09/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un milione di poveri in più, mortalità infantile in aumento: è la fine del sogno?

Vista dall'alto dell'allagamentoIl disastro negli Stati Uniti non è arrivato con l'uragano Katrina. Il disastro era già là. Dalle acque stagnanti di New Orleans sono emerse, oltre ai cadaveri, anche le reliquie di una società già costretta in ginocchio ben prima di venire colpita dalla furia della natura. Tassi di analfabetismo tra i più elevati; criminalità in aumento; omicidi che al 19 agosto 2004 erano saliti del 7 per cento rispetto allo scorso anno; un sistema scolastico in cui nel 2004 10mila bambini su 60mila (il 96 per cento afroamericani) sono stati sospesi da scuola. I cittadini delle periferie più avvilite hanno avuto a che fare per anni con povertà e disoccupazione cronica, e per anni sono stati ignorati da tutti i livelli di governo. Se non fosse bastato un uragano a squarciare le ferite di una comunità vissuta in balìa di indigenza e negligenza, un'altra 'calamità naturale', sotto forma di rapporto delle Nazioni Unite, avrebbe comunque evidenziato a distanza di qualche giorno che, oltre a New Orleans, ampie regioni degli Stati Uniti sono povere quanto un Paese del Terzo Mondo. Il Rapporto annuale sullo sviluppo pubblicato dall'Onu quattro giorni fa dipinge il cupo scenario di un pianeta dove i Paesi più poveri sono assai più poveri di 15 anni fa, a dispetto dei roboanti proclami elencati dalla Nazioni Unite nei cosiddetti 'obiettivi del millennio': dimezzare la povertà; ridurre di due terzi la mortalità infantile; fermare il contagio dell'Aids. Mentre alcune nazioni stanno indubbiamente progredendo verso tali obiettivi, spiega il rapporto, in molti tra gli Stati più poveri le condizioni di vita si sono aggravate. Ma questo, contro ogni pronostico, è successo anche negli Usa.

Homeless a New YorkMortalità infantile come in Malesia. Il documento è un pungente atto d'accusa della politica, nazionale ed estera, degli Stati Uniti contro la povertà, a pochi giorni di distanza dal 60° anniversario della nascita dell'Onu, le cui celebrazioni rappresenteranno il più grande consesso di potenti della storia. Com'è possibile che per molti cittadini il sogno americano si sia trasformato in un incubo? "A causa del fatto - secondo Kevin Watkins, autore del rapporto - che gli Usa hanno una strategia militare ipertrofica e una strategia per lo sviluppo umano sottosviluppata". L'indicatore più significativo a sostegno della tesi del rapporto sullo sviluppo delle Nazioni Unite è il tasso di mortalità infantile. Fino al 2000 gli Usa hanno assistito ad una sua progressiva diminuzione, ma da allora il trend si è invertito, ed il tasso è aumentato anziché diminuire, raggiungendo il livello di quello di Paesi come la Malesia. Inoltre, pesanti disuguaglianze gravano sui nuovi nati della società americana. I bambini di colore hanno infatti il doppio di probabilità dei bianchi di morire prima del compimento del primo anno di vita. Sebbene per la sanità gli Usa spendano pro-capite il doppio di altri Paesi sviluppati, la spesa sanitaria è enormemente sbilanciata a favore dei bianchi, dice il rapporto. Altri dati contenuti nel j'accuse dell'Onu che evidenziano forti disuguaglianze sociali sono: la probabilità doppia di una madre di colore di far nascere un figlio sottopeso, rispetto ad una madre bianca; la mancanza di servizi sociali e assistenza medica per una persona ogni sei; infine, l'aumento del 20 per cento della povertà infantile. Negli Stati Uniti sono 43,6 milioni le persone senza assistenza sanitaria, pari al 15,2% della popolazione. Di questi circa 8,5 milioni sono bambini e adolescenti. Se il divario nella sanità Usa tra bianchi e neri venisse livellato - è scritto nel rapporto - si potrebbero salvare 85mila vite ogni anno.
 
Si dorme per stradaPiove sul bagnato. A rincarare la dose, è arrivato il mese scorso anche un rapporto del Census Bureau, l'istituto di statistica statunitense, che a fine agosto registrava un aumento del tasso di povertà Usa di un punto percentuale e mezzo, rispetto a trent'anni prima: nel 1974 i poveri assommavano all'11,2% della popolazione totale, nel 2004 al 12,7%. Un incremento anche rispetto all'anno precedente. Nel 2003, infatti, la soglia di povertà era ferma al 12,5. Questo significa che in un anno sono scivolate nell'indigenza 1,1 milioni di persone. Il numero di poveri nel 2004 ha infatti raggiunto la soglia dei 37 milioni, dai 35,9 milioni del 2003. E la sorpresa è che la maggior parte dei nuovi indigenti non sono neri. L'aumento è infatti avvenuto per un solo gruppo sociale, ovvero quello dei bianchi non ispanici, l'8,6% dei quali è caduto al di sotto della soglia della povertà nel 2004 in confronto all'8,2% del 2003.
 

Luca Galassi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità