Il Paese in piazza contro il Trattato di Libero Commercio proposto dagli Stati Uniti
scritto per noi da
Giorgio Trucchi

I settori popolari e le organizzazioni di tutto il Paese legate al Frente Sandinista
e riunite nella
Coordinadora Social hanno marciato per le strade di Managua chiedendo ai deputati di non ratificare
il Trattato di libero commercio tra Stati Uniti e Centroamerica-Repubblica Dominicana
(Tlc-Cafta).
Attualmente il Cafta è già stato approvato dai parlamenti di Salvador, Guatemala,
Honduras, Repubblica Dominicana e Stati Uniti, mentre resistono ancora Costa Rica
e Nicaragua.
Ben diversa è però la situazione in questi due paesi. Il governo del Costa Rica ha già siglato l'accordo - che comunque deve ancora
essere ratificato dal Parlamento prima di entrare in vigore - ma è scosso da una
forte opposizione popolare che continua ad avere grossi dubbi sul reale beneficio
che apporterà al paese, mentre il Nicaragua resiste soprattutto per la rottura
politica all'interno della destra.
Pur avendo i voti sufficienti per la ratifica in Parlamento, infatti, la crisi
interna al Partido Liberal Constitucionalista ha fatto sì che i deputati di questo partito stiano attualmente utilizzando
la "ratifica del Cafta" come merce di scambio per ottenere la libertà dell'ex
Presidente Arnoldo Alemàn, che si trova agli arresti domiciliari dopo una condanna
in primo grado a vent'anni di carcere per una serie di reati amministrativi.
I deputati liberali hanno ampiamente dichiarato di essere a favore del Trattato
di libero commercio, ma per il momento assecondano le posizioni contrarie sostenute
dal Frente Sandinista che, anche se molto tardi e senza aver fatto una seria opposizione durante tutto
il periodo della sua discussione, ha in mano l'arma di poter decidere se inserire
o meno la votazione sul Cafta nell'agenda parlamentare, dato che è compito esclusivo
del Presidente della Giunta Direttiva della Asamblea Nacional, che attualmente
è il sandinista Renè Nuñez.
In migliaia in piazza. Intanto le organizzazioni della società civile, pur se molto divise a causa
della violenta crisi politico-istituzionale che sta colpendo il Paese, sono per
la maggior parte schierate contro il Trattato ed è probabile che durante le prossime
settimane, quando il Parlamento riaprirà i battenti dopo le vacanze di metà anno,
s'intensificeranno le azioni di protesta.
Per il momento la grande manifestazione dell'8 settembre è stata "monopolizzata"
dai sandinisti e dalle organizzazioni a loro vicine, inclusi molti studenti universitari
che hanno ribadito in forma pacifica il loro no al Cafta. Nonostante una certa
disorganizzazione che ha spezzato in vari tronconi il corteo, la maggior parte
della gente (parecchie migliaia) è giunta nella piazza di fronte all’Asamblea
Nacional, proprio dove i bananeros ammalati a causa del Nemagòn sono accampati per protesta da quasi sette mesi.Sotto
il palco si sono schierate las madres de los heroes y martires, vestite a lutto per simboleggiare cosa succederebbe al paese se venisse approvato
il Tlc.
Dalla parte dei lavoratori. "Alcuni mesi fa varie organizzazioni hanno deciso di unirsi e di organizzare
la Coordinadora Social, che nasce dalla lotta e dall'insegnamento degli studenti universitari che hanno
lottato per la difesa del costo dei trasporti pubblici e ci hanno fatto vedere
come uniti si possono raggiungere obiettivi comuni", ha commentato il Segretario
nazionale del Frente Nacional de los Trabajadores (Fnt) e deputato Gustavo Porras. "Dobbiamo cercare di coinvolgere più gente possibile,
perché questa lotta è di tutti i nicaraguensi. Quello di oggi è un vero referendum
e si sta svolgendo in un momento in cui negli ospedali non ci sono letti, non
ci sono medicine, né garze, né guanti, né nebulizzatori. Non c'è niente e la privatizzazione
dei servizi di base toglierà anche l'energia elettrica e l'acqua. Saranno i contadini
e la piccola e media impresa, gli unici a dare lavoro in Nicaragua, a venire maggiormente
colpiti da questo trattato. Anche l'Istruzione è un altro settore completamente
abbandonato e sappiamo perfettamente che con il Cafta, sia l'istruzione che la
salute diventeranno merce da comprare e vendere. E' questo quello che vogliamo?".
Meglio tardi che mai? Ad attaccare duramente il Tlc è stato il segretario nazionale del Frente Sandinista,
Daniel Ortega, che si è appellato a uno studio commissionato dal Ministero delle
Finanze, Industria e Commercio (Mific) nicaraguense in cui si evidenzia come il
Cafta, non solo non porterà benefici al paese, ma soprattutto sarà devastante
per i settori più vulnerabili e che vivono già nella povertà estrema.
Ortega ha attaccato duramente i settori dell'impresa privata nazionale e quella
straniera presente in Nicaragua, con un discorso molto forte che comunque lascia
aperto l'interrogativo del perché il Frente Sandinista non si sia mosso con la
stessa veemenza qualche anno fa, quando in tutto il Centroamerica si sviluppavano
le riunioni tra i vari governi centroamericani e quello statunitense per negoziare
quello che oggi è ormai purtroppo una realtà.Questa è una delle critiche che vengono
mosse al Fsln da una parte della società civile e che lascia la porta aperta anche
alle illazioni che riguardano il contorno politico (la grave crisi istituzionale
che sta soffrendo il Nicaragua) e i difficili equilibri tra i due principali partiti
(Plc e Fsln) intorno ai quali si svolge il dibattito del Cafta stesso.
Nuovi invasori vecchi sfruttati. A mettere in piazza i problemi urgenti di popolazioni indigene del tutto dimenticate
non solo da chi propone il Tlc ma anche dal Stato che li dovrebbe tutelare è Stedman
Fagoth, ex dirigente della Contra Miskita della Costa Atlantica nord e ora alleato del Frente Sandinista come membro della Convergencia Nacional. Questi ha denunciato la grave situazione che sta vivendo la popolazione miskita
a causa di una serie di alluvioni e disastri naturali, senza che il governo stia
intervenendo in modo deciso."La mia gente sta morendo di fame e vive in condizioni
spaventose per i disastri naturali delle ultime settimane. Il Presidente Bolaños
ha inviato un elicottero e ha portato 84 mila cordobas (meno di 5 mila dollari)
per 108 comunità disastrate che riuniscono circa 40 mila persone. 84 mila cordobas
è una presa in giro per un popolo affamato! Personalmente ho detto al sindaco
di Puerto Cabezas di non accettare il denaro e di buttarglielo in faccia e che
si pulisca con questi soldi! Ma sembra che non abbia avuto il coraggio di farlo.
La Costa del Caribe nicaraguense ha già avuto il suo Cafta. Cosa era la Standard
Fruit Company se non un Trattato di libero commercio? Che cosa ci ha lasciato?
E che cosa erano le altre compagnie che venivano dalla Luisiana se non dei Tratti
di libero commercio? I risultati li vediamo ancora oggi, con 384 mila ettari di
foresta abbattuti, l'avvelenamento di terra e fiumi. Sono nuove forme di di invasione".
In difesa della sovranità. “Anche la gente che lavora nella Zona Franca – ha concluso Ortega - è il tipico
esempio di come a guadagnarci siano sempre in pochi, e sempre gli stessi. E proprio
quall gente sa perfettamente che con questo trattato ninete cambierà, perché ci
guadagneranno solo i commercianti della tela che verrà comprata fuori dal Paese
e i proprietari delle
maquilas che immettono i prodotti sul mercato internazionale. La Zona Franca produce occupazione,
è vero, e abbiamo detto che non siamo contro la presenza della Zona Franca, ma
non ci vengano a dire che è questa la soluzione ai problemi dei nicaraguensi.
Quelli che continuano a generare lavoro in Nicaragua sono i piccoli e i medi produttori,
i contadini e questo pur lavorando senza nessuna protezione da parte del governo
e senza finanziamenti. Sono loro che salvano l'economia nazionale. I lavoratori
della Zona Franca sanno bene che qui la
maquila resterà fino a quando loro continueranno a guadagnare i salari più bassi della
regione. La Zona Franca va dove c'è la gente più povera, dove ci sono i salari
più bassi e dove può guadagnare di più e quindi non mi venga a dire il Presidente
della Repubblica che con la zona franca risolverà il problema economico del Nicaragua.
Chi ne beneficerà veramente saranno i ricchi di questo Paese, ai quali non interessano
le conseguenze sociali”. Quindi non resta che attendere i prossimi giorni, quando
tenteranno di approvare il Trattato di Libero commercio, nonostante tutto. I nicaraguesi,
comunque, staranno in allerta e se lo approveranno contro il loro volere, scenderanno
nelle strade, nelle campagne e nei sentieri di montagna per difendere la loro
sovranità economica e nazionale.