Tony Blair stava già cercando di rimbiancarsi l’anima con la ‘lotta alla povertà’; (ovviamente non in Inghilterra), cercando di mobilitare più risorse, e almeno a livello retorico porre al centro degli interessi strategici occcidentali la riduzione della povertà estrema. In Europa è come se, nella retorica, i politici riuscissero ad individuare i fili per soluzioni necessarie, senza poi mai sviluppare azioni concrete a riguardo: l’Europa declama virtù e individua canovacci, da Kyoto all’assistenza allo sviluppo, alla pace in Medio Oriente, che non intende poi seguire con atti decisi.
 
Il premier britannico Tony BlairInfatti, se anche Bush si allineasse a Blair, buona parte di un aumento di aiuti verrebbe convogliato tramite i soliti criteri e le solite combriccole, dando finanziamenti in cambio di provata  ‘good governance’ che spesso significa la riduzione del taglieggio dei satrapi locali per permettere alle multinazionali di turno di godere un po’ più ampiamente dei benefici del libero commercio con i beni altrui. Tuttavia, nel dare di più è possibile che qualche cosa in più potrebbe percolare fino in basso. Dico possibile, penso improbabile. Come lo stesso Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University, nota sul Financial Times, la finanza, e non gli scienziati, non gli esperti di sanità, non gli agronomi, non la gente, dirigono i vari progetti di ‘sviluppo’.
 
Il rifiuto della povertà come problema sociale, come problema collettivo ed addirittura come priorità anche per chi è in posizioni di comando e privilegio è inerente alla classe al comando degli Stati Uniti (e di soppiatto è un concetto che unisce molte elites, in Europa come nella Cina post-comunista). In questi giorni di disorientamento, in seguito al disastro lasciato dall’uragano Katrina, con milioni di persone sfollate o afflitte economicamente, il Congresso è ancora intenzionato a tagliare 13 miliardi di dollari dal programma di assistenza medica per gli indigenti. Il Congresso repubblicano, tra tagli alle tasse per i più ricchi, aumenti al bilancio delle forze armate, una guerra dispendiosa in Iraq, ha fatto un buco nelle casse nazionali, e sta cercando di limare il deficit attaccando i programmi d’assistenza ai poveri. Ma 13 miliardi di dollari sono bricioline rispetto ad altre voci e al deficit, mentre il loro taglio è in netta controtendenza rispetto ai bisogni.
 
Gli sfollati dall'uragano KatrinaVi sono oltre quarantacinque milioni di americani senza alcuna assicurazione sanitaria perché troppo ‘benestanti’ per poter accedere ai benefici di tale programma, per quelli ancora più poveri, il governo federale co-finanzia Medicaid con i singoli stati, che ne gestiscono cassa, criteri d’accesso, livelli di rimborso per le spese mediche. Prima che l’Uragano Katrina colpisse a fondo la Gulf Coast, proprio Haley Barbour, ex segretario nazionale dei repubblicani, ora governatore del Mississippi, si era mobilitato per tagliare oltre sessantamila persone dal registro degli assistiti da Medicaid nel suo stato. In molti altri stati si è gia puntato a ridurre l’assistenza e comprimere il numero di assistiti, per recuperare su una difficile situazione fiscale lasciata dall’implosione della bolla speculativa dei fine Novanta. Di fronte a milioni di sfollati e a centinaia di migliaia di persone che hanno perso gran parte dei propri beni ci vorrebe una riforma espansiva dello stato sociale. Invece Haley Barbour, grande fundraiser dei repubblicani a Washington, ha chiesto sì aiuto al governo federale per far fronte ai costi di Katrina, ma non desiste nel sostenere ulteriori tagli a Medicaid così come ai buoni mensa per le famiglie povere. E’ chiaro in quale direzione stia andando a finire la ‘grande ricostruzione’; ed infatti Jesse Jackson, leader delle lotte per i diritti civili ha gia` lanciato l’allarme.
Categoria: Risorse, Politica
Luogo: Stati Uniti