12/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mustafa Barghuti sugli inganni del disimpegno e le prospettive per il domani
di Mustafa Barghuti

Clica sull'immagine per ingrandireIl tentativo, da parte di Israele, di vendere il disimpegno da Gaza come ritiro e passo avanti verso la pace è falso, sebbene molti stranieri e perfino alcuni media arabi tendano a cadere nell’inganno. Per capirlo, si leggano i vari dati riferiti prima e dopo il disimpegno, come il fatto che saranno smantellati soltanto 25 insediamenti su 150 e che soltanto 8.475 su oltre 436.000 coloni (più meno il 2%) sono stati evacuati. Nel frattempo, durante l'anno scorso, 12.800 nuovi coloni si sono trasferiti verso la Cisgiordania – il 50% in più dei coloni che sono stati evacuati. E infatti, il disimpegno di Gaza non è affatto un ritiro. Israele cercherà di mantenere il controllo di tutti gli accessi a Gaza, per terra, mare ed aria. I funzionari israeliani hanno programmato di costruire un altro posto di frontiera al confine sud di Rafah, dove si incontrano i confini di Israele, Gaza ed Egitto, di modo che Israele possa continuare a controllare il flusso di merci e persone fra Gaza e l'Egitto.
 
Israele inoltre sta provando a mantenere il controllo delle zone palestinesi al nord della striscia di Gaza e si è esplicitamente riservato il diritto di invadere militarmente la Striscia qualora lo ritenesse necessario. Non lo si potrà chiamare ritiro da Gaza fino a che i Palestinesi non avranno il controllo delle frontiere di Gaza e il diritto di un passaggio fra la Striscia e la Cisgiordania. Altrimenti Gaza si trasformerà in una gigante prigione a cielo aperto. Inoltre, la Striscia di Gaza è soltanto 5.8% dei territori occupati, dunque, anche se il ritiro sarà completo, più del 94% dei territori palestinesi rimarrà sotto occupazione militare.
Subito dopo il termine dell'evacuazione dei coloni di Gaza, Israele ha annunciato i suoi programmi per annettere l’insediamento di Ma'ale Adumim, che spezzerà la continuità da nord a sud della Cisgiordania, isolerà completamente la parte orientale di Gerusalemme dalla Cisgiordania, e annetterà in Israele 65 km quadrati di terra palestinese - un tratto di terra pari al 18% della striscia di Gaza.
 
“Gaza first” ( Gaza prima di tutto) non deve diventare “Gaza last”(Gaza e poi basta). Tutti gli insediamenti illegali devono essere evacuati fino al ripristino della situazione pre-occupazione ed una totale conclusione dell’occupazione militare della terra palestinese. La sopravvivenza e l'indipendenza palestinese, una vita libera, dignitosa e sicura, sono condizioni importanti per la sicurezza e la normalizzazione della vita palestinese, tanto quanto per quella in Israele.
 
Le aree annesse dal Muro in Cisgiordania:
Aree annesse dal Muro Occidentale: 9.5%. 557 kmq, equivalenti al 155% della striscia di Gaza;
Insediamenti ulteriori oltre la linea del Muro: 8%. 470 kmq;
Valle del Giordano: 28.5% . 1670 kmq.
TOTALE: 46% per 2,700 kmq.
 
Vignetta di VauroLa necessità di riforme radicali nella Autorità Palestinese. Il 90% delle violazioni di sicurezza in Palestina sono commesse dalle forze di intelligence e dalla sicurezza. Le forze devono essere disciplinate, occorre ripristinare il ruolo della legalità e stabilire un ordinamento giudiziario indipendente.
L’Autorità Palestinese, ha aumentato lo stipendio del personale di sicurezza - a volte fino al 100% - mentre ignora la dilagante disoccupazione in Palestina e attacca le dimostrazioni dagli operai che chiedono lavoro.
La distribuzione del budget in generale non soddisfa le esigenze della maggior parte della popolazione. Soltanto lo 0.8% va all'agricoltura, lo 0.1% alla cultura, il 5.5% alla sanità, lo 0% ai consigli locali e uno sbalorditivo 26% alla sicurezza. Ancora, si stima che il 30% dei 160.000 impiegati, stipendiati dal governo, non svolga nessun lavoro. Questo genere di corruzione e di nepotismo deve finire.
 
Le violazioni del cessate il fuoco. Da quando è stato raggiunto un accordo di “cessate il fuoco” a Sharm el-Sheikh l’8 febbraio, Israele lo ha rotto centinaia di volte, incolpando i palestinesi per la loro intransigenza, e il mondo ha generalmente accettato le versioni dei fatti rese da Israele. Tuttavia, le seguenti statistiche rendono più chiara la situazione:
Violazioni di Israele:
Palestinesi uccisi : 75 (di cui 17 bambini).
Palestinesi feriti: 717.
Scontri a fuoco: 2.184
Attacchi dei coloni ai Palestinesi: 394
Palestinesi arrestati da Israele: 1.916 (molti più dei 900 liberati secondo gli accordi)
Check-points israeliani imposti: 2.306
Terra palestinese confiscata da Israele: 34.718 dunams (8.700 acri o 140 kmq)
Casi di sradicamento ed abbattimento di case in terra palestinese da parte di Israele: 104
Violazioni palestinesi:
Israeliani uccisi: 14 (di cui 2 bambini)
Israeliani feriti: 149
Razzi Qassam lanciati: 92
Attacchi all’interno di Israele: 3
 
La soluzione ai conflitti. La conclusione dei conflitti, la ripresa di rapporti politici normalizzati ed il percorso verso la sicurezza per entrambi i popoli può essere realizzata in due modi:
Primo, la risoluzione della Corte di Giustizia Internazionale (ICJ) che condanna come illegale l'itinerario del muro di segregazione di Israele deve essere portata immediatamente alle Nazioni Unite in modo da poterla effettivamente attuare. Il Pni ha organizzato una petizione che ha già raccolto migliaia di firme palestinesi per richiedere all’OLP e all'Autorità Palestinese di farsene carico.
Il Partito di Iniziativa Nazionale Palestinese ha inoltre pubblicato un manifesto che mostra centinaia di queste firme, tra le quali alcune molto importanti.
Il Pni propone anche una conferenza internazionale di pace per richiamare l’attenzione sul  conflitto, per evitare ulteriori accordi parziali disastrosi e bloccare l’idea, che Israele sta provando a imporre, secondo cui lo stato Palestinese sarebbe solo provvisorio.
 
A partire da ora non vi è alcuna prospettiva di processo reale di pace all'orizzonte. Sharon rifiuta categoricamente di negoziare le condizioni finali e rifiuta di riconoscere la rilevanza del diritto internazionale, preferendo imporre una soluzione unilaterale basata sulle capacità militari, notevolmente superiori, di Israele e sul supporto dei suoi potenti alleati. Un tale atteggiamento “garantisce” virtualmente un aumento dei massacri fino al riconoscimento generale dei diritti, e fino a che la giustizia e la norma di legge prevalgano.
Una conferenza internazionale di pace è un primo punto cruciale verso una soluzione negoziata completa avente base nel diritto internazionale.
 
Traduzione di Francesco Navarrini
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Israele - Palestina
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