13/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Torna in libertà in Siria il cybernauta arrestato tre anni fa
scritto per noi da
Luca Ferrari
 
 
“Cari amici, sono estremamente felice di comunicarvi che Abdel Rahman al-Shaghouri è stato rilasciato”. Così Rachel Campbell, membro del Segretariato Internazionale di Londra di Amnesty International, ancora emozionata, ha commentato la liberazione di Abdel Rahman al-Shaghouri, cittadino siriano 34enne, arrestato due anni fa con l’accusa di aver visitato  siti internet che parlavano della situazione dei Diritti Umani in Siria e di avere spedito degli articoli al riguardo ad alcuni suoi amici fuori dal Paese.
 
Abdel Rahman al-Shaghouri Accesso alla rete. È il 23 febbraio 2003 quando Abdel venne arrestato presso un check-point tra la città di Qunaytra e la capitale siriana Damasco senza alcuna giustificazione. Quello stesso giorno, alcuni  agenti della polizia entrarono nella sua casa e sequestrarono il computer, il fax e altro materiale elettronico. Ad Abdel non venne comunicata alcuna imputazione, ma parenti e amici collegarono subito la sua detenzione con l’accesso a siti internet che danno informazioni politiche sulla Siria. Le autorità siriane hanno ritenuto che il materiale consultato offendesse la reputazione e mettesse a rischio la sicurezza della nazione e che fosse “pieno di idee e opinioni opposte al sistema di governo siriano”.
L’accesso a internet in Siria è accuratamente monitorato dalle autorità e molti siti internet vengono giudicati indesiderabili per ragioni politiche o morali, venendo così censurati. Non a caso, tempo fa, lo stesso presidente Bashar al-Assad, era il direttore della Syrian Computer Society.
Abdel ha subito un processo che, secondo Amnesty International, non ha rispettato i diritti minimi della difesa davanti alla SSSC, la Suprema Corte Nazionale di Sicurezza, il 20 giugno 2004. È stato accusato di aver diffuso informazioni false e condannato a tre anni di carcere, ridotti poi a due anni e mezzo. La maggior parte della sua detenzione l’ha trascorsa nel carcere di Sedanya, nei sobborghi di Damasco, mentre  l’ultima settimana (supplementare) l’ha trascorsa nel centro di detenzione militare chiamato Palestine Branch. La sezione veneziana di Amnesty International, venuta a conoscenza del caso di Abdul, decise di adottarlo e da allora molte petizioni furono inviate al Ministro degli Interni siriano e all’ambasciata siriana in Italia per chiederne il rilascio. Dopo 5 mesi senza notizie, pochi giorni fa il silenzio è stato finalmente infranto dalla migliore delle notizie possibili, la sua liberazione.
 
un internet cafè a damascoUna bella notizia. “Tutto questo dimostra ancora una volta”, ha commentato Riccardo Musacco, coordinatore della sezione veneziana di Amnesty International, “quanto sia efficace l'azione di Amnesty nella tutela dei Diritti Umani. Ci auguriamo, ovviamente, che tutti gli altri prigionieri politici e di coscienza come Abdel, ovunque, nel mondo, possano ritornare in possesso al più presto del bene più prezioso: la libertà”. 
Purtroppo Abdel non è un caso isolato. È una delle tante persone trattenute in Siria per aver esercitato il proprio diritto di libertà di espressione attraverso internet. Basta solo citare tre casi seguiti da Amnesty International: quelli di Muhammad Mustafa, Khaled Ahmed ‘Ali e Sherif Ramadhan, rilasciati lo scorso giugno dopo aver scontato una condanna di due anni (dopo essere stati condannati in primo grado a 5 anni di detenzione). Anche in questo caso è stata la SSSC a giudicarli e condannarli. I tre, dopo aver preso parte a una manifestazione pacifica nella quale chiedevano il rispetto dei diritti politici e civili per la popolazione curda in Siria, incluso il diritto all’insegnamento della loro lingua. Sono stati dichiarati colpevoli di appartenere a un’organizzazione segreta e attentare alla sicurezza nazionale cercando di dividere il territorio siriano e unirlo a uno stato straniero.  È andata anche peggio a Massoud Hamid, studente arrestato perchè fotografò i dimostranti e diffuse le immagini su internet. Durante l’interrogatorio, secondo Amnesty International, Massoud è stato torturato anche se adesso sembra che il ragazzo stia meglio.
Tornando ad Abdel, le notizie attuali parlano di lui in buona salute e già insieme alla sua famiglia. Per voce del cugino, che non lo ha mai abbandonato durante la lunga prigionia, ha riferito che ha voluto ringraziare tutto il popolo di Amnesty che si è battuto per lui: “Non posso ringraziarvi abbastanza per tutto quello che avete fatto”. 
Categoria: Diritti
Luogo: Siria
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