La voce trema a
padre Sid Figlia, salesiano appena arrivato da New Orleans nella sede dell’Ordine
di New York. Le parole vengono meno quando deve descrivere che cosa significava
per lui questa splendida città della Louisiana, oggi completamente inondata dalla
furia dell’uragano Katrina. “E’ difficile dirlo”, dice al telefono ancora
scosso. “Tutto quello che ho vissuto per molti anni non c’è più”.
I giorni del terrore. Padre Sid è stato
costretto a lasciare New Orleans il giorno dopo l’uragano, insieme agli altri
religiosi salesiani della zona. Ha 75 anni e da undici viveva nella parrocchia
di San Giovanni Bosco ad Harvey, sulla riva occidentale del Mississipi, di fronte
alla grande città del sud. “Bisogna andare avanti”, aggiunge con un filo di
speranza per poi continuare nel suo racconto: “Il giorno della mostruosa
tempesta io e gli altri padri ci siamo rifugiati nel secondo piano della nostra
scuola che era rimasto al sicuro dalle acque. Quando l’uragano è cessato le
autorità ci hanno detto che dovevamo scappare perché la situazione poteva
peggiorare di ora in ora. Non c’erano elettricità, acqua potabile, cibo e
medicine. Per sfollare la parrocchia avevamo a disposizione solo un camioncino
e due macchine. Alcuni di noi sono stati evacuati subito, altri dopo due e tre
giorni. Ci siamo quindi diretti verso ovest perché la parte est della Louisiana
era completamente inondata e le strade erano tutte inagibili. Non trovavamo
posti dove poter dormire. I più anziani sono stati lasciati all’aeroporto, gli
altri sono stati mandati in altri Stati”.
"I miei ragazzi dispersi". Il religioso parla
del senso di smarrimento e solitudine provato in quelle ore: “Sono stati
momenti concitati. Durante l’evacuazione abbiamo dovuto prenderci cura di noi
stessi. Non potevamo portare via nulla e contattare nessuno. Mi chiedo dove
saranno i miei studenti. Sono tutti fuggiti nelle campagne e finora sono
riuscito a contattare solo alcuni loro genitori via mail”. Le comunicazioni
telefoniche, infatti, restano interrotte ed è difficile raccogliere
testimonianze da quei luoghi. “A New Orleans ho anche lasciato parenti e amici
con i quali non sono ancora riuscito a parlare”. La scuola della parrocchia di
Harvey doveva aprire in ottobre: “Probabilmente non sarà possibile per quella
data, ma spero che le lezioni riprendano al più presto”.
Il dramma dei poveri. Padre Sid non si dà
pace. I danni sono di proporzioni enormi, come spiega il Fratello salesiano Thomas
Dion, sempre dalla Grande Mela: “Molte persone che vivono nei quartieri di
Harvey e Marrero, dove ci sono le nostre scuole e cappelle, lavoravano a New Orleans.
Ma adesso che tutto è stato distrutto, non avranno più un impiego. Anche se
potranno tornare, che cosa faranno lì?”. E che cosa faranno i ragazzi di Padre
Sid, per lo più figli di poveri operai, ora che molte aziende trasferiranno le
loro sedi, devastate da Katrina, in altre zone del Paese?
L’uragano Katrina è
stata la tragedia di tutti, bianchi e neri, ma ha colpito in particolare i più
poveri e ed emarginati. “In alcune circostanze ci sono stati alcuni problemi
razziali”, insiste Padre Sid. “L’azione del governo all’inizio è stata lenta,
ma
quando si ha a che fare con uno sfollamento di 250mila persone le cose non
funzionano sempre perfettamente. Tutte le barche erano state distrutte, ma
bisogna dire che erano soprattutto i poveri di colore e gli anziani a non avere
mezzi di trasporto per andarsene”. Tanto che venerdì 9 settembre è stata messa
in moto l’evacuazione forzata di 10mila persone che non avevano ancora lasciato
la città.
Le violenze delle gang. Padre Sid teme,
tuttavia, che i mezzi di comunicazione abbiano voluto strumentalizzare i
problemi emersi con la tragedia: “Di certo – dice – la questione razziale è
stata esagerata per vendere più giornali. C’è stata anche molta solidarietà, la
gente comune si è data da fare per dare una mano”. E, invece, si parla solo
delle violenze e degli sciacallaggi. “Le violenze non erano rivolte solo contro
i bianchi o solo contro i neri. Riguardavano tutti ed erano compiute dalle gang
che la polizia, a causa del disastro ed essendo impegnata con l’esercito nei
soccorsi, non è riuscita a controllare”. Padre Sid conclude con una riflessione
che è insieme un augurio e una constatazione: “Non si smette mai di sperare. Sicuramente
New Orleans sarà ricostruita e la sua gente tornerà a una vita normale, ma nel
golfo del Messico ci sarà sempre il pericolo di un altro uragano”.
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