13/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre bombardano Tall Afar, al Qaim diventa un regno islamico
La città di Tall Afar, vicino al confine con la Siria, è deserta. Il 90% dei suoi abitanti ha lasciato le case per sfuggire alla violenta offensiva lanciata dall’esercito Usa insieme alla Guardia Nazionale irachena e alcune truppe Pesh Merga. 8500 soldati sono schierati nell’area dal 2 di settembre, ma la fase conclusiva dell’attacco è iniziata solo il 10. Fonti dell’esercito Usa calcolano che nella città, dal 26 agosto a oggi, siano morti circa 200 “combattenti nemici” e siano stati arrestati 236 sospetti. Sette soldati e sei civili sarebbero morti nell'operazione.
 
Armi chimiche? Due giorni prima dell’inizio del raid conclusivo la popolazione di Tall Afar, composta in prevalenza da turcomanni sunniti, si era rivolta alla comuità internazionale perché chiedesse alle forze della coalizione di fermare i bombardamenti sulla città. Testimonianze di residenti riportano persino che le forze statunitensi avrebbero fatto uso di gas tossici e bombe chimiche, medici della mezzaluna rossa avrebbero confermato, raccontando di 170 persone ricoverate per avvelenamento all’ospedale di Mosul e Ba’al. La gente ha dovuto abbandonare in tutta fretta le proprie abitazioni, con elicotteri della coalizione o con le proprie auto. Ma anche uscire dalla città non era privo di rischi, visto che a presidiare i confini si trovavano i check point delle milizie Badr dello Sciri (Il consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica), col compito di interrogare ogni uomo maggiorenne e arrestare i sospetti. Molti abusi sono stati segnalati anche da parte loro. Alcune famiglie sono state portate a Mosul, ma per la maggioranza la destinazione sono stati i campi profughi allestiti nei sobborghi. Campi in cui pare ci siano gravi carenze di acqua, cibo e medicinali. La mezzaluna rossa turca ha confermato la crisi degli sfollati sostenendo che si tratta di circa settemila persone e hanno mandato cinque camion di aiuti verso le aree colpite.
 
Città fantasma. Per protestare contro la violenza dell’attacco contro i ribelli, ma anche contro la città, il sindaco di Tall Afar, il sunnita Mohamed Rashid si è dimesso. Del tutto diverso il tono del ministro della Difesa Iracheno Sadun al Dulaimi il quale, annunciando la prosecuzione dell’operazione in altre città, si è scagliato contro “tutti coloro che hanno dato riparo ai terroristi. Devono smettere, cacciarli via –ha intimato- altrimenti taglieremo loro le mani, la testa e la lingua come abbiamo fatto a Tall Afar”. Le truppe della coalizione hanno bombardato pesantemente la città perché inizialmente non erano riuscite a penetrarvi a causa della strenua resistenza armata, ma una volta entrate si sono trovati in un centro abitato fantasma. I militari si aspettavano di trovare oltre 500 miliziani, asserragliati nel quartiere sunnita di Sarai, ma di loro sono rimaste solo le tracce: diversi depositi di armi e due tunnel, attraverso i quali avrebbero lasciato la città. La situazione dopo il raid è stata paragonata con la distruzione di Falluja, ma la stessa Tall Afar era stata obbiettivo di pesanti bombardamenti anche nell’agosto dello scorso anno, quando centinaia di persone erano rimaste uccise e migliaia di altre avevano dovuto fuggire prima che la coalizione dichiarasse la città sicura. Questa volta sarà diverso –ha dichiarato il ministro della Difesa Dulaimi- “dopo aver ripulito la città non lasceremo che i terroristi facciano ritorno.” E lunedì, a sottolineare il controllo acquisito, il premier iracheno al Jaafari si è ercato in visita a Tall Afar. Poche ore dopo, l'Esercito Islamico in Iraq annunciava di aver posto una taglia di 100 mila dollari sulla vita del Premier. 
 
Il regno islamico di al Qaim. Mentre prosegue l’offensiva contro le roccaforti ribelli della regione nord occidentale del Paese, poco più a sud, sempre vicino al confine siriano, un’altra città si trova in balia dei guerriglieri di Ansar al Sunna. A partire dal 6 settembre infatti, diversi media hanno riportato la notizia secondo cui militanti fedeli ad Abu Mussab al Zarqawi avrebbero preso il controllo della città sunnita di al Qaim. All’interno avrebbero imposto la legge islamica e da giorni starebbero cacciando e uccidendo sospetti collaborazionisti e infedeli. Parte della popolazione ha lasciato la città, ma la presenza delle truppe americane tutto attorno ha reso anche la fuga oltremodo pericolosa. Secondo Ammar Al-Shahbander, direttore dell’Institute for War and Peace Reporting (Iwpr), i miliziani hanno potuto prendere il controllo sulla città grazie ad un accordo con una delle tribù locali. Il giornalista racconta anche che all’ingresso del centro abitato è stato posto il segnale “Islamic Kingdom of Qaim”.  

Naoki Tomasini

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