Il Venezuela di oggi è una realtà diversissima da quella che ci viene dipinta
dai quotidiani locali.
Un Paese unito dallo spirito patriottico ma allo stesso tempo diviso da profonde
differenze sociali. Una nazione che ha conosciuto, nel corso della sua storia,
il capitalismo più fedele agli Usa e che adesso si ritrova ad dover fare i conti
con la volontà del presidente Hugo Chavez di “cubanizzare” il Paese. Con un ribelle
particolare: la città di Maracaibo.
Società. Non molto è cambiato dalla campagna elettorale che vide Chavez vittorioso nel
1998. Al grido: “Non è venezuelano chi è nato in Venezuela ma è venezuelano chi
ha il colore della mia pelle”, Chavez stravinse appoggiato dallo strato più povero
della società venezuelana. Campagna elettorale che ha fatto si che moltissimi
cittadini, soprattutto quelli bianchi e benestanti, abbandonassero il Paese, come
è successo a Maria Teresa, venezuelana, da poco rientrata da un viaggio a Maracaibo.
“Ho trovato un Paese che non è più il mio. Con mille differenze e mille difficoltà.
Ho avuto diversi problemi solo per avere informazioni su cosa dovevo fare per
rinnovare il mio documento di identità. E dopo una lunghissima coda sotto il sole
sono stata aggredita dai miei concittadini. Pensavano che solo perché sono ‘bianca’
avrei in qualche modo potuto scavalcare la fila. Assurdo. Si va creando
sempre più una forma di odio, rabbia, discriminazione. Questo fa male al paese
e rischia di farlo sprofondare in una ‘guerra fra poveri’. I miei concittadini
non sono mai stati abituati a lamentarsi e a contestare questo o quel presidente,
questo o quel atteggiamento. Adesso no, è tutto cambiato e, soprattutto lo strato
più povero della popolazione, sapendo di essere appoggiato dal Presidente, crede
che tutto gli sia dovuto. Questo non è un atteggiamento normale per un paese civile.
Le contraddizioni. Il sogno di una repubblica Bolivariana è sempre stato al centro della politica di Chavez forse un sogno utopistico,
impraticabile, in un paese intriso da mille contraddizioni. A partire proprio
da questo. “Chavez vuole una repubblica Bolivariana e non si rende conto che la
stragrande maggioranza della popolazione non sa nemmeno quello che ha fatto in
vita sua Bolivar” dice Teresa”. Il grande annuncio di questi giorni che vuole
la costruzione di 400 chilometri di ferrovia si scontra con una realtà terrificante.
Il Venezuela è l’unico paese dell’America Latina che non ha mai avuto un metro
di ferrovia. I bambini hanno visto i treni solo in televisione. Ma non solo. I
trasporti sono pochi e mal funzionanti. Ma c’è dell’altro. La collaborazione sanitaria
con Cuba, ad esempio, ha indispettito i medici venezuelani. Ai dottori inviati
da Fidel Castro è garantita una scorta militare quando devono andare nei “barrios” (i quartieri più poveri e bisognosi di aiuto) mentre i medici venezuelani rischiano rapine e violenze di ogni tipo una volta
raggiunti questi ‘ghetti’. Chavez ha finanziato, a dire il vero anche con altri
presidenti sud americani, una televisione satellitare, Telesur, ma negli ospedali i macchinari per le radiografie non funzionano. Se sei un
‘normale’ falegname, oggi in Venezuela con un po’di quattrini, puoi diventare
facilmente avvocato. E non per
meritocrazia. “E poi c’è il programma televisivo domenicale, ‘Alò Presidente’,
dal quale Chavez lancia i suoi proclami senza tenere conto che poi la realtà delle
cose è totalmente differente.”
Maracaibo la rebelde. Esiste poi una città, Maracaibo, dove i marabinos (i suoi abitanti) sostengono che si possono amministrare da soli e dove tutte
le leggi vengono puntualmente violate. Da molto tempo in questa città sta prendendo
sempre più forma l'idea di indipendenza, di autonomia, una sorta di federalismo
dovuta al fatto che Maracaibo è molto importante per il petrolio, per il carbone
che si estrae nelle sue miniere, per l'allevamento del bestiame e la conseguente
produzione di latte. “E’ nel dna della città e dei suoi abitanti. E’ sempre stata
così forse perché è più sviluppata rispetto al resto delle città venezuelane.
Forse per la presenza nel sottosuolo del 75 per cento delle riserve petrolifere
del Paese. Effettivamente anche adesso non possiamo dire che sia schierata dalla
parte del presidente Chavez”. La paura principale degli abitanti di Maracaibo
e quella della possibile ‘modello cubano’ che Chavez vorrebbe imporre, anche se
sanno di avere l'appoggio degli Usa. "Meno male che ai miei concittadini non è
ancora passata la voglia di sorridere".