Gli Ogm in Argentina. Scompaiono le foreste ma si esporta più soia
Chi l’avrebbe mai detto che i famosi gommoni utilizzati da Greenpeace per fermare la mattanza delle balene e dei piccoli esemplari di foca, si sarebbero
trasformati un giorno in potenti motociclette da enduro, del colore dei giaguari,
e che avrebbero attraversato,e magari salvato, le foreste argentine? Beh a dire
il vero non è molto importante quale sia il mezzo, ma a che cosa questo serva.
In Argentina, nella regione delle foreste del Chaco, a nord di Buenos Aires, GreenPeace sta svolgendo operazioni molto particolari:
con l’aiuto di agili e potenti motociclette cerca di bloccare
le ruspe che distruggono la foresta per creare nuovi terreni adatti alla
coltivazione della soia. E a volte ci riesce.
Una coltivazione, quella della soia, che per gli stati dell’America Latina è sinonimo
di lavoro, guadagno e profitto. Ma anche di sofferenza e devastazione.
I fatti. Con le loro moto maculate di giallo e nero, i colori del giaguaro (la scelta
di colorare le moto e le tute dei motociclisti con il colore del giaguaro non
è casuale), che da millenni abita in queste foreste, i sostenitori di GreenPeace
si sono dati appuntamento nel Chaco, zona forestale e dalla grande biodiversità
che si trova vicino al confine nord dell’Argentina, per fermare lo scempio della
deforestazione.
Dopo un calcolo, purtroppo non approssimativo, si è potuto stabilire
che ogni tre minuti, viene distrutta una parte di foresta grande quanto
un campo da calcio. Gli uomini di Greenpeace si sono posizionati
davanti alle ruspe e hanno bloccato i lavori di deforestazione
piazzandosi davanti alle ruspe e in taluni casi, cercando di bloccarne
il funzionamento.
Secondo quanto riportato
negli ultimi giorni dal responsabile foreste di Greenpeace Italia, Sergio Baffoni:
“L'agribusiness della
soia si rifiuta di comportarsi in modo responsabile. Di fronte all'immobilità
del governo argentino, la deforestazione continua, per fare spazio alla soia transgenica.
I nostri attivisti si frappongono tra la foresta e le ruspe per salvare quel che
resta di questa selva".
“Tutto il Sud America è un grande bacino di
coltivazione della soia e del mais” racconta il responsabile
dell’ufficio stampa di Greenpeace Italia, Ferrario. “Fino a poco tempo
fa, la bipolarità delle coltivazioni era questa. Ma con delle
differenze sostanziali. Il Brasile ad esempio è stato il Paese che non
utilizzava semi Ogm, mentre l’Argentina è stato uno dei primi paesi
Latinoamericani che ha utilizzato transgenico. Poi inevitabilmente
quando si sono esaurite le terre dove tradizionalmente erano istallate
le piantagioni di soia, le coltivazioni si sono espanse verso nord.
Purtroppo però in queste zone il clima è particolare e la soia non
sarebbe mai cresciuta.Così hanno dato il via libera per la coltivazione
di soia geneticamente manipolata.
Semi OGM. “L’Argentina
è stata terreno di conquista per l’industria Monsanto”, tiene a
precisare la responsabile dei progetti sugli Ogm, Federica Ferrario.
“E’ iniziato otto anni fa con le prime forniture di semi transgenici e
adesso siamo arrivati ad avere circa il 98 per cento della soia
coltivata transgenica. Tra l’altro scatenando molti altri problemi
oltre a quelli già conosciuti come le contaminazioni e le erbe
super-infestanti che si stanno formando. Queste erbe hanno assunto la
stessa caratteristica di resistenza all’erbicida, che ha la soia
transgenica. E questo incrementa l’uso di erbicidi perché ormai non
sono più sufficienti i normali dosaggi. Anzi a dire il vero adesso si
stanno usando dei veri e propri cockail – continua la Ferrario - di sostanze chimiche diverse fra loro”. Queste operazioni complicano la vita
anche per quelle specie animali che riescono a resistere alla deforestazione selvaggia.
Conseguenze. Erosione del suolo e scomparsa di animali sono problemi che devono essere affrontati.
Con il trattamento Ogm la terra sottratta alla foresta si impoverisce, “Queste
sono terre di conquista dei ‘latifondisti’, gli unici che riescono a trarre profitto
da questo tipo di coltivazione. Purtroppo però nel corso del tempo si sono verificati
anche casi di desplazamiento (spostamento forzato delle famiglie dalla regione). L’ultimo nel mese di luglio,
dove un intero villaggio è stato smantellato con tanto di security privata e senza
l’intervento dell’esercito.”
Il fattore economico non si sottovaluta. Purtroppo la vendita di questi prodotti
non alimenta l‘economia Argentina ma finisce esportata in continenti come l’Europa
o la Cina, come mangime per i nostri animali, e i proventi spesso vanno a finire
in paradisi fiscali.
Gli effetti sulle comunità sono altrettanto devastanti. Sempre secondo Greenpeace
le piccole comunità di contadini indigeni vengono allontanate in modo coatto dalle
loro terre da parte di uomini spalleggiati dalle forze governative. Un metodo
che crea ricchezza per pochi potenti, e miseria per le comunità locali, accompagnato
da violazioni dei diritti umani, dall'inasprimento dell'effetto serra e della
perdita di biodiversità.