07/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A pochi giorni dal voto dilaga la violenza e infuriano le polemiche
Manifesti elettoraliMancano dieci giorni alle elezioni e il clima in Afghanistan si fa sempre più pesante. Non solo dal punto di vista della sicurezza, con il progressivo aumento di combattimenti, attentati e rapimenti, ma anche da quello politico, a causa dell’esclusione in extremis di molti candidati comandanti di fazioni armate irregolari. E non solo per questo.
 
Per cosa si vota. Il 18 settembre undici milioni di afgani andranno alle urne per scegliere tra 5.800 candidati. Dovranno eleggere i 249 membri della Wolesi Jirga, la camera bassa del parlamento afgano, e i membri dei 34 consigli provinciali (da 9 a 29 a seconda delle dimensioni demografiche di ogni provincia). Saranno poi questi consigli ad eleggere un rappresentante per provincia da mandare alla Meshrano Jirga, la camera alta, composta in tutto da 102 membri (34 eletti, appunto, dai consigli provinciali, 34 eletti dai consigli distrettuali e 34 nominati dal presidente Karzai). L’elezione dei consigli distrettuali, inizialmente accorpata alle altre, è stata alla fine rinviata a data da destinarsi in attesa che il futuro parlamento dirima le attuali controversie sul numero e i confini dei diversi distretti.
 
Manifesti elettoraliComandanti candidati. Molti potenti comandanti di milizie private si sono candidati alle elezioni in violazione alle regole che lo impedivano. Alcune di queste candidature sono state subito rigettate, ma moltissime sono state accettate. Ora molti di questi casi sono nuovamente sotto esame e parecchi ‘comandanti candidati’ potrebbero essere esclusi all’ultimo momento, anche se il loro nome e la loro foto sono già stampati sulle schede elettorali e le loro campagne elettorali sono già in pieno svolgimento. Il rischio è che questi candidati, che per ovvi motivi hanno la certezza di guadagnarsi un seggio, faranno certamente ricorso dopo il voto mandando in tilt la macchina elettorale.
 
Tensioni preelettorali. La maggior parte dei comandanti a rischio esclusione appartengono all’ex Alleanza del Nord (tagiki, uzbechi, hazara) e infatti hanno subito accusato il governo Karzai e le Nazioni Unite (e indirettamente gli Stati Uniti) di agire secondo “criteri etnici e politici” al fine di penalizzare i candidati dell'opposizione. A questo si aggiungono le polemiche dei candidati ex mujaheddin che, dopo aver combattuto per anni i comunisti prima e i talebani poi, ora vedono i loro ex nemici partecipare alle elezioni. Molti ex talebani che hanno abbandonato da poco la resistenza armata e molti ex fiancheggiatori dei sovietici appena tornati dall’esilio hanno infatti deciso di correre per un seggio.
 
Soldati Usa in AfghanistanDieci morti al giorno. Ma ciò che più stride con il clima elettorale è la situazione di guerra e di insicurezza in cui l’Afghanistan sprofonda ogni giorno di più. Non passa giorno che i guerriglieri talebani (ora assistiti da ‘consiglieri’ di al Qaeda provenienti dall’Iraq) non attacchino le basi e le pattuglie dell’esercito americano e di quello afgano, scatenando in risposta violenti combattimenti e massicci raid aerei condotti dall’aviazione Usa. Per non parlare del crescente numero di rapimenti ed uccisioni di politici e religiosi vicini al governo, di candidati alle elezioni e di stranieri. Ormai si contano in media almeno una decina di morti al giorno, più di 1.400 dall’inizio dell’anno. E molti prevedono un’ulteriore escalation di violenza a ridosso del voto. Non stupisce che molte agenzie delle Nazioni Unite abbiano consigliato al proprio personale in Afghanistan di ‘andare in ferie’ durante le elezioni.
 

Enrico Piovesana

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