13/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora in strada a protestare per i proventi derivati dalla vendita del gas. Ad un passo dalle elezioni presidenziali
 
 
Una nuova ondata di proteste sta attraversando da qualche giorno le strade dei centri abitati di tutto il Paese. Da La Paz fino a Cochabamba, passando per Sucre e arrivando a Santa Cruz.
La Bolivia non cessa di far parlare di sè quando si tratta di idrocarburi.Si alzano forti le proteste dei sindaci dei comuni e dei rappresentanti delle università, che chiedono di ricevere parte delle riscossioni tributarie statali provenienti dalla vendita degli idrocarburi.
 
Il leader del Mas, Evo Morales
I fatti
. I comuni, ma anche le università, richiedono al governo boliviano che i proventi dell’Imposta Diretta sugli Idrocarburi, (rispettivamente il 20 e il 5 per cento del totale annuo, legge del maggio scorso), vengano ridistribuiti. Il totale delle imposte dovrebbe aggirarsi sui 100 milioni di dollari ma il governo pretende che ne siano ridistribuiti solo 50, altrimenti le casse statali, che non godono certamente di ottima salute, cadrebbero in un deficit piuttosto imbarazzante, considerando che il deficit programmato fino alla fine dell’anno è del 5.2 per cento e che devono essere pagati gli stipendi a tutti i funzionari statali: dai poliziotti agli insegnanti e così via. Comunque uno dei fattori importanti è dover mantenere il rapporto Pil/Pib al di sotto di un certo limite altrimenti non vengono versati alla Bolivia i prestiti "umanitari" del Fmi e del Bm. Dello
stesso avviso il nostro corrispondente da Cochabamba Mirko, che racconta: “Esiste da qualche tempo una nuova legge sugli idrocarburi che ha aperto scenari di protesta che potrebbero causare disagi enormi, soprattutto fra sindaci e universitari. Però effettivamente qui siamo abituati. Ci sono i soliti blocchi stradali, le solite manifestazioni di protesta, gli scioperi della fame", racconta Mirko che si occupa di progetti sociali nelle carceri boliviane, "la cosa veramente particolare è che anche moltissimi sindaci (gli stessi che si opponevano anche con la forza ai blocchi stradali e agli scioperi dei mesi scorsi) adesso sono scesi in piazza e hanno iniziato a partecipare ai blocchi stradali tanto che la gente si è chiesta: ma questi non erano gli stessi durante la "guerra del gas" cercavano di tenere a bada la folla anche con metodi piuttosto forti? Ad esempio come accade a Cochabamba, isolata da sabato scorso per effetto di un blocco stradale che ha interessato diverse vie di comunicazione e messo in atto dai rappresentanti dei municipi boliviani. Solo in questa zona centrale della nazione però si sono concentrati i blocchi stradali considerando che esiste solo una strada molto trafficata e dalla carreggiata molto stretta. Queste proteste sono il primo vero grattacapo per Eduardo Rodriguez da quando, dopo la rinuncia di Carlos Mesa,  ha assunto l’incarico presidenziale nel giugno scorso. E adesso deve traghettare il paese fino alle elezioni del prossimo dicembre.
 
Scontri fra polizia e manifestantiFra poco la partita delle elezioni. Insomma sembra che gli idrocarburi siano il vero tormento dei boliviani. Boliviani che sono bravissimi a protestare e che in periodo pre-elettorale serve a fare ancora più rumore.
Le elezioni sono alle porte e sembra, mai come in questo caso, che ci sia una confusione totale a livello politico. Evo Morales, leader del Movimento al Socialismo è, insieme all’ex presidente Josè Quiroga di Podemos, in testa ai sondaggi pre-elettorali. Che Morales abbia i favori dell’elettorato è fuori da ogni dubbio. Lui rappresenta, nel bene e nel male, tutta la popolazione indigena formata da Aymara, Quechua e Guaranì. Lo stesso Evo Morales rappresenta anche i Sin Terra, mentre l’ex Quiroga (uomo pare legato all'ex presidente Gonzalo Sanchez de Losada) può contare sul fatto che durante la “guerra del gas” ha curato solo i suoi interessi privati ma lo ha fatto defilandosi nel momento delle proteste popolari, non entrando nelle polemiche che hanno preceduto le dimissioni di Carlos Mesa. 
  
 
La legge non è uguale per tuttiAsse del male. Il vantaggio, nei sondaggi, di Evo Morales ha scatenato la reazione del sottosegretario di stato Usa per gli affari interamericani Roger Noriega, che ha affermato di avere “prove inequivocabili” che Morales è a tutti gli effetti finanziato da Fidel Castro e Hugo Chavez equindi rientra di diritto in quella che chiamano ‘l’asse del male’.
Tagliato fuori dalla competizione elettorale il Mir, Movimento Izquirda Revolucionaria, partito che negli ultimi 25 anni, ha governato o fatto parte delle coalizioni di governo. Questa volta non presenteranno nessun candidato.
Sono due quindi i giocatori più conosciuti di questa partita. Da un lato Morales e dall’altro Quiroga. Entrambi, nei sondaggi, hanno percentuali di voto intorno al 22 per cento. In caso di testa a testa sarà il Parlamento a decidere chi avrà l’incarico presidenziale. E, visto che siamo in Bolivia, tutto può accadere.

Alessandro Grandi

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