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La situazione messicana è in continuo fermento. L’anno prossimo si svolgeranno
le elezioni presidenziali che potrebbero dare una spallata definitiva al governo
dell’attuale presidente Vicente Fox del Pan. La vita politica messicana si anima dunque, e scuote le coscienze popolari,
da Tijuana al confine con il Guatemala. Tiene banco la questione dell’unità della
sinistra che va da Manuel Lopez Obrador, ex sindaco di Città del Messico, fino
al movimento insorgente del Sub Comandante Marcos, l’Ezln. Riusciranno queste due figure essenziali nell’intento di non farsi la guerra
(politica)? Ne abbiamo discusso con Jaime Aviles firma autorevole del quotidiano messicano La Jornada, che abbiamo incontrato in occasioone della manifestazione Carovane 2005 svoltasi
a Piacenza e autore fra l’altro di diversi libri, che ci ha descritto uno scenario
politico ancora confuso.
La competizione interna. La preoccupazione principale della sinistra è quindi quella dell'eventuale dispersione
dei voti. “In questo modo si stabilisce una falsa competizione fra il movimento
di Lopez Obrador e il movimento che ha sempre sostenuto le ragioni zapatiste"
spiega Aimes, "Non si tiene abbastanza in considerazione che più o meno sono la
stessa cosa. Il movimento che appoggia l’ex sindaco della capitale, la società
civile e le organizzazioni culturali, è lo stesso che ha sempre sostenuto le
ragioni delle popolazioni indigene e quelle degli zapatisti". Ma allora cosa succede
intorno a queste due figure che in un modo o nell’altro rappresentano tutta quella
parte di popolazione che si è stancata del governo “de estrema derecha”, come lo definisce il giornalista messicano? “Lopez Obrador è attorniato da un gruppo di dirigenti del suo partito (il Prd, il Partito Rivoluzionario Democratico) che non hanno la minima cultura etica.
E nemmeno politica. E’ un fatto storico la mancanza di etica politica, abbinata
ad una voglia di opportunismo all’interno del partito. Anzi, possiamo dire che
la loro etica è spazzatura e questo purtroppo crea una ulteriore contraddizione
all’interno dello schieramento. D’altro canto se esaminiamo la condotta politica
tenuta da Lopez Obrador nel corso del tempo, possiamo affermare che è un politico
eticamente impeccabile. E il fatto che i due movimenti si possano in qualche modo
combattere e non fare un cammino unitario, potrebbe far sprofondare il Paese
intero. Questo non sarebbe accettabile e sarebbe poco intelligente.”
Novità guerrigliere. Intanto la nazione, da nord a sud, vive, in molti casi, una situazione spaventosa
di povertà, di ingiustizia, di frustrazione e deve fare i conti anche con un
nuovo soggetto militar/politico: l'Esercito di Ricostruzione Regionale, l’Err, che ha dichiarato guerra ai nove governatori della zona ovest del Messico.
In un comunicato diffuso via internet questo fantomatico gruppo ha invitato la
popolazione "Alla lotta armata contro questi delinquenti del governo” . Ma Aviles
minimizza. “I messicani non si sono mai sentiti minacciati dalle azioni e dalle
armi degli zapatisti. Hanno sempre riconosciuto il diritto degli indigeni a lottare
per le loro rivendicazioni e mai sono saltati fuori dei dubbi sulla legittimità
delle loro lotte. Anzi - conclude - un contributo fondamentale alla democratizzazione
del paese lo si deve anche alla presenza della lotta zapatista".Alessandro Grandi