15/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Ogm in Argentina. Scompaiono le foreste ma si esporta più soia
Un attivista di Greenpeace contro le ruspe (foto gentilmente concesse da Greenpeace)Chi l’avrebbe mai detto che i famosi gommoni utilizzati da Greenpeace per fermare la mattanza delle balene e dei piccoli esemplari di foca, si sarebbero trasformati  un giorno in potenti motociclette da enduro, del colore dei giaguari, e che avrebbero attraversato,e  magari salvato, le foreste argentine? Beh a dire il vero non è molto importante quale sia il mezzo, ma a che cosa questo serva.
In Argentina, nella regione delle foreste del Chaco, a nord di Buenos Aires, GreenPeace sta svolgendo operazioni molto particolari: con l’aiuto di agili e potenti motociclette cerca di bloccare le ruspe che distruggono la foresta per creare nuovi terreni adatti alla coltivazione della soia.  E a volte ci riesce.
Una c
oltivazione, quella della soia, che per gli stati dell’America Latina è sinonimo di lavoro, guadagno e profitto. Ma anche di sofferenza e devastazione.
 
Attivisti motociclisti (foto gentilmente concesse da Greenpeace)I fatti. Con le loro moto maculate di giallo e nero, i colori del giaguaro (la scelta di colorare le moto e le tute dei motociclisti con il colore del giaguaro non è casuale), che da millenni abita in queste foreste, i sostenitori di GreenPeace si sono dati appuntamento nel Chaco, zona  forestale e dalla grande biodiversità che si trova vicino al confine nord dell’Argentina, per fermare lo scempio della deforestazione.
Dopo un calcolo, purtroppo non approssimativo, si è potuto stabilire che ogni tre minuti, viene distrutta una parte di foresta grande quanto un campo da calcio. Gli uomini di Greenpeace si sono posizionati davanti alle ruspe e hanno bloccato i lavori di deforestazione piazzandosi davanti alle ruspe e in taluni casi, cercando di bloccarne il funzionamento.
Secondo quanto riportato negli ultimi giorni dal responsabile foreste di Greenpeace Italia, Sergio Baffoni: “L'agribusiness della soia si rifiuta di comportarsi in modo responsabile. Di fronte all'immobilità del governo argentino, la deforestazione continua, per fare spazio alla soia transgenica. I nostri attivisti si frappongono tra la foresta e le ruspe per salvare quel che resta di questa selva".
“Tutto il Sud America è un grande bacino di coltivazione della soia e del mais” racconta il responsabile dell’ufficio stampa di Greenpeace Italia, Ferrario. “Fino a poco tempo fa, la bipolarità delle coltivazioni era questa. Ma con delle differenze sostanziali. Il Brasile ad esempio è stato il Paese che non utilizzava semi Ogm, mentre l’Argentina è stato uno dei primi paesi Latinoamericani che ha utilizzato transgenico. Poi inevitabilmente quando si sono esaurite le terre dove tradizionalmente erano istallate le piantagioni di soia, le coltivazioni si sono espanse verso nord. Purtroppo però in queste zone il clima è particolare e la soia non sarebbe mai cresciuta.Così hanno dato il via libera per la coltivazione di soia geneticamente manipolata.
attivisti di greenpeaceSemi OGM. “L’Argentina è stata terreno di conquista per l’industria Monsanto”, tiene a precisare la responsabile dei progetti sugli Ogm, Federica Ferrario. “E’ iniziato otto anni fa con le prime forniture di semi transgenici e adesso siamo arrivati ad avere circa il 98 per cento della soia coltivata transgenica. Tra l’altro scatenando molti altri problemi oltre a quelli già conosciuti come le contaminazioni e le erbe super-infestanti che si stanno formando. Queste erbe hanno assunto la stessa caratteristica di resistenza all’erbicida, che ha la soia transgenica. E questo incrementa l’uso di erbicidi perché ormai non sono più sufficienti i normali dosaggi. Anzi a dire il vero adesso si stanno usando dei veri e propri cockail – continua la Ferrario - di sostanze chimiche diverse fra loro”. Queste operazioni complicano la vita anche per quelle specie animali che riescono a resistere alla deforestazione selvaggia.
 
Conseguenze. Erosione del suolo e scomparsa di animali sono problemi che devono essere affrontati. Con il trattamento Ogm la terra sottratta alla foresta si impoverisce, “Queste sono terre di conquista dei ‘latifondisti’, gli unici che riescono a trarre profitto da questo tipo di coltivazione. Purtroppo però nel corso del tempo si sono verificati anche casi di desplazamiento (spostamento forzato delle famiglie dalla regione). L’ultimo nel mese di luglio, dove un intero villaggio è stato smantellato con tanto di security privata e senza l’intervento dell’esercito.”
Il fattore economico non si sottovaluta. Purtroppo la vendita di questi prodotti non alimenta l‘economia Argentina ma finisce esportata in continenti come l’Europa o la Cina, come mangime per i nostri animali, e i proventi spesso vanno a finire in paradisi fiscali. 
Gli effetti sulle comunità sono altrettanto devastanti. Sempre secondo Greenpeace le piccole comunità di contadini indigeni vengono allontanate in modo coatto dalle loro terre da parte di uomini spalleggiati dalle forze governative. Un metodo che crea ricchezza per pochi potenti, e miseria per le comunità locali, accompagnato da violazioni dei diritti umani, dall'inasprimento dell'effetto serra e della perdita di biodiversità.

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità