Ultimi preparativi per le votazioni di domenica. Anche nelle province più remote
Scritto per noi da
Tommaso Merlo*
Faizabad, Badakhshan
(Afghanistan nord-orentale) - Domani le scatole di plastica usate come urne
partiranno da Faizabad verso i 28 distretti del Badakhshan. Le jeep russe in
dotazione all’ufficio elettorale Onu sono già cariche e guardate a vista dagli
autisti accaldati che guardano il cortile pieno di gente indaffarata. Ci sono
gli esperti internazionali impegnati a coordinare un’operazione complessa,
forse troppo. Ci sono gli addetti afgani che gestiranno le postazioni di voto
sparse per la provincia, personale attentamente selezionato ma che alla fine e’
stato pescato tra le poche persone istruite a disposizione. C’e’ la manovalanza
che trasporta il materiale guardandosi intorno sbalordita. E infine c’e’ la polizia
locale che per 4 dollari al giorno controlla che non ci siano bombe sotto le
macchine che entrano nel cortile.
Jeep, asini ed
elicotteri. Tutti
sanno che non si può sbagliare. Il giorno stabilito è il
18. Lo staff e il materiale deve essere sul posto e tutto deve
funzionare a
dovere. Del resto le due settimane di formazione sono finite, i camion
sono arrivati
da Kabul, ora e’ tempo di partire. E la cosa può sembrare fattibile se
non
fossimo nella remota provincia afgana. Solo 15 distretti su 28 si
raggiungono con le jeep: due o tre giorni di piste estreme ma si
arriva. Per altri 8
distretti si noleggiano squadre di asini che vengono seguite a piedi
giorno e notte
dagli addetti elettorali e dalla polizia, tre o quattro giorni al
massimo. Per
gli ultimi cinque distretti ci vuole per forza l’elicottero: un’ora di
volo a
quattro mila metri di altezza, oltre i passi a nord, verso il
Tagikistan.
Il feudo di Rabbani.
Saranno 1.700 i poliziotti che si occuperanno della sicurezza nelle 860
postazioni di voto sparse sul territorio del Badakhshan. In ogni postazione ci
saranno tre urne, una per le donne, una seconda per gli uomini e una terza per
i Kuchi, i nomadi, che quest’anno hanno diritto di eleggere un loro
rappresentante. Le previsioni sono ottimistiche, gli elettori registrati a fine
giugno hanno superato le
attese cosi come il numero di candidati: 178 nel solo
Badakhshan. Non ci sono dubbi che da queste parti sia l’ex presidente Rabbani
il favorito. Il suo recente arrivo all’aeroporto di Faizabad con un aereo
militare è stato l’evento della settimana. Un’accoglienza delle grandi
occasioni per il più illustre benefattore della città.
Un esercizio da 200 milioni di dollari. Ci vorranno almeno tre settimane per la conta dei voti. Lo scrutinio
avverrà nella sede della facoltà di medicina gentilmente concessa dal
governatore. L’intero palazzo sarà adibito a magazzino per le urne mentre il
conteggio avverrà in 14 tende piantate nel giardino. Esperti ed osservatori
stanno già visionando il luogo e prendendo appunti. Ben presto infatti si accenderanno
i riflettori della stampa internazionale. Tra gli addetti ai lavori si
cominciano a tirare le conclusioni di sei mesi di lavoro. E tutti sembrano
concordare sul fatto che comunque vada a finire, questo mastodontico esercizio
elettorale da 200 milioni di dollari lascerà qualcosa all’Afghanistan di oggi.
Non certo una piena democrazia, ma un bagaglio di conoscenze ed energie molto
salubri al malconcio Afghanistan di oggi.