I gruppi ribelli dei maoisti nepalesi, che da quasi dieci anni sono in lotta
contro la monarchia del paese ai piedi dell’Himalaya, hanno dichiarato una tregua
unilaterale della durata di tre mesi. Stop dunque agli attacchi contro le forze
dell’esercito nepalese e anche alle famigerate incursioni nei villaggi delle province
rurali del paese, dove da anni i guerriglieri maoisti imperversano incontrastati.
Rapendo uomini e donne per sottoporli a periodi di rieducazione ideologica e organizzando
attacchi che hanno causato diverse volte vittime civili.
Unirsi alle opposizioni. La lotta dei maoisti contro la monarchia non viene vista di buon occhio dalla
Cina, ma gode del sostegno implicito dell’India. Diversi gruppi ribelli trovano
infatti riparo e sostegno sul territorio indiano. Stando alle dichiarazioni rilasciate
in passato lo scopo della loro lotta armata sarebbe quello di portare nel regno
di Gyanendra una democrazia reale e la fondazione di un partito comunista nepalese.
Il leader dei ribelli maoisti Pushpa Kamal Dahal, meglio noto come Prachanda,
ha dichiarato che “La nostra Armata per la Liberazione Popolare non lancerà offensive
per tre mesi”, ma ha poi minacciato che “Se verremo attaccati dall’esercito reagiremo
violentemente”. Un messaggio diretto al re Gyanendra: la tregua è unilaterale
ma vincolata, un attacco da parte dell’esercito verrà interpretato come un rifiuto.
Prachanda ha annunciato la tregua auspicando che la scelta unilaterale possa
produrre un’atmosfera costruttva in vista di una serie di colloqui con i partiti
che il re aveva escluso dal parlamento all’inizio di febbraio. I sette partiti
politici esclusi attendevano l’annncio della tregua. Già un mese fa avevano iniziato
a prospettare un alleanza allargata contro il re che, oltre ai movimenti politici
dell’opposizione, comprendesse i maoisti. La condizione perché i colloqui potessero
aver luogo era proprio la rinuncia agli attacchi contro i civili. Il re Gyanendra
aveva tentato di scongiurare l’eventualità aprendo di nuovo il dialogo con il
Napali Congress, uno dei maggiori partiti che oggi sono all’opposizione, ma da
questi aveva dovuto incassare un rifiuto.

Segnali incoraggianti. Da parte dei partiti nepalesi la tregua dei maoisti è stata vista come una premessa
incoraggiante, anche se da più parti si è lamentato che tre mesei sarebbero troppo
pochi per una trattativa che volese creare un equilibrio destinato a durare. Da
Kathmandu il direttore del Centro Studi Contemporanei, Lok Raj Baral ha commentato
gli ultimi sviluppi notando che: “L’opposizione al re sta crescendo in tutto il
paese, questo ha portato le opposizioni ad avvicinarsi.” Baral sostiene che l’iniziativa
dei maoisti avrà successo se, insieme alle opposizioni, riusciranno a ottenere
la convocazione di nuove elezioni. “Se i maoisti si uniranno alla lotta dei partiti
per chiedere diritti e democrazia creeranno una forte alleanza contro al re e
rinforzeranno definitivamente il loro movimento”.
Il re Gyanendra è salito al potere nel 2001 dopo una minsteriosa strage che vide
morire i suoi fratelli pretendenti al trono. La monarchia nepalese è ereditaria
e l’attuale dinastia, al potere da 237 anni, ha regnato in modo assoluto fino
al 1990, quando vennero introdotte una serie di riforme che hanno modificato la
vita politica e civile del regno in senso democratico. Riforme che il re ha annullato
nel febbraio di quest’anno, riportando nelle proprie mani il potere assoluto.
Dall’inizio dell’insurrezione maoista si calcola che le vittime siano state oltre
12 mila, una strage imputabile sia alle milizie maoiste che all’esercito nepalese.