12/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



In Oman sono sempre di più le donne che ricoprono un ruolo importante
qaboos bin said, sultano dell'omanSherifa ben Khalfane ben Nasser al-Yahiyaia è una donna importante in Oman. Non per il suo nome altisonante, di cui quasi tutti fanno sfoggio da quelle parti, ma perché è il ministro per lo Sviluppo Sociale del suo Paese dalla fine di ottobre 2004. Sherifa si aggiunge alle altre due donne ministri dell’Oman. A qualcuno questa potrà non sembrare una grande novità, ma tre donne titolari di un dicastero in una parte del mondo in cui solo in tre paesi l’altra metà del cielo ha diritto di voto sono un evento, eccome.
 
Le donne in Oman. La nomina di Sherifa segue quelle di Rajiha ben Abdel Amir ben Ali a ministro del Turismo del 9 giugno del 2004 e quella di Rawya ben Saoud al-Bossaidi che nel marzo del 2004 aveva ricevuto la nomina a ministro dell’Istruzione superiore. La piccola monarchia dell’Oman è un modello in questo senso. Nel marzo del 2003 un'altra donna, Aicha ben Khalfan ben Jamil al-Siyabi, è stata nominata Presidente dell’Autorità dell’Artigiananto, una specie di Confindustria nostrana di uno dei settori chiave dell’economia dell’Oman, l’artigianato appunto.
Sempre la scorsa primavera ben cinque giudici donna sono diventate procuratori della magistratura del Paese e una laureata in ingegneria è entrata per la prima volta nella storia nel gruppo tecnico della compagnia aerea di bandiera Oman Air.
Questo non accade per caso: l’Oman è stato il primo Paese del Golfo a concedere il diritto di voto e il diritto all’eleggibilità alle donne, nel 1994. Poco dopo il suo esempio è stato seguito da Qatar e Bahrain. In quest’ultimo Paese c’è una donna che ricopre l’incarico di ministro della Sanità.
Molto positivo, ma non è tutto oro quel che luccica. Nell’ottobre del 2003 si votava in Oman per il rinnovo del Consiglio Consultivo, eletto per la prima volta nella storia a suffragio universale. Ben 15 le donne candidate. Elette solo due però. Questo significa che evidentemente la società civile dell’Oman non è ancora completamente pronta a questa svolta epocale.
 
veduta di muscat, capitale dell'omanLa politica interna. La politica vera, quella delle decisioni importanti, resta saldamente nelle mani del Sultano. Il sistema bicamerale che regge il Paese prevede una Camera eletta dal popolo e una Camera nominata dal Primo Ministro che è il Capo di Stato. In realtà le due Camere hanno un potere puramente consultivo.
Nelle mani del monarca si concentrano il potere legislativo, quello giudiziario e quello esecutivo. Dal punto di vista dei parametri occidentali si grida allo scandalo, ma da queste parti il sistema funziona, se il capo carismatico gode del sostegno popolare.
Qaboos bin Said, il sultano al potere dal 1970, è un uomo così. Il monarca ha fatto digerire a tutta la popolazione una durissima politica di privatizzazioni nel campo delle telecomunicazioni e delle fonti energetiche. Il passaggio più duro è stato certamente quello dell’ingresso dei capitali stranieri.
Con piccoli accorgimenti tipo quello di obbligare le imprese straniere che entrano in possesso di aziende privatizzate di assumere come manodopera per almeno 5 anni solo cittadini dell’Oman. Il Sultano non teme più di tanto un ridimensionamento del suo patrimonio, visto e considerato che i proventi del greggio sono totalmente suoi.
 
Il giusto mezzo. Allo stesso modo Qaboos gestisce le tensioni interne, dovute alla donne beduine artgiane in oman difficilissima congiuntura internazionale. Se da un lato il sultanato controlla vigorosamente l’economia del Paese, dall’altro non manca di reinvestire gli utili del petrolio in infrastrutture che da un lato attirano capitali stranieri e dall’altro appagano la popolazione locale. Stesso criterio utilizzato con le eventuali tensioni di natura religiosa.
La maggioranza della popolazione dell’Oman è musulmana di confessione Ibadhi, che professa una visione tollerante dell’Islam. Persiste comunque una forte minoranza sunnita, molto più legata a una visione rigida dei precetti coranici. Il Sultano riesce a far convivere i due aspetti. Da un lato mantiene le tradizioni, dall’altro riesce a far passare riforme che in altri paesi della zona sono impensabili.
Un Sultano vero insomma, un uomo capace di non farsi mancare nulla, di controllare il suo regno con fermezza, ma che allo stesso tempo ha fatto dell’apertura alla modernità un punto d’onore del suo regno. Sherifa, Rawya e Aicha ringraziano. Di aver avuto la possibilità di dimostrare ai loro connazionali quanto può valere una donna.

Christian Elia

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