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L’uragano Katrina è passato sugli Usa e ha lasciato dietro a sè una scia di morte
e distruzione tale da trascinare i “grandi e potenti” Stati Uniti d’America in
un abisso (anche di polemiche) dal quale usciranno solo fra diversi mesi. La potenza
devastante della natura è riuscita da sola e senza l’aiuto delle armi, a mettere
in ginocchio e ad evidenziare i buchi organizzativi, di quello che a tutti gli
effetti è considerato il più potente stato del mondo. E a pagarne le conseguenze
peggiori, come sempre, è la popolazione.
Odio o amore? Il presidente di Cuba, Fidel Castro, ha offerto all’amministrazione statunitense
il suo aiuto: 1110 medici e 26 tonnellate di materiale fra medicinali e cibo,
tutto a carico esclusivo dell’amministrazione cubana “e senza volere nulla in
cambio”, oltre all’appoggio incondizionato di tutta Cuba, per i gravi danni subiti
dalla popolazione. Ma non è la prima volta. Era già successo in occasione degli
attentati dell’11 settembre quando il Lider Maximo fu uno dei primi ad offrire
aiuto a George W. Bush, che in quel momento era un presidente errante nei cieli
del mondo. Fece scalpore anche allora, ma la notizia di questi giorni è sicuramente
di quelle che fanno riflettere.
salvare una, due, tre, 10 vite; se è possibile salvare una vita, c’è obbligo
di farlo”. Per cercare in qualche modo di scongelare i rapporti fra i Usa e Cuba,
Josefina Vidal, rappresentante del ministero degli Esteri cubano, ha fatto sapere
che Cuba è vicina agli Usa e che i cubani sono molto dispiaciuti “per la perdita
di vite umane e per i danni materiali cagionati dall’uragano Katrina. Diamo la
nostra piena disponibilità ad inviare subito nelle zone colpite i medici e il
personale della sanità necessari" e ha aggiunto - "mettiamo a disposizione tre
ospedali da campo e ben 1110 medici”. Castro ha fatto sapere che dagli Usa fino a questo momento non ci sono risposte: “Sono
passate quarantotto ore e non abbiamo ancora ricevuto una risposta alla nostra
offerta. Aspetteremo pazientemente per tutti i giorni che saranno necessari”.
Alessandro Grandi