07/09/2005
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I media statunitensi non risparmiano critiche al governo Usa
Scritto per noi da
Manuele Malagola
Katrinagate. Alcuni importanti quotidiani statunitensi hanno già
iniziato a chiamarlo in questo modo. I ritardi nei soccorsi e la
pessima gestione dell’emergenza uragano da parte dell’amministrazione
Bush rischiano di avere ripercussioni molto gravi, anche a lungo
termine, sull’immagine del Presidente.
I media statunitensi, per la prima volta, hanno tenuto una linea comune
nel criticare duramente l’operato di Bush e dei suoi burocrati.
Repubblicani e democratici, conservatori e progressisti, l’opposizione
e gli storici amici non hanno lesinato rimproveri. Giornali che
hanno sempre appoggiato e difeso il Presidente come lo Union Leader del
New Hampshire, televisioni conservatrici come la Fox, non hanno potuto
nascondere ciò che era sotto gli occhi di tutti i cittadini
statunitensi e di tutto il mondo: l’incapacità di gestire una
catastrofe annunciata e gli errori nella gestione dei fondi e degli
uomini a disposizione venuti a galla dopo l’onda distruttrice portata
da Katrina. Un attacco diretto, senza mezzi termini, come non si era
visto nemmeno per la guerra in Iraq, in occasione della quale il
patriottismo e la regola che in guerra non sono ammesse critiche al
“Comandante Supremo”, avevano addolcito le critiche dell’opposizione
più democratica.
Una pioggia di critiche. Ha iniziato il New York Times, con un
editoriale diretto e spietato intitolato “Aspettando un leader”,
seguito da altri editoriali e articoli tutti dello stesso tenore. Il
giornale accusa Bush e la sua amministrazione “di essersi mossi con un
giorno di ritardo”. Il discorso del Presidente viene commentato come
“più adatto alla celebrazione di una Giornata dell’Albero. Una lunga
lista della spesa di libbre di ghiaccio, generatori e coperte
distribuite alla costa colpita.” Il New York Times si interroga poi su
come si possa dare fiducia a un Presidente il cui comportamento nel
momento del disastro “è sembrato indifferente, quasi spensierato” e che
“non suggerisce che abbia capito davvero la gravità della crisi
attuale.” Il quotidiano conclude l’editoriale ironizzando: “sarà di
qualche conforto pensare che, come ha annunciato Mr. Bush compiaciuto,
gli Stati Uniti saranno un Paese più forte dopo questa crisi.”
Gli attacchi nei confronti del Presidente non si sono smorzati con il
passare dei giorni. Sempre sul Nyt un giornalista scrive “La prima
regola del tessuto sociale - che in tempo di crisi si proteggano i più
deboli - è stata calpestata. Abbandonare i poveri a New Orleans è
l’equivalente morale di abbandonare i feriti sul campo di battaglia.”
Una lettera aperta del New Orleans Times Picayune si rivolge
direttamente al capo dello Stato: “Noi siamo arrabbiati, Signor
Presidente, e lo saremo a lungo anche quando la nostra adorata città e
i dintorni verranno asciugati. La nostra gente merita i soccorsi. Molti
che si sarebbero potuti avere non sono arrivati. Questa è una vergogna
di questo governo.”
Critiche anche dai conservatori. L’opinione pubblica conservatrice si
dice d’accordo con quanto scrive lo Union Leader “Dov’è finito il Bush
dell’11 settembre? Al suo posto c’è una persona non adatta ad essere il
leader di una nazione che deve affrontare insieme una guerra, una
catastrofe naturale e l’incertezza economica.”
Di come sia agguerrita l’opinione pubblica ne sono la dimostrazione
anche i due imbarazzanti episodi capitati al segretario di Stato
Condoleezza Rice. Fischiata quando è calato il sipario di “Spamalot”,
un musical che si era concessa di vedere in un momento di piena
emergenza, e verbalmente attaccata da una cliente mentre faceva
shopping in un famoso negozio di scarpe italiano. Il Presidente ha
reagito rilasciando alla ABC un’intervista in cui, definendo Katrina il
peggior disastro naturale capitato negli Stati Uniti, chiede alla gente
di essere unita e di non giocare a fare politica. “Ci sarà tempo per la
politica.” Nonostante queste dichiarazioni una ricerca dell’istituto
Survey Usa rivela che i consensi nei confronti di Bush siano in rapida
discesa. Il 59% degli intervistati, infatti, è convinto che il governo
non abbia tenuto fede ai propri doveri.
Mancanza di fondi. Ad aggravare la posizione del Presidente si
aggiungono le critiche del Nyt sulla gestione delle spese
dell’amministrazione Bush. Buona parte dei fondi stanziati per il
rinforzamento degli argini che cedendo hanno causato l’inondazione di
New Orleans sarebbero stati tagliati dal Congresso e destinati al
finanziamento della guerra in Iraq.
Alle spese per la guerra ora andranno aggiunte quelle per riportare in vita
una
città completamente distrutta.