di Mustafa Barghuti

Il tentativo, da parte di
Israele, di vendere il
disimpegno da Gaza come ritiro e passo avanti verso la pace è falso,
sebbene
molti stranieri e perfino alcuni media arabi tendano a cadere
nell’inganno. Per capirlo, si leggano i vari
dati riferiti prima
e dopo il disimpegno, come il fatto che saranno smantellati soltanto 25
insediamenti su 150 e che soltanto 8.475 su oltre 436.000 coloni (più
meno il
2%) sono stati evacuati. Nel frattempo, durante l'anno scorso, 12.800
nuovi
coloni si sono trasferiti verso la Cisgiordania – il 50% in più dei
coloni che
sono stati evacuati. E infatti, il disimpegno di Gaza non è affatto un
ritiro. Israele
cercherà di mantenere il controllo di tutti gli accessi a Gaza, per
terra, mare
ed aria. I funzionari israeliani hanno programmato di costruire un
altro posto
di frontiera al confine sud di Rafah, dove si incontrano i confini di
Israele,
Gaza ed Egitto, di modo che Israele possa continuare a controllare il
flusso di
merci e persone fra Gaza e l'Egitto.
Israele inoltre sta provando a mantenere il controllo delle zone palestinesi
al nord della
striscia di Gaza e si è esplicitamente riservato il diritto di invadere
militarmente la Striscia qualora lo ritenesse necessario. Non
lo si potrà chiamare ritiro da Gaza fino a che i Palestinesi non
avranno il controllo delle frontiere di Gaza e il diritto di un
passaggio fra
la Striscia e la Cisgiordania. Altrimenti Gaza si trasformerà in una
gigante
prigione a cielo aperto. Inoltre, la Striscia di Gaza è soltanto 5.8%
dei territori occupati,
dunque, anche se il ritiro sarà completo, più del 94% dei territori
palestinesi rimarrà sotto occupazione militare.
Subito dopo il termine dell'evacuazione dei coloni di Gaza, Israele ha
annunciato i suoi programmi per annettere l’insediamento di Ma'ale Adumim, che
spezzerà la continuità da nord a sud della Cisgiordania, isolerà completamente
la parte orientale di Gerusalemme dalla Cisgiordania, e annetterà in Israele 65
km quadrati di terra palestinese - un tratto di terra pari al 18% della
striscia di Gaza.
“Gaza first” ( Gaza prima di tutto) non deve diventare “Gaza last”(Gaza e
poi basta). Tutti gli insediamenti illegali devono essere evacuati fino al
ripristino della situazione pre-occupazione ed una totale conclusione
dell’occupazione militare della terra palestinese. La sopravvivenza e
l'indipendenza palestinese, una vita libera, dignitosa e sicura, sono
condizioni importanti per la sicurezza e la normalizzazione della vita
palestinese, tanto quanto per quella in Israele.
Le aree annesse dal Muro in Cisgiordania:
Aree annesse dal Muro Occidentale: 9.5%. 557 kmq, equivalenti al 155%
della striscia di Gaza;
Insediamenti ulteriori oltre la linea del Muro: 8%. 470 kmq;
Valle del Giordano: 28.5% . 1670 kmq.
TOTALE: 46% per 2,700 kmq.
La necessità di riforme radicali nella Autorità Palestinese. Il 90% delle violazioni di
sicurezza in Palestina sono commesse dalle forze di intelligence e dalla
sicurezza. Le forze devono essere disciplinate, occorre ripristinare il ruolo
della legalità e stabilire un ordinamento giudiziario indipendente.
L’Autorità
Palestinese, ha aumentato lo stipendio del
personale di sicurezza - a volte fino al 100% - mentre ignora la dilagante
disoccupazione in Palestina e attacca le dimostrazioni dagli operai che
chiedono lavoro.
La distribuzione del budget in generale non soddisfa le esigenze della
maggior parte della popolazione. Soltanto lo 0.8% va all'agricoltura, lo 0.1%
alla cultura, il 5.5% alla sanità, lo 0% ai consigli locali e uno sbalorditivo
26% alla sicurezza. Ancora, si stima che il 30% dei 160.000 impiegati,
stipendiati dal governo, non svolga nessun lavoro. Questo genere di
corruzione e di nepotismo deve finire.
Le violazioni del cessate il fuoco. Da quando è stato raggiunto un accordo di “cessate il fuoco” a Sharm
el-Sheikh l’8 febbraio, Israele lo ha rotto centinaia di volte, incolpando i
palestinesi per la loro intransigenza, e il mondo ha generalmente accettato le
versioni dei fatti rese da Israele. Tuttavia, le seguenti statistiche rendono
più chiara la situazione:
Violazioni di Israele:
Palestinesi uccisi : 75 (di cui 17 bambini).
Palestinesi feriti: 717.
Scontri a fuoco: 2.184
Attacchi dei coloni ai Palestinesi: 394
Palestinesi arrestati da Israele: 1.916 (molti più dei 900 liberati
secondo gli accordi)
Check-points israeliani imposti: 2.306
Terra palestinese confiscata da Israele: 34.718 dunams (8.700 acri o 140
kmq)
Casi di sradicamento ed abbattimento di case in terra palestinese da
parte di Israele: 104
Violazioni palestinesi:
Israeliani uccisi: 14 (di cui 2 bambini)
Israeliani feriti: 149
Razzi Qassam lanciati: 92
Attacchi all’interno di Israele: 3
La soluzione ai conflitti. La conclusione dei conflitti, la ripresa di rapporti politici
normalizzati ed il percorso verso la sicurezza per entrambi i popoli può essere
realizzata in due modi:
Primo, la risoluzione della Corte di Giustizia Internazionale (ICJ) che
condanna come illegale l'itinerario del muro di segregazione di Israele deve
essere portata immediatamente alle Nazioni Unite in modo da poterla
effettivamente attuare. Il Pni ha organizzato una petizione che ha già raccolto
migliaia di firme palestinesi per richiedere all’OLP e all'Autorità Palestinese
di farsene carico.
Il Partito di Iniziativa Nazionale Palestinese ha inoltre pubblicato un manifesto
che mostra centinaia di queste
firme, tra le quali alcune molto importanti.
Il Pni propone anche una conferenza internazionale di pace per
richiamare l’attenzione sul conflitto,
per evitare ulteriori accordi parziali disastrosi e bloccare l’idea, che Israele
sta
provando a imporre, secondo cui lo stato Palestinese sarebbe solo provvisorio.
A partire da ora non vi è alcuna prospettiva di processo reale di pace
all'orizzonte. Sharon rifiuta categoricamente di negoziare le condizioni finali
e rifiuta di riconoscere la rilevanza del diritto internazionale, preferendo imporre
una soluzione unilaterale basata sulle capacità militari, notevolmente
superiori, di Israele e sul supporto dei suoi potenti alleati. Un tale
atteggiamento “garantisce” virtualmente un aumento dei massacri fino al
riconoscimento generale dei diritti, e fino a che la giustizia e la norma di
legge prevalgano.
Una conferenza internazionale di pace è un primo punto cruciale verso una
soluzione negoziata completa avente base nel diritto internazionale.
Traduzione di Francesco Navarrini