Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.3 - 2004 dal 4/11 al 11/11
Costa d’Avorio - Giovedì 4 è ricominciata la guerra in Costa d’Avorio, dopo quasi due anni di
tentativi di pacificazione.
L’aviazione governativa ha bombardato le regioni settentrionali del paese controllate
dalla coalizione di ribelli conosciuta come Forze Nuove, nonostante la presenza
di più di 10mila tra caschi blu dell’Onu e soldati del contingente francese, inviati
per monitorare la linea rossa che divide l’area governativa da quella ribelle
dopo gli accordi di pace. L’offensiva del governo di Laurent Gbagbo ha colpito,
sabato 6 novembre, un plotone francese, uccidendo 8 soldati, 1 cooperante statunitense e ferendo altre 23 persone. Immediata la reazione francese:
dei caccia hanno eliminato l’aviazione dell’ex colonia. La capitale amministrativa
Abidjan è stata teatro di violente proteste anti-francesi, che hanno provocato
la fuga di centinaia di espatriati, tornati subito in Francia. Non si ha ancora
un bilancio dei morti, anche se la RadioTelevisione Ivoriana, controllata dal
gruppo dei Giovani Patrioti, vicini a Gbagbo mostrerebbe immagini di decine di
persone morte per mano dei soldati francesi. I feriti in totale ammontano ad alcune
centinaia.
Darfur (Sudan) – L'accordo di pace tra governo sudanese e ribelli in Darfur, siglato martedì 9 novembre nella capitale nigeriana Abuja con la mediazione dell’Unione Africana
sono durati solo poche ore. Mercoledì le autorità sudanesi sono entrate in un
campo di sfollati nei pressi di Nyala, decisi a smantellarlo e a trasferire forzatamente
i residenti. Testimonianze parlano di scene di violenza alle quali avrebbero assistito
da spettatori i soldati dell’Unione Africana, il cui mandato non consente loro
di intervenire.
Nepal - 11 novembre, un poliziotto è stato assassinato dai guerriglieri maoisti. 9 novembre,
almeno 38 persone ferite in un attentato dinamitardo contro un edificio del governo nella
capitale Kathmandu. Il Centro per le vittime delle Torture (Cvict) denuncia che
dall’inizio della guerra nel ’96, i casi di tortura sono raddoppiati ogni anno
fino a raggiungere il numero di 17mila. Nel 2004 il Cvit ne ha segnalati 1800.
Thailandia - Continuano le violenze nel sud del Paese dopo il massacro di Tak Bai del 25
ottobre scorso. Circa 10 persone uccise in attacchi di radicali musulmani contro le comunità buddiste.
Molte scuole chiuse per timore di rappresaglie.
Pakistan - 10 novembre,
3 membri di un gruppo religioso sunnita uccisi a Karachi. Nella più importante
città portuale del Paese si sono verificati nuovi episodi di violenza riconducibili
all’ostilità tra estremisti sunniti ed estremisti sciiti. Non è chiara però la
dinamica di quest’ultimo attentato.
Cecenia - Amnesty International ha denunciato rappresaglie (uccisioni e rapimenti) da
parte dei militari russi contro i familiari dei ceceni che lo scorso mese avevano
testimoniato alla Corte Europea per i Diritti Umani a Strasburgo e contro le associazioni
umanitarie che hanno raccolto le loro testimonianze. Tra il 4 e il 6 3 civili sono stati rapiti a Grozny da uomini in mimetica e passamontagna. Nel
mese di ottobre sono stati 34 i civili ceceni rapiti dai militari russi, 4 in più del mese precedente.
L'8 le forze russe hanno attaccato il villaggio di Shamil-Yurt, nel distretto
di Vedeno, uccidendo 22 guerrigleiri indipendentisti. Tra di loro, secondo i russi, un turco che avrebbe
organizzato l'attentato all'ex presidnete Kadyrov lo scorso 9 maggio.
Il bollettino diffuso dai separatisti, con il solito differimento di una settimana,
sostiene che tra il 30 ottobre e il 5 novembre 98 'invasori' russi sono stati uccisi in operazioni di combattimento. Il 10 novembre,
1 militare russo è stato ucciso nel corso di un fallito blitz delle truppe speciali
russe contro un covo di guerriglieri ceceni a Makhachkala, capitale del vicino
Daghestan.
Kashmir (India) - Il 7 due donne, madre e figlia, sono state stuprate da militari indiani nel corso
di un rastrellamento dell'esercito in un villaggio nei pressi di Handwara.
L'episodio ha scatenato una violenta ondata di proteste popolari, proseguite
per giorni e sfociate regolarmente in scontri con la polizia indiana. Almeno 19 guerriglieri indipendentisti e 3 militari indiani sono stati uccisi in diversi scontri armati, verificatisi soprattutto
nel fine settimana in occasione della visita in Kashmir del ministro degli Interni
di Nuova Delhi. Dall'inizio dell'anno, secondo le cifre ufficiali indiane, il
conflitto ha provocato 1.738 morti, di cui 875 guerriglieri indipendentisti, 600 civili e 263 militari indiani. In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal
Pakistan e le forze di sicurezza indiane, ha causato (secondo le stime ufficiali)
almeno 66 mila morti, in maggioranza civili. Fonti locali stimano un numero di vittime
compreso tra gli 80 e i 100 mila morti.
Afghanistan - L'8,
3 soldati governativi sono morti in un attacco con razzi sferrato da guerrigleiri
talebani contro un checkpoint a Arghandab, alle porte di Kandahar, dove si trova
l'ex residneza del mullah Omar, oggi base militare Usa. Le vittime di questa
settimana fanno salire a
1.052 il numero dei morti dal 1° gennaio 2004 a causa del teoricamente concluso conflitto
afgano. La maggior parte dei morti sono presunti guerriglieri della resistenza
talebana (
500), seguono i militari e i poliziotti afgani (
281), i civili (
174), gli
operatori umanitari internazionali (
47), i soldati statunitensi (
41) e quelli del contingente Isaf della Nato (
5).
Waziristan (Pakistan) - Il 9 (mentre il vice segretario di Stato Usa Richard Armitage era a Islamabad
per discutere dell'offensiva pachistana contro le basi di talebani e al-Qaeda),
almeno 6 miliziani e 3 soldati, sembra anche 8 civili, sono morti nel corso di una offensiva aerea e terrestre lanciata dall'esercito
contro varie roccaforti dei guerriglieri integralisti islamici a ridosso del confine
afgano. Dallo scorso marzo, quando 70 mila soldati pachistani hanno occupato
le aree tribali a cacciadi miliziani talebani e di al Qaeda, sono morti circa
280 presunti guerriglieri e 190 soldati, oltre a decine e decine di civili uccisi nei bombardamenti dei villaggi
e nelle sparatorie tra le due parti.
Algeria - Il 7 sono stati ritrovati i corpi senza vita di 2 sorelle rapite una settimana fa da militanti del Gruppo Salafita per la Predicazione
e il Combattimento, che si oppongono al governo di Algeri. Il 9 novembre 1 poliziotto e 1 civile sono morti in un attentato a Jijel, a 360 chilometri da Algeri. Un commando
ha aperto il fuoco contro i due uomini mentre questi uscivano da un bar. Durante
il Ramadan, mese sacro per l’Islam, sono state uccise 40 persone.
Israele-Palestina -Non si attenuano gli scontri nei Territori Occupati. Il 5 novembre 2 bambini di 8 e 10 anni sono morti nei pressi del campo profughi palestinese di
Khan Younis nella Striscia di Gaza. Il 6 novembre nel campo profughi di Jenin,
durante un’incursione dell’esercito israeliano, è stato ucciso dai militari 1 ragazzo di 13 anni. Secondo le ultime stime, le vittime della Seconda Intifada
(cominciata il 29 settembre 2000) sarebbero 3520 palestinesi e 960 israeliani.
Iraq - L’operazione Phantom Fury continua e Falluja è allo stremo. Secondo fonti
mediche locali in città rimarrebbero solo
300 famiglie, visto che dal 7 ne sono fuggite almeno altre
6000. La situazione umanitaria è gravissima per i profughi e gli sfollati e per le
famiglie rimaste intrappolate in città. I militari Usa avevano lanciato un ultimatum
prima di sferrare l’attacco. Tutti gli uomini sotto i 45 anni che restavano a
Falluja sarebbero stati considerati nemici, ma non tutte le famiglie sono riuscite
a scappare. Al momento non si hanno cifre credibili riguardo alle vittime civili
dell’attacco. I feriti non possono essere curati perché un ospedale è statodistrutto
e l’altro occupato dalle truppe Usa. Il 6 a Samara, quattro autobomba hanno ucciso
37 persone. Il 7
22 poliziotti iracheni sono stati uccisi nel governatorato di al-Anbar e altri
12 a Latifya. Il 9 sono state uccise
45 persone a Baquba. Gli obiettivi erano poliziotti iracheni. Il premier iracheno
Allawi, al quale il 9 novembre hanno rapito tre parenti, ha dichiarato il 7 novembre
lo stato d’emergenza in Iraq per 60 giorni. Questo provvedimento introduce la
legge marziale e il coprifuoco a Falluja, Ramadi, Baghdad e Mosul. Sono inoltre
state chiuse le frontiere con Siria e Giordania. Liberati un ostaggio filippino,
uno sudanese, due libanesi e un nepalese. L'11 l'esplosione di un'autobomba nel
centro di Baghdad ha fatto
17 vittime, mentre l'esercito americano riferisce di oltre
600 guerriglieri morti dall'inizio dell'ultima offensiva a Falluja.
Il governo danese ha annunciato che ritirerà la sue truppe dall’Iraq entro la
fine di giugno 2005.