All’alba di oggi, un commando di un centinaio di uomini ha
preso d’assalto l’abitazione di Moussa Arafat, cugino del defunto raìs, alla
periferia di Gaza. Dopo un intenso scontro a fuoco, durato circa mezz’ora, con
le guardie del corpo dell’ex capo della sicurezza nella Striscia, i miliziani
hanno portato in strada Arafat e l’hanno giustiziato con 23 colpi.

Giustizia sommaria.
Arafat, tra i fondatori del movimento Fatah, ricopriva l’incarico di
consigliere militare per il presidente Abu Mazen. L’azione è stata rivendicata
dai Comitati per la Resistenza Popolare, un gruppo formato da ex esponenti di
Fatah, Hamas e Jihad. “Abbiamo applicato la legge di Dio” ha dichiarato il loro
portavoce, Mohammed Abdel Al, intervistato da Ap, “Abbiamo ucciso Arafat per
punirlo per la sua corruzione visto che le Forze di Sicurezza Palestinesi non
hanno preso provvedimenti contro di lui.” Moussa Arafat era stato silurato
dalle forze di sicurezza da Abu Mazen diversi mesi fa, proprio per via delle
numerose accuse di corruzione a suo carico. Nell’azione, i miliziani dei Crp
hanno sequestrtato tre guardie del corpo e il figlio di Arafat, Manhal. Tutti
rilasciati poche ore dopo. Mohammed Abdel Al ha dichiarato che: “Adesso abbiamo
una corposa documentazione degli affari loschi di Arafat e suo figlio, Manhal,
che è stato interrogato e ha confessato diversi malaffari”.
Schegge impazzite.
L’uccisione di Arafat suona come una sfida diretta contro l’Anp nel momento in
cui si appresta a prendere il controllo della Striscia di Gaza dopo il
disimpegno israeliano. Nel frattempo, vista la situazione di caos crescente il
ministro della Difesa Shaoul Mofaz ha sollecitato le truppe dell’Israeli
Defence Force a lasciare la Striscia di Gaza anche prima del termine previsto
per il 15 di settembre. Abu Mazen ha intimato la cattura degli autori i quali,
dal canto loro, hanno già fatto sapere che resisteranno a qualunque tentativo
di disarmarli.
Solo pochi giorni fa Abu Mazen aveva sottolineato la
necessità di riportare sotto il controllo dell’Anp le schegge impazzite
fuoriuscite dai diversi gruppi militanti della Striscia. Il presidente
palestinese ha cercato di farlo evitando lo scontro diretto, offrendo ai
militanti la possibilità di arruolarsi nelle nuove forze di sicurezza. In vista
delle elezioni di gennaio, in cui Hamas prenderà parte come forza politica,
attorno al problema della sicurezza nella Striscia di Gaza si giocherà un
braccio di ferro che è già incominciato e minaccia di produrre un clima da
guerra civile in quella che, un tempo, era considerata la più grande prigione
a
cielo aperto del mondo.

Un potere parallelo.
Il presidente Anp è sotto pressione da parte di Stati Uniti ed Europa e molti
analisti ritengono stia trattando con Hamas e altri gruppi armati perché almeno
smettano di circolare armati per le strade cittadine. Nasser Youssef, ministro
dell’Interno Anp, ha dichiarato in più occasioni che le parate militari
inscenate da Hamas dall’inizio della Seconda Intifada non saranno più
tollerate. In segno di sfida, Hamas ha pubblicato sul proprio sito web le
fotografie dei nuovi comandanti della sua ala armata, le brigate Izzeddin al
Kassam, indicandone anche le aree di competenza come fossero un’autorità
parallela. E lunedì, quando un’esplosione ha ucciso quattro persone a Gaza,
l’Anp ha smentito la ricostruzione dei fatti fornita da Hamas secondo cui
l’edificio sarebbe stato colpito da un missile sparato da un elicottero israeliano.
Nei giorni scorsi Gaza ha
anche assistito a diverse manifestazioni di protesta da parte delle sue forze
di polizia, che si lamentano con l’Anp perché non starebbe rispettando gli
impegni economici presi nell’ambito della riforma del servizio militare varata
nel luglio 2005. Abu Mazen ha annunciato il prossimo schieramento di 15 mila
poliziotti nella Striscia.