08/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Mario Scialoja, della Lega musulmana mondiale
Un gruppo di ricercati per sospetti legami con al-Qaeda si è asserragliato in una palazzina a Damman, città a 400 chilometri dalla capitale Riad, in Arabia Saudita. I corpi speciali della polizia saudita hanno assaltato la costruzione e ieri, dopo due giorni di combattimenti, hanno avuto ragione dei fondamentalisti. Il bilancio dello scontro è grave: tre poliziotti e cinque ricercati sono rimasti uccisi.
 
i corpi speciali sauditi assaltano la palazzina dove si erano trincerati i fondamentalistiUn altro giorno di terrore. Tra le vittime, anche se manca la conferma ufficiale, ci sarebbe Zaid al-Samari, uno dei 36 ricercati dalle autorità saudite, il cui nome figura in una lista resa pubblica qualche mese fa. Questa lista è stata aggiornata rispetto a quella che venne diffusa a maggio del 2003, quando quattro attentatori suicidi si fecero esplodere in tre complessi residenziali abitati da occidentali nella capitale Riad e provocarono la morte di 35 persone e il ferimento di altre 200. Da quel momento è cominciata una vera e propria guerra tra gli agenti dei corpi speciali sauditi e i militanti dei gruppi integralisti del Paese. Con le vittime di ieri, in uno stillicidio quotidiano che continua da due anni, sono almeno 140 le vittime tra i civili e i poliziotti e più di 100 i miliziani assassinati. Il fatto che tutti i miliziani indicati nella prima lista di super-ricercati siano stati arrestati o uccisi dimostra come il governo di Riad abbia usato la mano pesante contro il fondamentalismo nel Paese, ma il fatto che dopo due anni si sia reso necessario stilare una nuova lista dimostra come il problema dell'integralismo armato in Arabia Saudita non sia affatto risolto.
 
l'ex ambasciatore italiano a riad mario scialoja, ora presidente della lega musulmana mondiale in italiaSull'orlo del vulcano. “Fin dall’esordio di Osama bin Laden e di al-Qaeda, al centro delle minacce dei comunicati del gruppo c’era l’Arabia Saudita. L’obiettivo di rovesciare la dinastia Saud e d’imporre una repubblica islamica in Arabia Saudita non è mai stato abbandonato, quindi non mi meraviglio dell’episodio di Damman, che è solo l’ultimo di una lunga serie”. Mario Scialoja, responsabile della Lega Musulmana mondiale in Italia ed ex ambasciatore italiano a Riad, commenta così la battaglia tra i corpi speciali e i fondamentalisti dei giorni scorsi. E proprio la capacità di reazione delle forze dell’ordine saudite rende ottimista Scialoja sull’esito finale dello scontro in atto nella monarchia del Golfo Persico. “Ricordo ancora le esercitazioni alle quali assistevo in qualità di rappresentante diplomatico italiano a Riad”, racconta l’ex ambasciatore, “delle vere e proprie dimostrazioni di forza. Inoltre, pur essendo un Paese molto grande, l’Arabia Saudita è facilmente controllabile perché le sue grandi città hanno strutture moderne e non offrono ripari come le cittadelle medievali di altri paesi mediorientali. Da tempo gli apparati di sicurezza lottano in modo encomiabile contro la rete che punta a destabilizzare il Paese, perché ormai il terrorismo non riguarda più solo l’Occidente, ma tutti i paesi arabi moderati. L’Arabia Saudita è una vittima del terrorismo tanto quanto la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Spagna”.
 
il nuovo re saudita abdallahIl futuro dell’Arabia Saudita. Qualche mese fa è morto re Fahd. Da tempo il potere era nelle mani del principe Abdallah, il reggente, fratello del defunto monarca. Adesso il trono è ufficialmente nelle mani di Abdallah. Secondo lei, che è una delle persone che meglio conosce l’Arabia Saudita, questo potrebbe causare delle scosse all’interno della famiglia reale finendo quindi per rinforzare il terrorismo? “Assolutamente no”, risponde perentorio Scialoja, “Abdallah era stato nominato reggente da tempo, secondo un meccanismo che è stato introdotto dai tempi della fondazione stessa dell’Arabia Saudita. Abdallah, da quando tiene le redini del Paese, ha colto i segnali che arrivavano dalla società saudita e ha dato vita a una serie di aperture molto importanti. Adesso le donne possono lavorare nei ministeri per esempio e, per la prima volta nella storia, si sono tenute elezioni amministrative a livello locale. In futuro si parla di possibilità di eleggere un’Assemblea Nazionale e di voto alle donne. Il Paese ha cominciato a cambiare, anche se lentamente. Per il futuro credo che fino a quando sono vivi i figli di Abdelaziz, il fondatore della dinastia degli Saud, queste regole saranno rispettate. Bisognerà vedere cosa accadrà quando al potere arriveranno i nipoti, la terza generazione. Personalmente credo però che non accadrà nulla, perché la famiglia reale, nei momenti difficili, si è sempre saputa compattare e ha sempre saputo scegliere per il meglio”. E questo è un momento difficile l’Arabia Saudita, che in due anni ha visto morire per le sue strade 240 persone.
 

Christian Elia

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