15/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un frate pedala attraverso il suo paese portando un messaggio di fratellanza
Scritto per noi da
Alessandro Orrù
 
Peter Murnane, sta compiendo il pellegrinaggio attraverso l'AustraliaIl giorno di ferragosto Peter Murnane, un frate dominicano di 65 anni, è partito per un pellegrinaggio da Camberra, la capitale del paese, per festeggiare ufficialmente il 40esimo anniversario della data in cui è entrato a far parte del suo ordine religioso. La meta del suo viaggio lungo quasi 2700 chilometri, è Uluru, conosciuta anche con il nome di "Ayers Rock", luogo sacro per i nativi, nel centro geografico dell'Australia. L'intenzione è quella di portare un messaggio di "pace e riconciliazione" alle comunità aborigene che attraverserà e chiedere scusa per la politica dei passati governi nei loro confronti, sarà accompagnato nel suo viaggio da altri sei ciclisti. "Il viaggio - ha dichiarato il religioso al momento della partenza - ci aiuterà a guardare più in profondo alle terribili ingiustizie subite dal 1788 dal popolo aborigeno, capire perchè sono stati cacciati dalla loro terra".
 
Ayers Rock, meta del pellegrinaggio e luogo sacro per gli aborigeniEntrare senza bussare in casa d'altri. Quando alla fine del diciottesimo secolo la Gran Bretagna fondò la prima colonia penale in Australia è probabile che ci vivessero circa 700mila aborigeni, nel 1830 ne erano sopravvissuti soltanto ottantamila: il contatto tra i coloni e nativi australiani portò alla loro decimazione a causa delle malattie, degli omicidi e dell'espropriazione delle terre. Molte tradizioni linguistiche e culturali uniche furono irrimediabilmente perse. Progressivamente tutto il quinto continente fu colonizzato in base al principio giuridico della "Terra di nessuno": non riconoscendo agli aborigeni la proprietà dei luoghi in cui vivevano nessuno poteva essere accusato di rubare loro qualcosa. Anche dopo la dichiarazione d'indipendenza dall'impero britannico agli inizi del '900 gli aborigeni rimasero ai margini della nuova nazione e non fu loro riconosciuto lo status di cittadini fino al 1967. Tra il 1930 ed il 1970, stando ai dati di una sottocommissione di Stato pubblicati nel 1997, almeno 100mila bambini aborigeni sono stati sottratti alle famiglie per essere dati in affido a famiglie di bianchi: l'intenzione delle autorità era quella di privarli della propria identità culturale nella speranza che ciò avrebbe portato benefici per il paese. L'operazione fu condotta con la forza ed in grande scala giungendo all'attenzione internazionale solo nei tardi anni '90: a tutti coloro che furono strappati alla loro famiglia naturale venne dato il nome di "Generazione rubata". Il tasso di delinquenza degli aborigeni di sesso maschile sradicati a forza dalle loro radici è quasi il doppio di quello degli altri cresciuti nelle loro famiglie. Altrettanto superiore alla media è la dipendenza da droghe e alcool. Alcuni Stati federali e la Chiesa evangelica hanno presentato per tutto questo scuse ufficiali.

John Howard è tuttora il primo ministro autralianoAnche oggi. La situazione attuale è profondamente condizionata da due secoli di maltrattamenti che hanno lasciato vivi ricordi nelle comunità indigene sopravvissute. La speranza di vita delle popolazioni aborigene risulta essere di circa venti anni inferiore alla media nazionale e la malnutrizione, la sifilide e la lebbra causano ancora numerose vittime. La percentuale dei disoccupati in queste comunità è del 38%, a fronte di un tasso di disoccupazione nazionale del 9%. Se agli inizi degli anni '90 era stato riconosciuto agli aborigeni il riconoscimento delle proprie pretese sulle terre di tradizionale insediamento, con una nuova legge nel 1998 il governo Howard ha dichiarato le rivendicazioni territoriali aborigene secondarie e subordinate agli interessi degli allevatori bianchi e delle società minerarie. Nel maggio del 2000, dopo dieci anni di dialogo tra Stato, Chiese ed associazioni per i diritti umani in seno ad una commissione per gli aborigeni, il governo pubblicò un documento conclusivo dove nessuna richiesta fondamentale delle comunità dei nativi australiani veniva accolta: non veniva riconosciuto loro il diritto alla proprietà delle terre circostanti agli insediamenti ed il diritto di partecipazione alle decisioni politiche che li riguardavano. Nessuna traccia delle tanto attese scuse per i passati crimini: indignati, i rappresentanti aborigeni non parteciparono alla cerimonia conclusiva.
 
L' "Ambasciata della tenda aborigena" davanti al Parlamento
Una lotta partita da lontano. Non è un caso che il pellegrinaggio di Frate Murnane sia iniziato proprio nel parco davanti al parlamento australiano dove dal 1972 sorge l'"Aboriginal Tent Embassy", l' "Ambasciata della tenda aborigena" che fu piantata  per ospitare i numerosi attivisti civili che protestavano contro le politiche governative nei confronti dei nativi e che aspettavano di essere ricevuti dal Parlamento australiano. Dopo più di trent'anni la tenda è ancora lì, malgrado le autorità i primi anni abbiano più volte tentato di smantellarla ed è sopravvissuta al tempo e malgrado il suo aspetto precario. Nel 1987 "l'ambasciata" è stata riconosciuta monumento nazionale, l'unico edificio aborigeno cui sia stato finora riconosciuto questo titolo. 
Categoria: Bambini, Politica, Popoli
Luogo: Australia