12/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un padre salesiano parla della tragedia che ha colpito la sua città
  New Orleans
La voce trema a padre Sid Figlia, salesiano appena arrivato da New Orleans nella sede dell’Ordine di New York. Le parole vengono meno quando deve descrivere che cosa significava per lui questa splendida città della Louisiana, oggi completamente inondata dalla furia dell’uragano Katrina. “E’ difficile dirlo”, dice al telefono ancora scosso. “Tutto quello che ho vissuto per molti anni non c’è più”.
 
I giorni del terrore. Padre Sid è stato costretto a lasciare New Orleans il giorno dopo l’uragano, insieme agli altri religiosi salesiani della zona. Ha 75 anni e da undici viveva nella parrocchia di San Giovanni Bosco ad Harvey, sulla riva occidentale del Mississipi, di fronte alla grande città del sud. “Bisogna andare avanti”, aggiunge con un filo di speranza per poi continuare nel suo racconto: “Il giorno della mostruosa tempesta io e gli altri padri ci siamo rifugiati nel secondo piano della nostra scuola che era rimasto al sicuro dalle acque. Quando l’uragano è cessato le autorità ci hanno detto che dovevamo scappare perché la situazione poteva peggiorare di ora in ora. Non c’erano elettricità, acqua potabile, cibo e medicine. Per sfollare la parrocchia avevamo a disposizione solo un camioncino e due macchine. Alcuni di noi sono stati evacuati subito, altri dopo due e tre giorni. Ci siamo quindi diretti verso ovest perché la parte est della Louisiana era completamente inondata e le strade erano tutte inagibili. Non trovavamo posti dove poter dormire. I più anziani sono stati lasciati all’aeroporto, gli altri sono stati mandati in altri Stati”.
 
"I miei ragazzi dispersi". Il religioso parla del senso di smarrimento e solitudine provato in quelle ore: “Sono stati momenti concitati. Durante l’evacuazione abbiamo dovuto prenderci cura di noi stessi. Non potevamo portare via nulla e contattare nessuno. Mi chiedo dove saranno i miei studenti. Sono tutti fuggiti nelle campagne e finora sono riuscito a contattare solo alcuni loro genitori via mail”. Le comunicazioni telefoniche, infatti, restano interrotte ed è difficile raccogliere testimonianze da quei luoghi. “A New Orleans ho anche lasciato parenti e amici con i quali non sono ancora riuscito a parlare”. La scuola della parrocchia di Harvey doveva aprire in ottobre: “Probabilmente non sarà possibile per quella data, ma spero che le lezioni riprendano al più presto”.
 
Sfollato di New OrleansIl dramma dei poveri. Padre Sid non si dà pace. I danni sono di proporzioni enormi, come spiega il Fratello salesiano Thomas Dion, sempre dalla Grande Mela: “Molte persone che vivono nei quartieri di Harvey e Marrero, dove ci sono le nostre scuole e cappelle, lavoravano a New Orleans. Ma adesso che tutto è stato distrutto, non avranno più un impiego. Anche se potranno tornare, che cosa faranno lì?”. E che cosa faranno i ragazzi di Padre Sid, per lo più figli di poveri operai, ora che molte aziende trasferiranno le loro sedi, devastate da Katrina, in altre zone del Paese? 
L’uragano Katrina è stata la tragedia di tutti, bianchi e neri, ma ha colpito in particolare i più poveri e ed emarginati. “In alcune circostanze ci sono stati alcuni problemi razziali”, insiste Padre Sid. “L’azione del governo all’inizio è stata lenta, ma quando si ha a che fare con uno sfollamento di 250mila persone le cose non funzionano sempre perfettamente. Tutte le barche erano state distrutte, ma bisogna dire che erano soprattutto i poveri di colore e gli anziani a non avere mezzi di trasporto per andarsene”. Tanto che venerdì 9 settembre è stata messa in moto l’evacuazione forzata di 10mila persone che non avevano ancora lasciato la città.
 
Le violenze delle gang. Padre Sid teme, tuttavia, che i mezzi di comunicazione abbiano voluto strumentalizzare i problemi emersi con la tragedia: “Di certo – dice – la questione razziale è stata esagerata per vendere più giornali. C’è stata anche molta solidarietà, la gente comune si è data da fare per dare una mano”. E, invece, si parla solo delle violenze e degli sciacallaggi. “Le violenze non erano rivolte solo contro i bianchi o solo contro i neri. Riguardavano tutti ed erano compiute dalle gang che la polizia, a causa del disastro ed essendo impegnata con l’esercito nei soccorsi, non è riuscita a controllare”. Padre Sid conclude con una riflessione che è insieme un augurio e una constatazione: “Non si smette mai di sperare. Sicuramente New Orleans sarà ricostruita e la sua gente tornerà a una vita normale, ma nel golfo del Messico ci sarà sempre il pericolo di un altro uragano”.
 
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Francesca Lancini

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