13/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Paese in piazza contro il Trattato di Libero Commercio proposto dagli Stati Uniti
scritto per noi da
Giorgio Trucchi
 
 
Bambino nicaraguense con piatto di fruttaI settori popolari e le organizzazioni di tutto il Paese legate al Frente Sandinista e riunite nella Coordinadora Social hanno marciato per le strade di Managua chiedendo ai deputati di non ratificare il Trattato di libero commercio tra Stati Uniti e Centroamerica-Repubblica Dominicana (Tlc-Cafta).
Attualmente il Cafta è già stato approvato dai parlamenti di Salvador, Guatemala, Honduras, Repubblica Dominicana e Stati Uniti, mentre resistono ancora Costa Rica e Nicaragua.
 
Ben diversa è però la situazione in questi due paesi. Il governo del Costa Rica ha già siglato l'accordo - che comunque deve ancora essere ratificato dal Parlamento prima di entrare in vigore - ma è scosso da una forte opposizione  popolare che continua ad avere grossi dubbi sul reale beneficio che apporterà al paese, mentre il Nicaragua resiste soprattutto per la rottura politica all'interno della destra.
Pur avendo i voti sufficienti per la ratifica in Parlamento, infatti, la crisi interna al Partido Liberal Constitucionalista ha fatto sì che i deputati di questo partito stiano attualmente utilizzando la "ratifica del Cafta" come merce di scambio per ottenere la libertà dell'ex Presidente Arnoldo Alemàn, che si trova agli arresti domiciliari dopo una condanna in primo grado a vent'anni di carcere per una serie di reati amministrativi.
I deputati liberali hanno ampiamente dichiarato di essere a favore del Trattato di libero commercio, ma per il momento assecondano le posizioni contrarie sostenute dal Frente Sandinista che, anche se molto tardi e senza aver fatto una seria opposizione durante tutto il periodo della sua discussione, ha in mano l'arma di poter decidere se inserire o meno la votazione sul Cafta nell'agenda parlamentare, dato che è compito esclusivo del Presidente della Giunta Direttiva della Asamblea Nacional, che attualmente è il sandinista Renè Nuñez.
 
Ragazza in strada tra i cartoniIn migliaia in piazza. Intanto le organizzazioni della società civile, pur se molto divise a causa della violenta crisi politico-istituzionale che sta colpendo il Paese, sono per la maggior parte schierate contro il Trattato ed è probabile che durante le prossime settimane, quando il Parlamento riaprirà i battenti dopo le vacanze di metà anno, s'intensificeranno le azioni di protesta.
Per il momento la grande manifestazione dell'8 settembre è stata "monopolizzata" dai sandinisti e dalle organizzazioni a loro vicine, inclusi molti studenti universitari che hanno ribadito in forma pacifica il loro no al Cafta. Nonostante una certa disorganizzazione che ha spezzato in vari tronconi il corteo, la maggior parte della gente (parecchie migliaia) è giunta nella piazza di fronte all’Asamblea Nacional, proprio dove i bananeros ammalati a causa del Nemagòn sono accampati per protesta da quasi sette mesi.Sotto il palco si sono schierate las madres de los heroes y martires, vestite a lutto per simboleggiare cosa succederebbe al paese se venisse approvato il Tlc.
 
Dalla parte dei lavoratori. "Alcuni mesi fa varie organizzazioni hanno deciso di unirsi e di organizzare la Coordinadora Social, che nasce dalla lotta e dall'insegnamento degli studenti universitari che hanno lottato per la difesa del costo dei trasporti pubblici e ci hanno fatto vedere come uniti si possono raggiungere obiettivi comuni", ha commentato il Segretario nazionale del Frente Nacional de los Trabajadores (Fnt) e deputato Gustavo Porras. "Dobbiamo cercare di coinvolgere più gente possibile, perché questa lotta è di tutti i nicaraguensi. Quello di oggi è un vero referendum e si sta svolgendo in un momento in cui negli ospedali non ci sono letti, non ci sono medicine, né garze, né guanti, né nebulizzatori. Non c'è niente e la privatizzazione dei servizi di base toglierà anche l'energia elettrica e l'acqua. Saranno i contadini e la piccola e media impresa, gli unici a dare lavoro in Nicaragua, a venire maggiormente colpiti da questo trattato. Anche l'Istruzione è un altro settore completamente abbandonato e sappiamo perfettamente che con il Cafta, sia l'istruzione che la salute diventeranno merce da comprare e vendere. E' questo quello che vogliamo?".
 
Madre che allatta il figlioMeglio tardi che mai? Ad attaccare duramente il Tlc è stato il segretario nazionale del Frente Sandinista, Daniel Ortega, che si è appellato a uno studio commissionato dal Ministero delle Finanze, Industria e Commercio (Mific) nicaraguense in cui si evidenzia come il Cafta, non solo non porterà benefici al paese, ma soprattutto sarà devastante per i settori più vulnerabili e che vivono già nella povertà estrema.
Ortega ha attaccato duramente i settori dell'impresa privata nazionale e quella straniera presente in Nicaragua, con un discorso molto forte che comunque lascia aperto l'interrogativo del perché il Frente Sandinista non si sia mosso con la stessa veemenza qualche anno fa, quando in tutto il Centroamerica si sviluppavano le riunioni tra i vari governi centroamericani e quello statunitense per negoziare quello che oggi è ormai purtroppo una realtà.Questa è una delle critiche che vengono mosse al Fsln da una parte della società civile e che lascia la porta aperta anche alle illazioni che riguardano il contorno politico (la grave crisi istituzionale che sta soffrendo il Nicaragua) e i difficili equilibri tra i due principali partiti (Plc e Fsln) intorno ai quali si svolge il dibattito del Cafta stesso.
 
Nuovi invasori vecchi sfruttati. A mettere in piazza i problemi urgenti di popolazioni indigene del tutto dimenticate non solo da chi propone il Tlc ma anche dal Stato che li dovrebbe tutelare è Stedman Fagoth, ex dirigente della Contra Miskita della Costa Atlantica nord e ora alleato del Frente Sandinista come membro della Convergencia Nacional. Questi ha denunciato la grave situazione che sta vivendo la popolazione miskita a causa di una serie di alluvioni e disastri naturali, senza che il governo stia intervenendo in modo deciso."La mia gente sta morendo di fame e vive in condizioni spaventose per i disastri naturali delle ultime settimane. Il Presidente Bolaños ha inviato un elicottero e ha portato 84 mila cordobas (meno di 5 mila dollari) per 108 comunità disastrate che riuniscono circa 40 mila persone. 84 mila cordobas è una presa in giro per un popolo affamato! Personalmente ho detto al sindaco di Puerto Cabezas di non accettare il denaro e di buttarglielo in faccia e che si pulisca con questi soldi! Ma sembra che non abbia avuto il coraggio di farlo. La Costa del Caribe nicaraguense ha già avuto il suo Cafta. Cosa era la Standard Fruit Company se non un Trattato di libero commercio? Che cosa ci ha lasciato? E che cosa erano le altre compagnie che venivano dalla Luisiana se non dei Tratti di libero commercio? I risultati li vediamo ancora oggi, con 384 mila ettari di foresta abbattuti, l'avvelenamento di terra e fiumi. Sono nuove forme di di invasione".
 
Una famiglia abita in un rudereIn difesa della sovranità. “Anche la gente che lavora nella Zona Franca – ha concluso Ortega - è il tipico esempio di come a guadagnarci siano sempre in pochi, e sempre gli stessi. E proprio quall gente sa perfettamente che con questo trattato ninete cambierà, perché ci guadagneranno solo i commercianti della tela che verrà comprata fuori dal Paese e i proprietari delle maquilas che immettono i prodotti sul mercato internazionale. La Zona Franca produce occupazione, è vero, e abbiamo detto che non siamo contro la presenza della Zona Franca, ma non ci vengano a dire che è questa la soluzione ai problemi dei nicaraguensi. Quelli che continuano a generare lavoro in Nicaragua sono i piccoli e i medi produttori, i contadini e questo pur lavorando senza nessuna protezione da parte del governo e senza finanziamenti. Sono loro che salvano l'economia nazionale. I lavoratori della Zona Franca sanno bene che qui la maquila resterà fino a quando loro continueranno a guadagnare i salari più bassi della regione. La Zona Franca va dove c'è la gente più povera, dove ci sono i salari più bassi e dove può guadagnare di più e quindi non mi venga a dire il Presidente della Repubblica che con la zona franca risolverà il problema economico del Nicaragua. Chi ne beneficerà veramente saranno i ricchi di questo Paese, ai quali non interessano le conseguenze sociali”. Quindi non resta che attendere i prossimi giorni, quando tenteranno di approvare il Trattato di Libero commercio, nonostante tutto. I nicaraguesi, comunque, staranno in allerta e se lo approveranno contro il loro volere, scenderanno nelle strade, nelle campagne e nei sentieri di montagna per difendere la loro sovranità economica e nazionale.
Categoria: Politica, Economia
Luogo: Nicaragua
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