Come ogni mattina, centinaia di abitanti di Baghdad si sono
svegliati presto. La guerra cambia le abitudini di vita. Rende nemica
anche la notte. L'acqua corrente non c'è in molte zone della città così
come manca l'elettricità. Ma, dopo due anni e mezzo di guerra, gli
iracheni si sono
abituati alle cose che mancano. Quello a cui non possono abituarsi è la
mancanza di un lavoro, perchè significa non avere il pane da dare ai
propri
figli. E si ha fame anche dopo essere stati 'liberati'.
Sempre loro. Tutti i vari Walid, Karim, Abdul, Ali,
Mohammed e tanti altri padri di famiglia scendono in strada e si dirigono, come
ogni mattina, verso piazza Uruba, nel quartiere sciita di Kathimi.
Magari,
come è facile immaginare, hanno poca voglia di parlare, sono un po'
infreddoliti e affamati. Ma bisogna andare a lavorare per garantire la
sopravvivvenza alle proprie famiglie e piazza Uruba è un buon posto, perchè ci
sono quelli che procurano lavoro ai muratori.
Le guerre, tutte le guerre, portano fame e
miseria ai vari Walid, Karim, Abdul, Ali, Mohammed e alle loro famiglie, ma
arricchiscono anche tante persone. Ed è nelle piazze che si trovano alcune di
queste tipologie
'd'imprenditori di guerra', sorta di procacciatori di lavoro che arrivando in
piazza guardano i vari Walid, Karim,
Abdul, Ali, Mohammed e, come nel mercato degli schiavi di tanti anni fa (ma
in tanti posti in giro per il mondo è ancora
così), osservano i padri di famiglia, ne valutano la forza delle braccia come
un allevatore guarda le vacche da acquistare e offre una giornata di lavoro per
quattro soldi.
Questo avviene ogni giorno a Baghdad e in tutto l'Iraq
'liberato'. Ma non stamattina. Walid, Karim, Abdul, Ali, Mohammed non
avevano tenuto conto che anche un giovane martire partiva da casa sua o dal
suo rifugio per andare a fare la sua guerra santa. Quest'uomo, probabilmente
un disoccupato come loro, ha fatto la sua preghiera, ha indossato la sua
cintura esplosiva ed è partito alla volta di piazza Uruba. Quando ci è arrivato
ha aumentato la velocità, secondo il racconto dei testimoni oculari, e ha
puntato dritto sul gruppo di
Walid, Karim, Abdul, Ali, Mohammed che aspettavano un ingaggio per sfamare le
loro famiglie.
Il kamikaze si fa esplodere: le prime stime parlano di 149 morti
e 120 feriti. Sono tutti i Walid, Karim,
Abdul, Ali, Mohammed che non andranno a lavorare oggi, non torneranno a casa e
non sfameranno più le loro famiglie.
Terrore a domicilio. Quando arriva la guerra nessun
posto è sicuro, neanche la propria casa. Lo sa bene la famiglia Taneem, del
villaggio di Tajee, a circa 40 chilometri da Baghdad. Nel cuore della notte,
come nei peggiori film che non si capisce mai se denunciano o osannano la
violenza, un commando armato fino ai denti e, secondo i testimoni oculari, a
volto coperto, è arrivato nel villaggio. Cercavano proprio loro, la famiglia
Taneem.
Hanno fatto irruzione in tutte le case dove vivevano membri di queste
famiglie, trascinandone fuori i componenti maschi. Come nei rastrellamenti
nazisti. Mogli e figli guardavano attoniti mentre i padri e i mariti venivano
trascianti via e caricati, legati e bendati, sui furgoni del commando. Secondo
le prime ricostruzioni sono stati portati poco fuori dal villaggio e, come nel
selvaggio West, giustiziati a sangue freddo. Tutti. Alla fine sono 17 gli uomini della famiglia Taneem che sono
stati ritrovati stamattina con una pallottola in testa. Le loro famiglie sono
rimaste sole adesso, a cercare di sopravvivvere.
Questo,
le piazze insanguinate di Baghdad, le famiglie sterminate, la fame, i
bombardamenti che radono al suolo le città, i mercati spazzati via
dalle cinture al tritolo, alcuni lo chiamano portare democrazia e
libertà. Altri guerra santa.
Noi lo chiamiamo guerra. Che da
decenni oramai si fa contro i civili. Da una parte e dall'altra. Quei
civili che qualcuno chiama effetti collaterali. E qualcuno ha
il coraggio di chiamare tutto questo 'liberazione o guerra santa'. Bisognerebbe
solo vergognarsi, per Walid,
Karim, Abdul, Ali, Mohammed.