13/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ultimi preparativi per le votazioni di domenica. Anche nelle province più remote
Scritto per noi da
Tommaso Merlo*
 
Una jeep del JembFaizabad, Badakhshan (Afghanistan nord-orentale) - Domani le scatole di plastica usate come urne partiranno da Faizabad verso i 28 distretti del Badakhshan. Le jeep russe in dotazione all’ufficio elettorale Onu sono già cariche e guardate a vista dagli autisti accaldati che guardano il cortile pieno di gente indaffarata. Ci sono gli esperti internazionali impegnati a coordinare un’operazione complessa, forse troppo. Ci sono gli addetti afgani che gestiranno le postazioni di voto sparse per la provincia, personale attentamente selezionato ma che alla fine e’ stato pescato tra le poche persone istruite a disposizione. C’e’ la manovalanza che trasporta il materiale guardandosi intorno sbalordita. E infine c’e’ la polizia locale che per 4 dollari al giorno controlla che non ci siano bombe sotto le macchine che entrano nel cortile.
 
Urne e schede in viaggioJeep, asini ed elicotteri. Tutti sanno che non si può sbagliare. Il giorno stabilito è il 18. Lo staff e il materiale deve essere sul posto e tutto deve funzionare a dovere. Del resto le due settimane di formazione sono finite, i camion sono arrivati da Kabul, ora e’ tempo di partire. E la cosa può sembrare fattibile se non fossimo nella remota provincia afgana. Solo 15 distretti  su 28 si raggiungono con le jeep: due o tre giorni di piste estreme ma si arriva. Per altri 8 distretti si noleggiano squadre di asini che vengono seguite a piedi giorno e notte dagli addetti elettorali e dalla polizia, tre o quattro giorni al massimo. Per gli ultimi cinque distretti ci vuole per forza l’elicottero: un’ora di volo a quattro mila metri di altezza, oltre i passi a nord, verso il Tagikistan.
 
Un manifesto di RabbaniIl feudo di Rabbani. Saranno 1.700 i poliziotti che si occuperanno della sicurezza nelle 860 postazioni di voto sparse sul territorio del Badakhshan. In ogni postazione ci saranno tre urne, una per le donne, una seconda per gli uomini e una terza per i Kuchi, i nomadi, che quest’anno hanno diritto di eleggere un loro rappresentante. Le previsioni sono ottimistiche, gli elettori registrati a fine giugno hanno superato le
attese cosi come il numero di candidati: 178 nel solo Badakhshan. Non ci sono dubbi che da queste parti sia l’ex presidente Rabbani il favorito. Il suo recente arrivo all’aeroporto di Faizabad con un aereo militare è stato l’evento della settimana. Un’accoglienza delle grandi occasioni per il più illustre benefattore della città.
 
Manifesti elettoraliUn esercizio da 200 milioni di dollari. Ci vorranno almeno tre settimane per la conta dei voti. Lo scrutinio avverrà nella sede della facoltà di medicina gentilmente concessa dal governatore. L’intero palazzo sarà adibito a magazzino per le urne mentre il conteggio avverrà in 14 tende piantate nel giardino. Esperti ed osservatori stanno già visionando il luogo e prendendo appunti. Ben presto infatti si accenderanno i riflettori della stampa internazionale. Tra gli addetti ai lavori si cominciano a tirare le conclusioni di sei mesi di lavoro. E tutti sembrano concordare sul fatto che comunque vada a finire, questo mastodontico esercizio elettorale da 200 milioni di dollari lascerà qualcosa all’Afghanistan di oggi. Non certo una piena democrazia, ma un bagaglio di conoscenze ed energie molto salubri al malconcio Afghanistan di oggi.
 
Categoria: Elezioni
Luogo: Afghanistan
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