13/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Reni, cornee, pelle: come il regime cinese lucra sul corpo dei condannati a morte
Wang GuoqiIl medico militare cinese Wang Guoqi arrivò negli Stati Uniti il 30 aprile 2001, con un passaporto falso pagato 550 dollari. Aveva 38 anni, un passato ingombrante alle spalle e il terrore di essere perseguitato dal regime cinese.
La prima cosa che fece fu di rivolgersi ad Harry Wu, il paladino dei dissidenti politici cinesi. Questi, detenuto 19 anni in un gulag cinese, riuscì a sua volta a fuggire  negli Usa, dove fondò la Laogai Research Foundation, per far luce sul sistema repressivo cinese.
Grazie a lui, il medico Wang potè rendere nota al mondo l'aberrante pratica cui in Cina venivano sottoposti i condannati a morte uccisi dal regime, ai quali venivano prelevati gli organi che venivano poi venduti negli ospedali militari.
Una pratica perpetuata per anni, che il Guardian ha riproposto ieri in una nuova, orribile variante: l'utilizzo del tessuto epiteliale per realizzare prodotti da vendere all'industria cosmetica europea.
Il medico Wang Guoqi era uno degli 'addetti'  al prelievo. Tre mesi dopo il suo arrivo negli Usa, si trovò davanti ai membri del Congresso a raccontare come avveniva il prelievo.
Entro pochi minuti dalla morte, ai deceduti giustiziati con un colpo di pistola venivano estratti reni, cornee, pelle. I soldati venivano pagati fino a 40 dollari per detenuto. Un rene poteva fruttare fino a 30mila dollari. Wang raccontò di aver preso parte ad oltre un centinaio di espianti.
 
Harry WuDettagli raccapriccianti. "Asportavo pelle e cornee - si legge nella testimonianza resa ai parlamentari Usa nel 2001 - dalle vittime. In un paio di occasioni le persone  venivano lasciate in vita intenzionalmente perché gli organi non si deteriorassero".
Spesso accadeva che, prima dell'esecuzione, al condannato venissero prelevati campioni di sangue per verificare se era compatibile col futuro ricevente. Nessuno dei detenuti ne era a conoscenza. Nessuno avrebbe volontariamente acconsentito all'espianto. In Cina il corpo è ritenuto sacro, e il consenso al prelievo è assai raro.
Secondo il settimanale tedesco 'Stern', tra il 1960 e il 2000 sono avvenuti solo 35mila trapianti di reni in Cina. In una circostanza, Wang si trovò costretto a prelevare la pelle di un detenuto mentre il suo cuore palpitava ancora. Fu allora che decise di fuggire negli Usa, dove trovò Harry Wu. "Non sappiamo quante esecuzioni hanno avuto luogo - ha raccontato Wu a PeaceReporter - da quando, nel '49, il Partito Comunista è salito al potere. Nessuna di queste è stata mai resa pubblica. Partiamo da due dati. Primo: Amnesty International stima che le esecuzioni siano 6mila all'anno. Secondo: il Chinese Medical Journal stima che i tre principali ospedali in Cina, due dei quali militari, realizzino ogni anno mille trapianti. Questo ufficialmente, ma in realtà sono molti di più. Il terzo dato è che in Cina la gente è assai restìa alle donazioni, e che non esiste un centro nazionale che coordina i trapianti. Allora, da dove vengono questi organi? In Cina è legale espiantare organi dai condannati a morte, e molto spesso sono persone che vanno al patibolo senza processo. E' il governo che consente all'ambulanza di raggiungere il luogo dell'esecuzione per rimuovere gli organi. E l'ospedale è pubblico, i medici sono dipendenti pubblici. I cimiteri sono pubblici. Tutta la procedura è controllata dal governo. Quindi - prosegue Wu - lo stesso governo condanna a morte senza processo e poi decide di espiantare gli organi per lucrare sul corpo dei detenuti morti".
 
Una condannata a morteCinquantamila dollari per un rene. Quanto può costare un rene? "Fino a 50mila dollari, dipende dall'ospedale, e dal paziente. Se si è stranieri costa di più. Il prezzo include tutto, operazione compresa". Non si può chiedere chi è il donatore? "Il medico risponde che 'per legge non si può, ma la qualità è comunque garantita'". Un articolo del Guardian ieri riportava che la pelle dei detenuti viene venduta per produrre collagene per l'industria cosmetica. "Sono vent'anni che avviene, è una pratica che non si è mai interrotta". Lei è stato in prigione per molto tempo in Cina. "Diciannove anni. Se fossi stato condannato la mia famiglia probabilmente non sarebbe venuta a reclamare il mio corpo, perché agli occhi del regime chi non rinnega le azioni del congiunto è oggetto di biasimo da parte della società". Ma se il familiare del detenuto ucciso volesse comunque il corpo? "Non glielo darebbero. Per legge, i cadaveri dei detenuti vengono sempre cremati. Così ogni traccia dei misfatti scompare per sempre".

Luca Galassi

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