16/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I risultati delle vaccinazioni contro il morbillo in Africa sono incoraggianti
bambino africano. Copyright - Who/P. VirotBuone notizie sul morbillo: nei giorni in cui, all’assemblea generale delle Nazioni Unite, verrà fatto un bilancio parziale degli Obiettivi del millennio, i risultati ottenuti contro questa malattia infettiva sembrano buoni, rispetto ad altri ancora deludenti su altri obiettivi. La notizia viene dalla rivista medica The Lancet, che riporta il successo ottenuto dalle campagne di vaccinazione in 19 Paesi africani fra il 2000 e il 2003: una riduzione superiore al 90% dei casi di morbillo. Prima della somministrazione del vaccino il numero medio di infezioni era 164mila l’anno; nel 2003, dopo la campagna, è crollato a 15mila e 600.

Una conferma positiva.
Già all’inizio di marzo 2005 un comunicato dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) faceva ben sperare sul fronte morbillo, annunciando il dimezzamento del numero di morti in 46 Paesi africani. Il lavoro pubblicato su The Lancet si concentra sui risultati ottenuti, sempre in Africa, su un campione più piccolo di nazioni, che a giugno del 2003 hanno completato cicli di vaccinazioni supplementari nei bambini fra i 9 mesi e i 14 anni. “Lo studio ha valutato gli effetti sulla salute pubblica di interventi volti a ridurre la mortalità da morbillo in 19 Paesi: Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Cameroon, Ghana, Kenya, Leshoto, Malawi, Mali, Naminia, Rwanda, Senegal, Sudafrica, Swaziland, Tanzania, Togo, Zambia e Zimbabwe”, spiega a PeaceReporter Hayatee Hasan, del Programma di immunizzazione dell’Oms. In tutto sono stati raggiunti oltre 82 milioni di bambini, più dell’85 per cento della popolazione infantile che dovrebbe ricevere il vaccino. Secondo le stime degli esperti, questo intervento di prevenzione ha salvato la vita, nel solo 2003, a 90mila bimbi, che sarebbero altrimenti morti per il morbillo.

Preparazione di un vaccino. Copyright - Who/P. VirotSforzi comuni. Mac Otten, medico epidemiologo dei Centri per il controllo e la prevenzione della malattia (Centers for Disease Control and Prevention-CDC) statunitensi e a capo della ricerca appena pubblicata, ha sottolineato un altro importante aspetto: “Uno dei messaggi più chiari di questo studio è che le strategie corrette, una collaborazione forte fra organizzazioni e l’investimento di risorse sufficienti possono ridurre rapidamente la mortalità infantile in Africa”. Gli sforzi contro questa malattia infettiva nel continente africano sono stati sostenuti da diverse organizzazioni (Croce Rossa americana, Fondazione delle Nazioni Unite, CDC, Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia-Unicef, Oms), unite nella Measles Initiative (Iniziativa contro il morbillo). Nata nel febbraio del 1991, la Measles Initiative ha lo scopo di porre fine alla strage causata dalla malattia infettiva soprattutto in Africa. Anche Hasan conviene con Mac Otten sul segnale forte che emerge dai dati presentati: è possibile, unendo sforzi e competenze, ottenere risultati significativi e salvare la vita a molti bambini. ”Lo studio fornisce anche le prove dei progressi fatti nei confronti dell’obiettivo globale di dimezzare entro il 2005 (rispetto al 1999) i morti causati dal morbillo”, aggiunge il funzionario dell’Oms.

Bambina africana. Copyright - Who/P. VirotDietro l'esempio dell'Africa.  L’esperienza africana può essere modello e stimolo per ottenere gli stessi risultati positivi in altri Paesi: “Far diventare tutto questo una realtà universale significa progettare servizio di immunizzazione regolare che sia fattibile. L’Oms e i suoi partners stanno collaborando con i diversi Paesi affinché tutto questo diventi realtà” ha commentato Jean-Marie Okwe-Bele, direttore del Dipartimento di immunizzazione, vaccini e ricerca biologica dell’Oms. Infatti, se il morbillo sembra essere sotto controllo nelle Americhe, l’attenzione dell’Oms rimane alta in altre zone del pianeta: “La Measles Initiative sta allargando il suo intervento al Sudest asiatico e alle regioni del pacifico occidentale: fornisce fondi e supporto tecnico, aiuto nella pianificazione degli interventi, rinforzo, oltre a valutare le campagne di immunizzazione”, spiega ancora Hasan. Nel 2003 i casi mortali di morbillo sono stati oltre 500mila, 300mila in meno rispetto al 1999 ma ancora troppi per l’obiettivo del millennio. “Speriamo di essere in grado di fornire i numeri relativi al 2004 alla fine di quest’anno”, conclude Hasan, e la speranza è anche che questi numeri siano ancora in discesa.

 

Valeria Confalonieri

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