Bush cambia il procuratore generale, ma la linea dura contro il terrorismo è la stessa

La Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra? Pittoresca,
e alcune delle sue disposizioni superate. Torture per estorcere confessioni ai
detenuti? Macché, tortura è solo quando uno muore o rimane menomato. Una settimana
dopo la riconferma per un secondo mandato presidenziale, George W. Bush ha deciso:
il nuovo responsabile del dipartimento alla Giustizia degli Stati Uniti, al posto
del dimissionario John Ashcroft, sarà Alberto Gonzales, un uomo che negli ultimi
anni ha espresso senza ambiguità le sue idee sulla guerra al terrorismo. E la
sua nomina, annunciata mercoledì 10 novembre, ha già provocato le proteste di
numerose organizzazioni per i diritti umani.
Chi è Gonzales. Il nuovo procuratore generale, 49 anni, è un fedelissimo di Bush fin dai tempi
in cui il presidente era governatore del Texas. Uno degli otto figli di una famiglia
di immigrati, è il primo ispanico a ricoprire un ruolo così importante nell’amministrazione
statunitense. Durante il primo mandato di Bush è stato il consigliere legale della
Casa Bianca. E’ considerato un conservatore più pragmatico e meno messianico di
Ashcroft, che era il trait d’union con la destra religiosa. Ufficializzando la sua nomina, Bush ha definito Gonzales
“una voce calma e stabile in tempi di crisi”, aggiungendo che “il suo fine intelletto
e il suo sensato giudizio ci hanno aiutato a formare le nostre politiche nella
guerra al terrorismo”.
Le sue idee. Come consigliere del presidente, nel gennaio 2002 Gonzales scrisse un
memorandum interno destinato alla Casa Bianca, nel quale sosteneva: “La guerra al terrorismo
è un tipo nuovo di conflitto. Non è il tradizionale scontro tra due nazioni che
aderiscono alle leggi della guerra che hanno dato vita alla Convenzione di Ginevra
[…] A mio giudizio, questo nuovo paradigma rende obsolete le strette limitazioni
della Convenzione sugli interrogatori dei nemici prigionieri e rende bizzarre
alcune delle sue misure riguardanti i privilegi da concedere al nemico catturato”.
A quel memorandum seguì un altro
documento, datato agosto 2002 e firmato da vari ufficiali governativi tra cui Gonzales,
nel quale si affermava che “le leggi che vietano la tortura non si applicano alla
detenzione e agli interrogatori dei nemici combattenti”. Il memorandum si spingeva
più in là, fino a dire che, per esserci tortura, il dolore causato dagli interrogatori
deve comprendere “la morte, il mancato funzionamento di alcuni organi, o il serio
danneggiamento delle funzioni corporee”.
Le proteste. Alberto Gonzales, è l’accusa di varie organizzazioni per i diritti umani e
think tank progressisti, è in sostanza uno degli architetti della guerra al terrorismo
condotta in modo sporco. Secondo Michael Ratner, presidente del
Center for Constitutional Rights, le opinioni di Gonzales “hanno aperto la porta e spianato la strada” alle sevizie
del carcere iracheno di Abu Ghraib. “Sta esattamente nel punto in cui questa amministrazione
ha abbandonato la legge e ha debordato nel caos – ha dichiarato Ratner –. Stanno
promuovendo uno degli architetti legali degli abusi. E’ scandaloso”.
L’
American Civil Liberties Union (Aclu) ha
esortato il Senato – che dovrà ratificare la nomina del nuovo procuratore generale – a
intraprendere un “pieno e completo scrutinio delle posizioni di Gonzales su fondamentali
questioni di diritti umani e di libertà civili”. Anche Amnesty International si
è rivolta ai senatori del partito democratico (in minoranza per 44 seggi a 55
contro i repubblicani) affinché siano duri contro il successore di Ashcroft.
La scelta di Gonzales è stata definita “disastrosa” dal
Los Angeles Times. In un
editoriale il quotidiano californiano afferma che, “per il resto del mondo, la nomina di
Gonzales ricorda le lodi tessute da Bush a Donald Rumsfeld nel mezzo dello scandalo
di Abu Ghraib”.