“Lula per i brasiliani? La speranza. Ancora la loro speranza”. E’ con queste
parole che Carlyle Ramos de Oliveira Vilarinho, ex capo del Gabinetto del ministero
per l'Alimentazione e del programma Fome Zero e tuttora stretto collaboratore del presidente operaio e pedina fondamentale
della lotta contro la fame, parla del Brasile, alla vigilia della scadenza del
secondo anno di governo Lula.
“Continuano ad amarlo, la gente crede ancora in lui – racconta con parole semplici
e ben scandite, che tradiscono la tranquillità tipica del suo popolo -. Lula è
arrivato dov’è piano piano, a piccoli passi, e si è costruito una credibilità
dura a morire. La gente si fida di lui. Lui è l’operaio, il sindacalista, l’uomo
del popolo ed è difficile cancellare tutto questo in un batter d’occhio. Poi ci
sono tante promesse che sta cercando di mantenere e in molti casi ci sta riuscendo.
Certo è difficile, ma lui non ha mai pensato né detto che amministrare un Paese,
e in particolare delle dimensioni del Brasile, sia cosa semplice”.
Sorride Carlyle e, nonostante a breve abbia un aereo da prendere per tornare
a Brasilia e il tempo scorra velocemente, non si scompone “Eu fico tranquillo, sempre”, precisa.
Lula rischia di non essere rieletto?
“Non penso. Lula si sta muovendo bene, tutto sommato. Continua con ottimismo
a perseguire tutto quanto si era prefissato. Solo che i cambiamenti veri sono
lenti. E’ scontato. Non dimentichiamo però tutto quello che ha già ottenuto in
politica estera. I successi del Mercosur; la considerazione che gode nel continente
sudamericano; il peso che il Brasile sta acquistando nei rapporti commerciali
con Africa e Cina; i tentativi di accordo con l’Europa. Il nostro Paese sta alzando
la testa, è innegabile. E tanto merito è suo.
Torno a dire che il mio è un popolo umorale. Che vota la persona per il carisma,
la simpatia, l’intelligenza, la capacità di comunicare, l’affabilità. Il fatto
che Lula non abbia la maggioranza nel governo e che quindi spesso debba scendere
a patti con gli alleati i brasiliani non lo considerano. Credono in Lula punto
e basta. Non si perdono in considerazioni politiche.
Le elezioni amministrative, però, con l’affermarsi della forza del Partito dei
Lavoratori, sono comunque una conferma alla sua convinzione che i brasiliani continuano
a credere in Lula?
“Si e no. Certo è importante essere riusciti a ottenere il controllo di molti municipi
in più, ma non è una verifica diretta per il nostro partito. Sicuramente è una
riprova delle capacità degli uomini che lo compongono, questo sì. I brasiliani
votano il singolo, scelgono il più brillante, il più simpatico, colui che organizza
in maniera più originale la campagna elettorale. Camioncini colorati, feste con
musica sparata, fuochi di artificio, qualsiasi cosa pur di incantare il popolo.
Che osserva, riflette, ascolta e poi vota il migliore, a pelle”.
Il cavallo di battaglia del programma Lula è indubbiamente Fame Zero. Come sta
andando?
“Potrebbe andare meglio e la colpa è tutta della burocrazia. E’ una macchina
infernale, una palude in cui si incagliano e sprofondano buona parte dei progetti
lanciati dal governo centrale. Il Brasile è uno stato immenso (36 volte l’Italia)
e federale, vale a dire composto da ventisei stati e altrettanti governi che fanno
capo a quello centrale con sede a Brasilia. Arrivare a diffondere progetti, provvedimenti,
iniziative fino al più remoto angolo del paese è già di per sé un’impresa che
necessita del più attento dei controlli e della più seria efficienza. Se invece
ogni sforzo deve imbattersi in una lenta e macchinosa procedura burocratica e
per arrivare alla meta perdersi nei meandri amministrativi, le conseguenze sono
facilmente immaginabili. E’ impressionante quanto sia retrograda e male organizzata,
la burocrazia. E’ urgente snellirla, semplificarla, modernizzarla, altrimenti
tutte le spinte, anche le più rivoluzionarie, troveranno ostacoli insormontabili.
Tanto per fare un esempio che esuli da Fame Zero: è stata lanciata una legge
per favorire le imprese che assumono giovani e giovanissimi. Una serie di agevolazioni
che diano nuove opportunità ai ragazzi. Ecco: in alcune zone del Paese che non
siano le grandi metropoli nemmeno sanno che esiste, e nelle altre non è insolito
che si scontrino con cavilli burocratici statali (non federali) che magari vanno
proprio a complicare la vita alle ditte che prendono apprendisti e lavoratori
senza esperienza. Un disastro.
E Fame Zero?
E Fame Zero è costretto a fare i conti proprio con questa realtà. Per fortuna
però grazie alla tanta pubblicità fatta, la gente sa che c’è, sa che può contare
su questo prezioso aiuto governativo e quindi la mancanza di comunicazione tra
il centro e la base in questo caso non è un problema. Ma la burocrazia mette il
suo zampino anche qui. Molte famiglie, per esempio, sono ancora fuori dal Programma
nonostante abbiano tutti i requisiti per farne parte. Ci vuole pazienza. Molta.
E tutto migliorerà, perché di per sé Fame Zero è una gran bella cosa.
Adesso non ha più un proprio ministero però. E’ stato accorpato con quello della
previdenza sociale, perché?
Necessità. Pura e semplice. Non certo per migliorarne il funzionamento. In generale,
ogni volta che si toglie un ministro e se ne inserisce un altro si deve quanto
meno mettere in conto il grave spreco di tempo. Ci vogliono mesi prima di capire
come funzionano le cose e come ci si deve muovere. In questo caso specifico poi
una cosa è la previdenza l’altra è un progetto che deve stimolare il popolo, incentivarlo,
aiutarlo a trovare i modi per emanciparsi. Fame Zero è tutt’altro che un programma
assistenziale: non dà ai poveri il pesce, bensì insegna loro a pescare.
Lula ha dovuto farlo e noi abbiamo accettato di buon grado la sua decisione.
Lei era il capo di Gabinetto del ministero dell’Alimentazione e di Fame Zero,
e adesso, invece, in che cosa consiste il suo lavoro?
Sono uno dei responsabili della
Companhia nacional de abastecimento, la compagnia federale che si occupa di acquistare i prodotti alimentari dalle
famiglie produttrici coinvolte nell’iniziativa e di ridistribuirle a chi ne ha
bisogno: dalle merende scolastiche alle razioni quotidiane per i poveri. Così
facendo garantiamo ai nostri coltivatori lavoro e un guadagno giusto e a chi ne
ha bisogno diamo prodotti genuini. Ognuno infatti mangia i prodotti della propria
zona. I bambini delle coste per esempio avranno per merenda i gamberi freschi,
mentre a quelli di San Paolo diamo la carne. La distribuzione è ottimizzata in
base ai costi e tutto è fatto in maniera razionale e senza sprechi. Stiamo cercando
di coinvolgere il più alto numero di agricoltori e produttori. Anzi, siamo addirittura
riusciti a farci rientrare i produttori di caucciù, nonostante non sia esattamente
un prodotto alimentare. Il nostro fine è stimolare la produzione e creare un mercato
equo. Così si implementa l’economia e l’agricoltura e si garantisce un pranzo
a chi non ha di che sfamarsi.
A proposito di agricoltori, un’altra questione che Lula si era impegnato a risolvere
è il problema dei Sem Terra. Il Brasile vanta il record negativo di avere la più
alta concentrazione di ettari in mano al minor numero di persone. A che punto
è la riforma agraria che ne dovrebbe ridistribuire la proprietà?
La riforma agraria arriverà. Piano piano.