03/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre i sunniti donano il sangue, il governo giustizia tre detenuti
Uno degli 'effetti collaterali' più gravi che la guerra porta con sé è l'assuefazione all'orrore. I mille pellegrini sciiti uccisi dal panico il 31 agosto scorso a Baghdad sono solo l'ultima di una serie di tragedie che sconvolgono l'Iraq ormai da tre anni. Ma sembra che, nonostante tutto, il senso di umanità della popolazione civile irachena resista e, soprattutto, si rifiuti di cedere alla logica della violenza accettandone passivamente le conseguenze.
 
donatori di sangueL'esempio di Falluja. La dinamica della strage è ormai chiara: alcuni guerriglieri hanno sparato dei colpi di mortaio sulla folla di sciiti che si recava a rendere omaggio sulla tomba dell'imam al-Khadim uccidendone sette. La folla di pellegrini, che occupava uno dei ponti che collega le due sponde del fiume Tigri, spaventata dai colpi e dalle voci incontrollate che parlavano della presenza di alcuni attentatori suicidi tra la gente, ha cominciato ad accalcarsi e a comprimersi sul ponte. Alcuni si sono gettati nelle acque del fiume, pur non sapendo nuotare. E' finita come tutti sanno: quasi mille morti. La tragedia ha portato di nuovo alla ribalta, come era già successo in passato, il rischio di una guerra civile tra sciiti e sunniti (responsabili di atti di terrorismo contro gli sciiti in passato e coinvolti anche nella strage del 31 agosto). Mentre cresce la tensione, un segnale importante arriva a restituire una speranza di pace. Il Consiglio degli Ulema di Falluja, massima autorità religiosa della cittadina sunnita, ha emesso un editto, poco dopo la tragedia di Baghdad, nel quale invita perentoriamente la popolazione della città a donare in massa il sangue per i feriti di Baghdad. A riportare la notizia è il quotidiano iracheno al-Mashriq. L'imam della moschea al-Furkan di Falluja ha sottolineato come “la tragedia di Baghdad colpisce tutti gli iracheni, di qualunque confessione religiosa. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai fratelli sciiti di Baghdad”. Qualcuno potrebbe pensare a un'abile mossa politica per stemperare la tensione tra sunniti e sciiti, ma la risposta popolare è stata massiccia e da due giorni tante ambulanze fanno la spola tra Baghdad e Falluja con il loro prezioso carico di sangue. Il gesto è ancora più significativo se si considera che Falluja, nel 2004, è stata teatro di un assedio straziante da parte delle truppe della Coalizione che hanno ridotto allo stremo la popolazione civile. I cittadini di Falluja non si sono assuefatti al dolore e, avendo pagato in prima persona il loro pedaggio alla guerra, non hanno fatto mancare la loro solidarietà agli sciiti di Baghdad.
 
un'impiccagioneNon basta mai. Come sempre c'è chi si è lasciato travolgere dall'emotività. Ieri, in serata, uno scontro a fuoco aè costato la vita a una ragazzina di 12 anni e, anche se mancano conferme ufficiali, pare che la ragazza sia rimasta vittima di uno scontro a fuoco tra sciiti e sunniti a Baghdad.Ma la tragedia di Baghdad, se ancora se ne avvertiva il bisogno, è stata anche l'occasione per sottolineare ancora una volta la distanza tra il potere politico e le necessità e le sofferenze della popolazione civile. Mentre l'Iraq piangeva la strage più grave dall'inizio della guerra nel 2003, il governo iracheno eseguiva la prime condanne a morte dalla caduta del regime. Le pene capitali e le torture erano il marchio di fabbrica della dittatura di Saddam Hussein. Si sperava che l'invasione dell'Iraq, pur non essendo riuscita a portare la pace per gli iracheni, avesse almeno allontanato gli orrori del passato. Invece non è stato così e, dopo Abu Ghraib, è tornata anche la pena di morte. Bayane Ahmad al-Jaf, tassista curdo di 30 anni, Udai Daud al-Dulaimi, muratore sunnita di 25 anni, e Taher Jassem Abbas, macellaio sunnita di 44 anni, sono stati impiccati il 1 settembre in esecuzione di una condanna a morte per omicidio, sequestro e stupro. Un brutto segnale per il futuro dell'Iraq. Come se non bastasse la guerra, la fame, la violazione dei diritti umani e civili ecco anche tornare la bestialità della pena di morte. Un brutto biglietto da visita per la democrazia, ma la lezione di Falluja insegna che, nonostante tutto, il popolo iracheno non si è ancora assuefatto all'orrore.

Christian Elia

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