12/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Carlyle Vilarinho, responsabile di Fame Zero
“Lula per i brasiliani? La speranza. Ancora la loro speranza”. E’ con queste parole che Carlyle Ramos de Oliveira Vilarinho, ex capo del Gabinetto del ministero per l'Alimentazione e del programma Fome Zero e tuttora stretto collaboratore del presidente operaio e pedina fondamentale della lotta contro la fame, parla del Brasile, alla vigilia della scadenza del secondo anno di governo Lula.
“Continuano ad amarlo, la gente crede ancora in lui – racconta con parole semplici e ben scandite, che tradiscono la tranquillità tipica del suo popolo -. Lula è arrivato dov’è piano piano, a piccoli passi, e si è costruito una credibilità dura a morire. La gente si fida di lui. Lui è l’operaio, il sindacalista, l’uomo del popolo ed è difficile cancellare tutto questo in un batter d’occhio. Poi ci sono tante promesse che sta cercando di mantenere e in molti casi ci sta riuscendo. Certo è difficile, ma lui non ha mai pensato né detto che amministrare un Paese, e in particolare delle dimensioni del Brasile, sia cosa semplice”.
Sorride Carlyle e, nonostante a breve abbia un aereo da prendere per tornare a Brasilia e il tempo scorra velocemente, non si scompone “Eu fico tranquillo, sempre”, precisa.
 
Lula rischia di non essere rieletto?
“Non penso. Lula si sta muovendo bene, tutto sommato. Continua con ottimismo a perseguire tutto quanto si era prefissato. Solo che i cambiamenti veri sono lenti. E’ scontato. Non dimentichiamo però tutto quello che ha già ottenuto in politica estera. I successi del Mercosur; la considerazione che gode nel continente sudamericano; il peso che il Brasile sta acquistando nei rapporti commerciali con Africa e Cina; i tentativi di accordo con l’Europa. Il nostro Paese sta alzando la testa, è innegabile. E tanto merito è suo.
Torno a dire che il mio è un popolo umorale. Che vota la persona per il carisma, la simpatia, l’intelligenza, la capacità di comunicare, l’affabilità. Il fatto che Lula non abbia la maggioranza nel governo e che quindi spesso debba scendere a patti con gli alleati i brasiliani non lo considerano. Credono in Lula punto e basta. Non si perdono in considerazioni politiche.
 
Le elezioni amministrative, però, con l’affermarsi della forza del Partito dei Lavoratori, sono comunque una conferma alla sua convinzione che i brasiliani continuano a credere in Lula?
“Si e no. Certo è importante essere riusciti a ottenere il controllo di molti municipi in più, ma non è una verifica diretta per il nostro partito. Sicuramente è una riprova delle capacità degli uomini che lo compongono, questo sì. I brasiliani votano il singolo, scelgono il più brillante, il più simpatico, colui che organizza in maniera più originale la campagna elettorale. Camioncini colorati, feste con musica sparata, fuochi di artificio, qualsiasi cosa pur di incantare il popolo. Che osserva, riflette, ascolta e poi vota il migliore, a pelle”.
 
Il cavallo di battaglia del programma Lula è indubbiamente Fame Zero. Come sta andando?
“Potrebbe andare meglio e la colpa è tutta della burocrazia. E’ una macchina infernale, una palude in cui si incagliano e sprofondano buona parte dei progetti lanciati dal governo centrale. Il Brasile è uno stato immenso (36 volte l’Italia) e federale, vale a dire composto da ventisei stati e altrettanti governi che fanno capo a quello centrale con sede a Brasilia. Arrivare a diffondere progetti, provvedimenti, iniziative fino al più remoto angolo del paese è già di per sé un’impresa che necessita del più attento dei controlli e della più seria efficienza. Se invece ogni sforzo deve imbattersi in una lenta e macchinosa procedura burocratica e per arrivare alla meta perdersi nei meandri amministrativi, le conseguenze sono facilmente immaginabili. E’ impressionante quanto sia retrograda e male organizzata, la burocrazia. E’ urgente snellirla, semplificarla, modernizzarla, altrimenti tutte le spinte, anche le più rivoluzionarie, troveranno ostacoli insormontabili.
Tanto per fare un esempio che esuli da Fame Zero: è stata lanciata una legge per favorire le imprese che assumono giovani  e giovanissimi. Una serie di agevolazioni che diano nuove opportunità ai ragazzi. Ecco: in alcune zone del Paese che non siano le grandi metropoli  nemmeno sanno che esiste, e nelle altre non è insolito che si scontrino con cavilli burocratici statali (non federali) che magari vanno proprio a complicare la vita alle ditte che prendono apprendisti e lavoratori senza esperienza. Un disastro.
 
E Fame Zero?
E Fame Zero è costretto a fare i conti proprio con questa realtà. Per fortuna però grazie alla tanta pubblicità fatta, la gente sa che c’è, sa che può contare su questo prezioso aiuto governativo e quindi la mancanza di comunicazione tra il centro e la base in questo caso non è un problema. Ma la burocrazia mette il suo zampino anche qui. Molte famiglie, per esempio, sono ancora fuori dal Programma nonostante abbiano tutti i requisiti per farne parte. Ci vuole pazienza. Molta. E tutto migliorerà, perché di per sé Fame Zero è una gran bella cosa.
 
Adesso non ha più un proprio ministero però. E’ stato accorpato con quello della previdenza sociale, perché?
Necessità. Pura e semplice. Non certo per migliorarne il funzionamento. In generale, ogni volta che si toglie un ministro e se ne inserisce un altro si deve quanto meno mettere in conto il grave spreco di tempo. Ci vogliono mesi prima di capire come funzionano le cose e come ci si deve muovere. In questo caso specifico poi una cosa è la previdenza l’altra è un progetto che deve stimolare il popolo, incentivarlo, aiutarlo a trovare i modi per emanciparsi. Fame Zero è tutt’altro che un programma assistenziale: non dà ai poveri il pesce, bensì insegna loro a pescare.
Lula ha dovuto farlo e noi abbiamo accettato di buon grado la sua decisione.
 
Lei era il capo di Gabinetto del ministero dell’Alimentazione e di Fame Zero, e adesso, invece, in che cosa consiste il suo lavoro?
Sono uno dei responsabili della Companhia nacional de abastecimento, la compagnia federale che si occupa di acquistare i prodotti alimentari dalle famiglie produttrici coinvolte nell’iniziativa e di ridistribuirle a chi ne ha bisogno: dalle merende scolastiche alle razioni quotidiane per i poveri. Così facendo garantiamo ai nostri coltivatori lavoro e un guadagno giusto e a chi ne ha bisogno diamo prodotti genuini. Ognuno infatti mangia i prodotti della propria zona. I bambini delle coste per esempio avranno per merenda i gamberi freschi, mentre a quelli di San Paolo diamo la carne. La distribuzione è ottimizzata in base ai costi e tutto è fatto in maniera razionale e senza sprechi. Stiamo cercando di coinvolgere il più alto numero di agricoltori e produttori. Anzi, siamo addirittura riusciti a farci rientrare i produttori di caucciù, nonostante non sia esattamente un prodotto alimentare. Il nostro fine è stimolare la produzione e creare un mercato equo. Così si implementa l’economia e l’agricoltura e si garantisce un pranzo a chi non ha di che sfamarsi.
 
MST (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra)
A proposito di agricoltori, un’altra questione che Lula si era impegnato a risolvere è il problema dei Sem Terra. Il Brasile vanta il record negativo di avere la più alta concentrazione di ettari in mano al minor numero di persone. A che punto è la riforma agraria che ne dovrebbe ridistribuire la proprietà?
La riforma agraria arriverà. Piano piano.

Stella Spinelli

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