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Sono più di 600 le vittime dell’epidemia di encefalite giapponese in
corso da qualche settimana nello stato settentrionale indiano dell’Uttar
Pradesh. A queste, si devono aggiungere almeno 140 morti in Nepal,
negli ultimi due mesi, dove sono state infettate oltre 800 persone, per
la maggior parte donne e bambini, che vivono nel sud-ovest del Paese,
al confine con l’Uttar Pradesh. Un'organizzazione non governativa
(Voluntary Health Association) ritiene che in India i bambini morti per
l’encefalite giapponese potrebbero essere molti di più di quanto
riportato dalle autorità sanitarie: da 1.000 a 1.500. I piccoli fra i
sei mesi e i 15 anni sono quelli in cui la malattia è più pericolosa:
infatti, nelle zone geografiche dove è diffusa l’encefalite giapponese,
i meno giovani e gli adulti sono già stati infettati dal virus e
diventati immuni.
Appuntamento annuale. L’encefalite giapponese è ben nota a queste
popolazioni: trasmessa dalla puntura di una zanzara (del genere culex)
si presenta ogni anno, nel periodo estivo-autunnale o durante la
stagione delle piogge, in diversi Paesi asiatici. In India, negli
ultimi 25-30 anni, è stata responsabile della morte di migliaia di
persone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità,
è la
principale causa di encefalite virale in Asia: ogni anno
vengono riportati da 30mila a 50mila casi di infezione, ma il conteggio
potrebbe essere molto più alto. Il periodo di incubazione, dal momeno
dell’infezione alla comparsa dei primi sintomi, varia da 5 a 15 giorni.
Nella maggior parte dei casi la malattia può decorrere senza sintomi o
con disturbi come febbre e mal di testa di lieve entità. In un paziente
ogni 200 tuttavia la malattia è grave: febbre alta, mal di testa,
rigidità del collo, disorientamento, coma, convulsioni, paralisi
spastica e morte che arriva in sei pazienti su 10. Nel 30 per cento dei sopravvissuti
rimangono poi danni permanenti al
sistema nervoso centrale.
Anche un caso è troppo. Il numero di morti per encefalite giapponese in India potrebbe essere
ancora più alto di quanto finora segnalato: infatti non sono stati riportati molti
decessi
verificatisi nelle aree remote. Da considerare fra l’altro che è
proprio in queste zone che l’infezione si diffonde con maggiore
frequenza, perché abbondano stagni, canali di irrigazione e risaie dove
le zanzare depongono le uova. Secondo quanto riportato dalla BBC, molti
funzionari sanitari non sono stati precisi nel riportare il numero di
morti nelle loro aree di competenza: questo per timore di essere puniti
per non aver preso provvedimenti adeguati nel bloccare l’epidemia.
Anbumani Ramadoss, Ministro della salute in India, ha detto che “non ci
dovrebbe essere nemmeno un caso” e che era una responsabilità del
governo centrale eradicare le epidemie di questa malattia. Ramadoss voleva far
partire
un progamma sanitario rurale nella capitale dell’Uttar Pradesh, che
avrebbe incluso una campagna di vaccinazione di massa.
Valeria Confalonieri