Ancora in strada a protestare per i proventi derivati dalla vendita del gas. Ad un passo dalle elezioni presidenziali
Una nuova ondata di proteste sta attraversando da qualche giorno le strade dei
centri abitati di tutto il Paese. Da La Paz fino a Cochabamba, passando per Sucre
e arrivando a Santa Cruz. La Bolivia non cessa di far parlare di sè quando si tratta di idrocarburi.Si alzano forti le proteste dei sindaci dei comuni e dei rappresentanti delle
università, che chiedono di ricevere parte delle riscossioni tributarie statali
provenienti dalla vendita degli idrocarburi.
I fatti. I comuni, ma anche le università, richiedono al governo boliviano che i proventi
dell’Imposta Diretta sugli Idrocarburi, (rispettivamente il 20 e il 5 per cento
del totale annuo, legge del maggio scorso), vengano ridistribuiti. Il totale delle
imposte dovrebbe aggirarsi sui 100 milioni di dollari ma il governo pretende che
ne siano ridistribuiti solo 50, altrimenti le casse statali, che non godono certamente
di ottima salute, cadrebbero in un deficit piuttosto imbarazzante, considerando
che il deficit programmato fino alla fine dell’anno è del 5.2 per cento e che
devono essere pagati gli stipendi a tutti i funzionari statali: dai poliziotti
agli insegnanti e così via. Comunque uno dei fattori importanti è dover mantenere
il rapporto Pil/Pib al di sotto di un certo limite altrimenti non vengono versati
alla Bolivia i prestiti "umanitari" del Fmi e del Bm. Dello stesso avviso il nostro corrispondente da Cochabamba Mirko, che racconta: “Esiste
da qualche tempo una nuova legge sugli idrocarburi che ha aperto scenari di protesta
che potrebbero causare disagi enormi, soprattutto fra sindaci e universitari.
Però effettivamente qui siamo abituati. Ci sono i soliti blocchi stradali, le
solite manifestazioni di protesta, gli scioperi della fame", racconta Mirko che
si occupa di progetti sociali nelle carceri boliviane, "la cosa veramente particolare
è che anche moltissimi sindaci (gli stessi che si opponevano anche con la forza
ai blocchi stradali e agli scioperi dei mesi scorsi) adesso sono scesi in piazza
e hanno iniziato a partecipare ai blocchi stradali tanto che la gente si è chiesta:
ma questi non erano gli stessi durante la "guerra del gas" cercavano di tenere
a bada la folla anche con metodi piuttosto forti? Ad esempio come accade a Cochabamba, isolata da sabato scorso per effetto di
un blocco stradale che ha interessato diverse vie di comunicazione e messo in
atto dai rappresentanti dei municipi boliviani. Solo in questa zona centrale della
nazione però si sono concentrati i blocchi stradali considerando che esiste solo
una strada molto trafficata e dalla carreggiata molto stretta. Queste proteste sono il primo vero grattacapo per Eduardo Rodriguez da quando,
dopo la rinuncia di Carlos Mesa, ha assunto l’incarico presidenziale nel giugno
scorso. E adesso deve traghettare il paese fino alle elezioni del prossimo dicembre.
Fra poco la partita delle elezioni. Insomma sembra che gli idrocarburi siano il vero tormento dei boliviani. Boliviani
che sono bravissimi a protestare e che in periodo pre-elettorale serve a fare
ancora più rumore.
Le elezioni sono alle porte e sembra, mai come in questo caso, che ci sia una
confusione totale a livello politico. Evo Morales, leader del Movimento al Socialismo è, insieme all’ex presidente Josè Quiroga di Podemos, in testa ai sondaggi pre-elettorali. Che Morales abbia i favori dell’elettorato
è fuori da ogni dubbio. Lui rappresenta, nel bene e nel male, tutta la popolazione
indigena formata da Aymara, Quechua e Guaranì. Lo stesso Evo Morales rappresenta
anche i Sin Terra, mentre l’ex Quiroga (uomo pare legato all'ex presidente Gonzalo
Sanchez de Losada) può contare sul fatto che durante la “guerra del gas” ha curato
solo i suoi interessi privati ma lo ha fatto defilandosi nel momento delle proteste
popolari, non entrando nelle polemiche che hanno preceduto le dimissioni di Carlos
Mesa.
Asse del male. Il vantaggio, nei sondaggi, di Evo Morales ha scatenato la reazione del sottosegretario
di stato Usa per gli affari interamericani Roger Noriega, che ha affermato di
avere “prove inequivocabili” che Morales è a tutti gli effetti finanziato da Fidel
Castro e Hugo Chavez equindi rientra di diritto in quella che chiamano ‘l’asse
del male’.
Tagliato fuori dalla competizione elettorale il Mir, Movimento Izquirda Revolucionaria, partito che negli ultimi 25 anni, ha governato o fatto parte delle coalizioni
di governo. Questa volta non presenteranno nessun candidato.
Sono due quindi i giocatori più conosciuti di questa partita. Da un lato Morales
e dall’altro Quiroga. Entrambi, nei sondaggi, hanno percentuali di voto intorno
al 22 per cento. In caso di testa a testa sarà il Parlamento a decidere chi avrà
l’incarico presidenziale. E, visto che siamo in Bolivia, tutto può accadere.