Scritto per noi da
Alessandro Orrù

Il
giorno di ferragosto Peter Murnane, un frate dominicano di 65
anni, è partito per un pellegrinaggio da Camberra, la capitale
del paese, per festeggiare ufficialmente il 40esimo anniversario
della data in cui è entrato a far parte del suo ordine religioso. La
meta del suo viaggio lungo quasi 2700 chilometri, è Uluru,
conosciuta anche con il nome di "Ayers Rock", luogo sacro per i nativi,
nel centro geografico dell'Australia. L'intenzione è quella di
portare un messaggio di "pace e riconciliazione" alle comunità
aborigene che attraverserà e chiedere scusa per la politica dei passati
governi nei loro confronti, sarà accompagnato nel suo
viaggio da altri sei ciclisti. "Il viaggio - ha dichiarato il religioso
al momento della partenza - ci aiuterà a guardare più in profondo alle
terribili ingiustizie subite dal 1788 dal popolo aborigeno, capire
perchè sono stati cacciati dalla loro terra".
Entrare senza bussare in casa d'altri. Quando alla fine del diciottesimo secolo la Gran Bretagna
fondò la prima colonia penale in Australia è probabile che ci vivessero
circa 700mila aborigeni, nel 1830 ne erano sopravvissuti soltanto
ottantamila: il contatto tra i coloni e nativi australiani portò alla
loro decimazione a causa delle malattie, degli omicidi e
dell'espropriazione delle terre. Molte tradizioni linguistiche e
culturali uniche furono irrimediabilmente perse. Progressivamente tutto
il quinto continente fu colonizzato in base al principio giuridico
della "Terra di nessuno": non riconoscendo agli aborigeni la proprietà
dei luoghi in cui vivevano nessuno poteva essere accusato di rubare
loro qualcosa. Anche dopo la dichiarazione d'indipendenza dall'impero
britannico agli inizi del '900 gli aborigeni rimasero ai margini della
nuova nazione e non fu loro riconosciuto lo status di cittadini fino al
1967. Tra il 1930 ed il 1970, stando ai dati di una sottocommissione di
Stato pubblicati nel 1997, almeno 100mila bambini aborigeni sono stati
sottratti alle famiglie per essere dati in affido a famiglie di
bianchi: l'intenzione delle autorità era quella di privarli della
propria identità culturale nella speranza che ciò avrebbe portato
benefici per il paese. L'operazione fu condotta con la forza ed in
grande scala giungendo all'attenzione internazionale solo nei tardi
anni '90: a tutti coloro che furono strappati alla loro famiglia
naturale venne dato il nome di "Generazione rubata". Il tasso di
delinquenza degli aborigeni di sesso maschile sradicati a forza dalle
loro radici è quasi il doppio di quello degli altri cresciuti nelle
loro famiglie. Altrettanto superiore alla media è la dipendenza da
droghe e alcool. Alcuni Stati federali e la Chiesa evangelica hanno
presentato per tutto questo scuse ufficiali.
Anche oggi. La situazione attuale è profondamente condizionata da due
secoli di maltrattamenti che hanno lasciato vivi ricordi nelle comunità
indigene sopravvissute. La speranza di vita delle popolazioni aborigene
risulta essere di circa venti anni inferiore alla media nazionale e la
malnutrizione, la sifilide e la lebbra causano ancora numerose vittime.
La percentuale dei disoccupati in queste comunità è del 38%, a fronte
di un tasso di disoccupazione nazionale del 9%. Se agli inizi degli
anni '90 era stato riconosciuto agli aborigeni il riconoscimento delle
proprie pretese sulle terre di tradizionale insediamento, con una nuova
legge nel 1998 il governo Howard ha dichiarato le rivendicazioni
territoriali aborigene secondarie e subordinate agli interessi degli
allevatori bianchi e delle società minerarie. Nel maggio del 2000, dopo
dieci anni di dialogo tra Stato, Chiese ed associazioni per i diritti
umani in seno ad una commissione per gli aborigeni, il governo pubblicò
un documento conclusivo dove nessuna richiesta fondamentale delle
comunità dei nativi australiani veniva accolta: non veniva riconosciuto
loro il diritto alla proprietà delle terre circostanti agli insediamenti ed il
diritto di
partecipazione alle decisioni politiche che li riguardavano. Nessuna
traccia delle tanto attese scuse per i passati crimini: indignati, i
rappresentanti aborigeni non parteciparono alla cerimonia conclusiva.

Una lotta partita da lontano. Non è un caso che il pellegrinaggio di Frate Murnane sia iniziato
proprio nel parco davanti al parlamento australiano dove dal 1972 sorge
l'"Aboriginal Tent Embassy", l' "Ambasciata della tenda aborigena" che
fu piantata per ospitare i numerosi attivisti civili che
protestavano contro le politiche governative nei confronti dei nativi e
che aspettavano di essere ricevuti dal Parlamento australiano. Dopo più
di trent'anni la tenda è ancora lì, malgrado le autorità i primi anni
abbiano più volte tentato di smantellarla ed è sopravvissuta al tempo e
malgrado il suo aspetto precario. Nel 1987 "l'ambasciata" è stata
riconosciuta monumento nazionale, l'unico edificio aborigeno cui sia
stato finora riconosciuto questo titolo.