09/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



India e Nepal, l'epidemia uccide soprattutto i bambini
Donne indiane al lavoro nei campi. Copyrigth - Who / P. VirotSono più di 600 le vittime dell’epidemia di encefalite giapponese in corso da qualche settimana nello stato settentrionale indiano dell’Uttar Pradesh. A queste, si devono aggiungere almeno 140 morti in Nepal, negli ultimi due mesi, dove sono state infettate oltre 800 persone, per la maggior parte donne e bambini, che vivono nel sud-ovest del Paese, al confine con l’Uttar Pradesh. Un'organizzazione non governativa (Voluntary Health Association) ritiene che in India i bambini morti per l’encefalite giapponese potrebbero essere molti di più di quanto riportato dalle autorità sanitarie: da 1.000 a 1.500. I piccoli fra i sei mesi e i 15 anni sono quelli in cui la malattia è più pericolosa: infatti, nelle zone geografiche dove è diffusa l’encefalite giapponese, i meno giovani e gli adulti sono già stati infettati dal virus e diventati immuni.

L'encefalite giapponese è trasmessa dalla zanzara del genere culex Appuntamento annuale.
L’encefalite giapponese è ben nota a queste popolazioni: trasmessa dalla puntura di una zanzara (del genere culex) si presenta ogni anno, nel periodo estivo-autunnale o durante la stagione delle piogge, in diversi Paesi asiatici. In India, negli ultimi 25-30 anni, è stata responsabile della morte di migliaia di persone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è la principale causa di encefalite virale in Asia: ogni anno vengono riportati da 30mila a 50mila casi di infezione, ma il conteggio potrebbe essere molto più alto. Il periodo di incubazione, dal momeno dell’infezione alla comparsa dei primi sintomi, varia da 5 a 15 giorni. Nella maggior parte dei casi la malattia può decorrere senza sintomi o con disturbi come febbre e mal di testa di lieve entità. In un paziente ogni 200 tuttavia la malattia è grave: febbre alta, mal di testa, rigidità del collo, disorientamento, coma, convulsioni, paralisi spastica e morte che arriva in sei pazienti su 10. Nel 30 per cento dei sopravvissuti rimangono poi danni permanenti al sistema nervoso centrale.

Campi coltivati in India. Copyright - Who / P. Virot Anche un caso è troppo. Il numero di morti per encefalite giapponese in India potrebbe essere ancora più alto di quanto finora segnalato: infatti non sono stati riportati molti decessi verificatisi nelle aree remote. Da considerare fra l’altro che è proprio in queste zone che l’infezione si diffonde con maggiore frequenza, perché abbondano stagni, canali di irrigazione e risaie dove le zanzare depongono le uova. Secondo quanto riportato dalla BBC, molti funzionari sanitari non sono stati precisi nel riportare il numero di morti nelle loro aree di competenza: questo per timore di essere puniti per non aver preso provvedimenti adeguati nel bloccare l’epidemia. Anbumani Ramadoss, Ministro della salute in India, ha detto che “non ci dovrebbe essere nemmeno un caso” e che era una responsabilità del governo centrale eradicare le epidemie di questa malattia. Ramadoss voleva far partire un progamma sanitario rurale nella capitale dell’Uttar Pradesh, che avrebbe incluso una campagna di vaccinazione di massa.

A caccia di vaccini. Infatti, una volta infettati, non vi sono cure specifiche. Esistono vaccini per proteggersi dal virus, ma il loro utilizzo non è facile. Uno, efficace, è però costoso e ha un utilizzo limitato in interventi sulla popolazione nelle aree dove le risorse economiche sono scarse. Vi è poi un altro vaccino, economico, utilizzato in Cina ma non disponibile ovunque. L’India non è in grado di produrre quantità di vaccino sufficienti per far fronte all'epidemia di encefalite giapponese e sta cercando di procurarsi il composto da altri Paesi (Cina e Sud Corea).

 

Valeria Confalonieri

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