08/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Multinazionali e censura nell'era di internet in Cina
Scritto per noi da
Alessandro Orrù 
 
Il logo dell'associazione francese"Reporter sans frontières" (Rsf) ha accusato Yahoo di fornire informazioni che hanno permesso alle autorità cinesi di imprigionare Shi Tao, un giornalista che lavorava per un quotidiano di notizie economiche, fornendo il suo indirizzo e-mail e permettendo così alle autorità di risalire al suo computer. Il cane da guardia dei media ha accusato il gigante americano dell'informatica di essere diventato un vero e proprio informatore della polizia per favorire le sue ambizioni commerciali nel paese. Shi Tao è stato condannato a dieci anni di prigione per aver permesso al sito web di 'Rsf' di pubblicare una traduzione di un messaggio "interno" del Partito Comunista cinese, la comunicazione avvertiva dei rischi che a livello sociale avrebbero comportato degli arresti durante il quindicesimo anniversario della strage di Piazza Tienanmen. 

Accadeva in giugno. Sono molti altri i "giganti" informatici che si sono conformati alle ferree regole di Pechino per riuscire a portare i propri prodotti ai milioni di consumatori cinesi: Google già da tempo offre agli utenti che si collegano dalla Cina un servizio di raccolta automatica news del tutto simile a quello già offerto altrove omettendo però proprio quei link che il governo cinese non vuole rendere pubblici. Un portavoce del famoso motore di ricerca ha dichiarato in tutta risposta alle accuse che questo tipo di comportamento non solo è legittimo ma è necessario per offrire Il logo del colosso dell'informatica americano un servizio efficiente: "Per offrire la migliore possibile esperienza di ricerca ai nostri utenti cinesi non si devono includere i siti il cui contenuto non è da loro accessibile". In giugno aveva suscitato molte proteste la notizia che la Microsoft in Cina aveva aiutato i censori nel rimuovere da un blog Msn parole come "libertà" e "democrazia" con un programma che non permetteva agli utenti cinesi di utilizzare quelle frasi cui può essere dato un significato politico. A coloro che ci provano appare la scritta "questo argomento contiene parole vietate, cancellatele per cortesia". Un portavoce della compagnia americana ha dichiarato che "questo è il prezzo che si deve pagare per il positivo diffondersi dei forum di discussione nel web della Cina".
 
Anche la Cisco sarebbe in questi giorni al centro di grandi polemiche, ma per aver venduto tecnologia proibita alla Repubblica Popolare Cinese. Secondo Ethan Gutmann del "Wall Street Journal", l'Internet supercontrollata in mano al Partito Comunista è frutto del collaborazionismo di Cisco.
Il sistema attualmente in uso, che tiene sotto stretta osservazione gli oltre 100 milioni di utenti cinesi, sarebbe stato venduto dalla compagnia statunitense ch e avrebbe costruito un database di stato, aggiornato in tempo reale ed esteso fino ai cellulari d'ultima generazione, che permette alle autorità di censurare arbitrariamente tutte le forme di comunicazione digitale. 

Internet fatto su misura. Nell'aprile di quest'anno il provvedimento per l'archiviazione delle pubblicazioni web in Cina è stato l'ultimo e quasi definitivo giro di vite del governo di Pechino alla libertà in rete.
A partire da giugno gli oltre 800mila siti del web cinese sono stati schedati perché verranno monitorati attentamente. Tutti, dai semplici blog personali fino ai grandi portali aziendali faranno parte di questo registro e potranno pubblicare solamente dopo aver ricevuto un apposito permesso del Ministro dell'Informazione. Una specie di patentino che certifica la bontà dei propri intenti. Nonostante i vertici della nomenklatura cinese abbiano più volte affermato di essere favorevoli agli usi commerciali della comunicazione telematica, si sono sempre opposti ad una sua crescita incontrollata.
A combattere questa vera e propria guerra sono state chiamate in campo un esercito di moderne Guardie rosse informatiche: dispongono di uffici speciali presso le prefetture di oltre settecento città in tutto il paese, difendono l'immagine del Partito e mantengono sotto controllo proprio i gangli vitali dell'informazione sovversiva come chat, forum e gruppi di discussione.
 
Bandiera cinese con computer Si tratta solamente di un ulteriore passo avanti verso la realizzazione di quella che potremmo definire la ricetta del governo di Pechino per l'internet cinese: un sistema completamente depurato da violenza e pornografia, ma altamente restrittivo per i singoli individui. A mantenere "al sicuro" l'utenza cinese il blocco di firewall statali, la cosidetta "muraglia cinese", definito da alcuni studiosi di Harvard come il più imponente e sofisticato sistema tecnologico per la censura sistematica e totale dell'informazione.
Categoria: Diritti, Politica, Media, Economia
Luogo: Cina
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