06/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La solidarietà del lider maximo e dei paesi ‘nemici’ degli Usa.
L'occhio di un cicloneL’uragano Katrina è passato sugli Usa e ha lasciato dietro a sè una scia di morte e distruzione tale da trascinare i “grandi e potenti” Stati Uniti d’America in un abisso (anche di polemiche) dal quale usciranno solo fra diversi mesi. La potenza devastante della natura è riuscita da sola e senza l’aiuto delle armi, a mettere in ginocchio e ad evidenziare i buchi organizzativi, di quello che a tutti gli effetti è considerato il più potente stato del mondo. E a pagarne le conseguenze peggiori, come sempre, è la popolazione.
 
Il mondo si mobilita. In Europa è subito scattata la solidarietà. Finora Austria, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Finlandia, Italia, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Spagna e Paesi Bassi si sono mobilitate e hanno promesso l’invio di aiuti. In Medio Oriente le autorità dell’Arabia Saudita hanno già fatto sapere che invieranno aiuti per 5 milioni di dollari. In Asia la corsa alla solidarietà ha fatto in modo che lo Sri Lanka, paese che ha pagato con oltre 30mila morti un tributo pesantissimo allo Tsunami, abbia donato 25mila dollari alla Croce Rossa Usa. Alle azioni di sostegno hanno però partecipato anche stati considerati da sempre‘nemici’ degli Stati Uniti. Come ad esempio l'Iran, che per voce di un rappresentante del ministero degli Esteri ha fatto sapere che per mezzo della Mezza Luna Rossa è disposto a inviare aiuti umanitari a Washington. “Se l’auito dell’Iran è utile e viene richiesto, noi risponderemo all’appello”. Oppure come la Corea del Nord che con un gesto che non si era mai visto ha inviato un messaggio di solidarietà agli Stati Uniti. Ma anche la Cina che ha offerto medici e 5 milioni di dollari. Per finire con il Venezuela e con Cuba, che hanno fatto sapere di essere disposti  a impegnarsi per le popolazioni colpite in Alabama, Mississipi, Louisiana e, marginalmente, anche in Texas, sperando forse in una risposta positiva, che riapra scenari di dialogo importanti.
 
Fidel Castro "esperto" di uragani conferma il suo appoggio agli UsaOdio o amore? Il presidente di Cuba, Fidel Castro, ha offerto all’amministrazione statunitense il suo aiuto: 1110 medici e 26 tonnellate di materiale fra medicinali e cibo, tutto a carico esclusivo dell’amministrazione cubana “e senza volere nulla in cambio”, oltre all’appoggio incondizionato di tutta Cuba, per i gravi danni subiti dalla popolazione. Ma non è la prima volta. Era già successo in occasione degli attentati dell’11 settembre quando il Lider Maximo fu uno dei primi ad offrire aiuto a George W. Bush, che in quel momento era un presidente errante nei cieli del mondo. Fece scalpore anche allora, ma la notizia di questi giorni è sicuramente di quelle che fanno riflettere.
 
Grazie per l’aiuto. In un primo momento, per poi però fare marcia indietro, l’amministrazione Usa aveva fatto sapere di non aver bisogno degli aiuti provenienti dall’estero. Adesso le cose sono cambiate. C'è bisogno di tende e di medicinali di aiuti alimentari e di acqua potabile. E sono stati gli stessi Usa a chiedere al mondo (anzi agli stati che considerano ‘amici’) una qualsiasi forma di collaborazione e di aiuto umanitario. Allora è iniziata la gara di solidarietà. L’Afghanistan ha promesso l’invio di 100mila dollari. E’ la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che gli Usa chiedono pubblicamente aiuto. 
Il presidente Bush ha ringraziato in modo particolare l’Italia, protagonista dell’invio immediato di medicinali, aiuti alimentari e di un ospedale da campo. Ma se Bush e il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, sono in ottimi rapporti, così non è con il presidente di Cuba, Fidel Castro, anche se quest ultimo è stato fra i primi presidenti a dirsi disponibile: “Abbiamo offerto aiuto medico. A volte per salvare una persona c’è bisogno di una trasfusione, di un gruppo sanguigno raro, si potrebbero La devastazione di New Orleans salvare una, due, tre, 10 vite; se è possibile salvare una vita, c’è obbligo di farlo”. Per cercare in qualche modo di scongelare i rapporti fra i Usa e Cuba, Josefina Vidal, rappresentante del ministero degli Esteri cubano, ha fatto sapere che Cuba è vicina agli Usa e che i cubani sono molto dispiaciuti “per la perdita di vite umane e per i danni materiali cagionati dall’uragano Katrina. Diamo la nostra piena disponibilità ad inviare subito nelle zone colpite i medici e il personale della sanità necessari" e ha aggiunto - "mettiamo a disposizione tre ospedali da campo e ben 1110 medici”. Castro ha fatto sapere che dagli Usa fino a questo momento non ci sono risposte: “Sono passate quarantotto ore e non abbiamo ancora ricevuto una risposta alla nostra offerta. Aspetteremo pazientemente per tutti i giorni che saranno necessari”.
 
Chavez nel mirino della Cia, offre aiuti. Anche il presidente Venezuelano Hugo Chavez, i cui rapporti con gli Usa sono a dir poco freddi, ha deciso di fare pervenire aiuti umanitari negli Usa “cibo, acqua potabile e, soprattutto, petrolio”, questo in considerazione del fatto che Katrina ha praticamente bloccato l’estrazione di greggio della regione del Golfo del Messico.
 

Alessandro Grandi

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