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Oltre a migliaia di case tra Louisiana e Mississippi, l’uragano Katrina ha scoperchiato
una questione sepolta da decenni nella coscienza americana: quella razziale. Dagli
anni Sessanta, dalla concessione dei diritti civili ai neri, l’argomento era diventato
una specie di tabù. Non se ne parlava, il politically correct aveva fatto diventare
i neri afro-americani, ma intanto in molte città americane le persone continuano
ancora oggi a essere segregate in quartieri omogenei per il colore della pelle.
La devastazione di New Orleans è stata una scossa: le immagini riproposte continuamente
dalle televisioni hanno mostrato bambini in lacrime, vecchi con gli occhi di chi
ha perso tutto, uomini che protestavano davanti alle telecamere lamentandosi dei
soccorsi, gente che saccheggiava i negozi allagati. Tutti avevano una cosa in comune:
erano neri. Così, l’America ha improvvisamente riscoperto quello che tutti sapevano
senza dirlo, cioè che la povertà nel paese più ricco del mondo colpisce soprattutto
la popolazione di colore. E a questo si sono aggiunte accuse esplicite di razzismo
rivolte ai media.
La città degli afro-americani. A New Orleans, nonostante sia una dei centri più turistici degli Usa, la miseria
c’era già prima di Katrina. Una città di 1,4 milioni di abitanti dove oltre due
persone su tre sono nere (mentre nel Paese sono poco più di uno su dieci), e in
cui – secondo il censimento del 2000 – più di un quarto dei residenti vive sotto
il livello di povertà. A pagare il prezzo più elevato per l’allagamento della città sono stati proprio i più poveri, cioè
i neri. Sono rimasti nelle loro case (si è calcolato che il 20 per cento non aveva
accesso a una macchina) mentre i più benestanti erano scappati per tempo, sono
stati soccorsi con ritardi incomprensibili, e lasciati a marcire nello stadio
Superdome diventato invivibile. Tra di loro il sentimento diffuso, quelle cose
senza certezze ma che piano piano passano di bocca in bocca e convincono tutti,
è che se fossero stati bianchi, sarebbero stati trattati meglio.
Se fossero stati bianchi? “I neri sono infuriati – ha detto Ron Walters, un politologo dell’università
del Maryland – perché sentono che il motivo della lenta risposta da parte delle
autorità sia il fatto che sono neri, e che non hanno votato per Bush. E non credo
che questa convinzione andrà via molto presto”. Un deputato democratico di colore,
Elijah Cummings, ha in sostanza sposato anche lui questa ipotesi. “Credo ci sia
una buona probabilità che il governo si sarebbe mosso prima, se le vittime fossero
state bianche”, ha detto alla Cnn. E il pastore di una delle più grandi megachiese
d’America frequentate dagli afro-americani, a Houston, ha posto la questione davanti
ai suoi fedeli: “Com’è possibile che il nostro governo riesca a coordinare una
missione di soccorso dall’altra parte del mondo e non riesca a farlo qui? – ha
tuonato –. Di noi non gli importa abbastanza!”. Le accuse sono state rigettate
immediatamente dal segretario di Stato Condoleezza Rice, l’afro-americana con
l’incarico più prestigioso nell’amministrazione Bush.
Due pesi e due misure? Ma l’altro dibattito in corso riguarda l’immagine dei neri proposta dai media
e in particolar modo dalle tv. “La televisione sta creando la favola che i bianchi
sono scappati, e i neri sono rimasti in città per saccheggiarla”, ha scritto un
editorialista del New Jersey Record. Il problema dei saccheggi nella città allagata
è controverso. Alcuni commentatori hanno descritto quelle scene con particolare
enfasi: “Come animali”, ha detto un giornalista di una tv via cavo. “Avrebbe usato
la stessa espressione se fossero stati bianchi?”, si è chiesto il moderatore di
un talk show alla radio. E ha già fatto il giro del web la pagina di un sito di
notizie con due foto simili, ma allo stesso tempo diverse: in una c’è un nero, nell’altra due bianchi.
Quello che conta è la didascalia: nella prima un ragazzo cammina nell’acqua dopo
aver “saccheggiato”, nella seconda i due bianchi hanno “trovato” pane e acqua
in un negozio. “Se non è razzista questo, allora non so cosa lo sia”, ha detto
un commentatore afro-americano alla Cnn. E il rapper Kanye West ha ribadito il
concetto durante un concerto: "Odio il modo in cui ci ritraggono nei media. Se
vedi una famiglia di neri, dicono che stanno saccheggiando. Vedi una famiglia
di bianchi, dicono che stanno cercando cibo".Alessandro Ursic