scritto per noi da
Luca Ferrari
“Cari amici, sono estremamente felice di comunicarvi che
Abdel Rahman al-Shaghouri è stato rilasciato”. Così Rachel Campbell, membro del
Segretariato Internazionale di Londra di Amnesty International, ancora
emozionata, ha commentato la liberazione di Abdel Rahman al-Shaghouri, cittadino
siriano 34enne, arrestato due anni fa con l’accusa di aver visitato siti internet che parlavano della situazione
dei Diritti Umani in Siria e di avere spedito degli articoli al riguardo ad alcuni
suoi amici fuori dal Paese.
Accesso alla rete.
È il 23 febbraio 2003 quando Abdel venne arrestato presso un check-point tra la
città di Qunaytra e la capitale siriana Damasco senza alcuna giustificazione.
Quello
stesso giorno, alcuni agenti della
polizia entrarono nella sua casa e sequestrarono il computer, il fax e altro
materiale elettronico. Ad Abdel non venne comunicata alcuna imputazione, ma parenti
e amici collegarono subito la sua detenzione con l’accesso a siti internet che
danno informazioni politiche sulla Siria. Le autorità siriane hanno ritenuto
che il materiale consultato offendesse la reputazione e mettesse a rischio la
sicurezza della nazione e che fosse “pieno di idee e opinioni opposte al
sistema di governo siriano”.
L’accesso a internet in Siria è accuratamente monitorato
dalle autorità e molti siti internet vengono giudicati indesiderabili per
ragioni politiche o morali, venendo così censurati. Non a caso, tempo fa, lo
stesso presidente Bashar al-Assad, era il direttore della Syrian Computer Society.
Abdel ha subito un processo che, secondo Amnesty
International, non ha rispettato i diritti minimi della difesa davanti alla SSSC, la Suprema Corte Nazionale di
Sicurezza, il 20 giugno 2004. È stato accusato di aver diffuso informazioni false
e condannato a tre anni di carcere, ridotti poi a due anni e mezzo. La maggior
parte della sua detenzione l’ha trascorsa nel carcere di Sedanya, nei sobborghi
di Damasco, mentre l’ultima settimana
(supplementare) l’ha trascorsa nel centro di detenzione militare chiamato Palestine Branch. La sezione veneziana
di Amnesty International, venuta a conoscenza del caso di Abdul, decise di adottarlo
e da allora molte petizioni furono inviate al Ministro degli Interni siriano e
all’ambasciata siriana in Italia per chiederne il rilascio. Dopo 5 mesi senza
notizie, pochi giorni fa il silenzio è stato finalmente infranto dalla migliore
delle notizie possibili, la sua liberazione.
Una bella notizia.
“Tutto questo dimostra ancora una volta”, ha commentato Riccardo Musacco, coordinatore
della sezione veneziana di Amnesty International, “quanto sia efficace l'azione
di Amnesty nella tutela dei Diritti Umani. Ci auguriamo, ovviamente, che tutti
gli altri prigionieri politici e di coscienza come Abdel, ovunque, nel mondo,
possano ritornare in possesso al più presto del bene più prezioso: la libertà”.
Purtroppo Abdel non è un caso isolato. È
una delle tante persone trattenute in Siria per aver esercitato il proprio
diritto di libertà di espressione attraverso internet. Basta solo citare tre
casi seguiti da Amnesty International: quelli di Muhammad Mustafa, Khaled Ahmed
‘Ali e Sherif Ramadhan, rilasciati lo scorso giugno dopo aver scontato una
condanna di due anni (dopo essere stati condannati in primo grado a 5 anni di
detenzione). Anche in questo caso è stata la
SSSC a giudicarli e condannarli. I tre, dopo aver preso parte a una
manifestazione pacifica nella quale chiedevano il rispetto dei diritti politici
e civili per la popolazione curda in Siria, incluso il diritto all’insegnamento
della loro lingua. Sono stati dichiarati colpevoli di appartenere a
un’organizzazione segreta e attentare alla sicurezza nazionale cercando di
dividere il territorio siriano e unirlo a uno stato straniero. È andata anche peggio a Massoud Hamid, studente
arrestato perchè fotografò i dimostranti e diffuse le immagini su internet. Durante
l’interrogatorio, secondo Amnesty International, Massoud è stato torturato
anche se adesso sembra che il ragazzo stia meglio.
Tornando ad Abdel, le notizie attuali parlano di lui in buona salute e
già insieme alla sua famiglia. Per voce del cugino, che non lo ha mai abbandonato
durante la lunga prigionia, ha riferito che ha voluto ringraziare tutto il
popolo di Amnesty che si è battuto per lui: “Non posso ringraziarvi abbastanza
per tutto quello che avete fatto”.