02/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A New Orleans i più poveri sono rimasti bloccati in città
Un'anziana portata via da un soccorritore a New OrleansDopo l’incredulità delle prime ore, davanti alla distruzione provocata dall’uragano Katrina a New Orleans e nell’area costiera del Mississippi, negli Stati Uniti infuriano le polemiche sulle responsabilità. C’è la questione del taglio dei finanziamenti per il sistema di pompe che proteggeva New Orleans dalle acque del lago Pontchartrain, del Golfo del Messico e del fiume Mississippi, un taglio deciso dall’amministrazione Bush ma che probabilmente non ha avuto effetto sul disastro attuale: i lavori di ammodernamento abortiti sarebbero comunque stati ultimati solo entro il 2008. Sotto accusa, inoltre, è il ritardo dei soccorsi: solo dopo cinque giorni dal passaggio di Katrina sono arrivati i convogli dell'esercito con i viveri, e lo stesso discorso va fatto per la scarsa presenza delle forze dell'ordine, che ha favorito lo scatenarsi dell'anarchia. Critiche anche verso la scala sballata delle priorità: la Bbc ha mostrato le riprese di una strada con decine di profughi disperati lasciati soli, mentre a qualche decina di metri almeno cinque poliziotti tenevano sotto controllo un supermercato già semivuoto. Soprattutto, però, è l’assenza di un piano di evacuazione dalla città, nonostante il disastro fosse considerato probabile da anni, ad aver scatenato le polemiche. Una mancanza che ora pagano soprattutto i più poveri e i più deboli. Quelli che non avevano nessun modo per scappare in tempo.
 
Gli sfollati del SuperdomeUn girone infernale. Così, mentre nel Mississippi l’uragano ha spazzato via le case costiere della popolazione relativamente benestante, a New Orleans sono rimasti i più svantaggiati, che devono pensare prima di tutto a sopravvivere. La furia dei saccheggi, un problema che la polizia non riesce a tenere sotto controllo (ora sono arrivati anche i rinforzi della Guardia Nazionale, con licenza di sparare a vista), si spiega anche così: le foto hanno mostrato gente con l’acqua fino al petto con borse piene non solo di beni di valore, ma anche di pane, bibite, scarpe per camminare nell’acqua torbida e piena di detriti. “Sono rimasti indietro i malati, i vecchi, i poveri, i più giovani, i disabili”, denuncia Bill Quigley, un volontario in uno dei principali ospedali di New Orleans. “E gli ospedali – continua – non possono accogliere tutti perché c’è mezzo metro d’acqua anche qui, manca da mangiare e da bere, non c’è l’aria condizionata e si soffoca”.
 
Le decine di migliaia di persone che affollavano il Superdome vengono trasportate in un altro stadio, l'Astrodome di HoustonIl quartiere degli afro-americani. Una delle zone più colpite dal riversamento delle acque del lago Pontchartrain è il Lower Ninth Ward, nella parte orientale della città. Un quartiere povero, popolato in prevalenza da afro-americani, che è stato sommerso da sei metri d’acqua. Secondo il censimento del 2000, qui il 36,4 per cento della popolazione vive sotto il livello di povertà. Un quarto delle famiglie vive con meno di 10mila dollari all’anno, metà con meno di 20mila.. Più del 50 per cento dei residenti è inserito nella categoria “fuori dalla forza lavoro”, spesso perché ha rinunciato a cercare un impiego dopo tanti sforzi. Il Lower Ninth Ward era fatto già prima da case basse e malridotte: è qui che vivevano molte delle persone riprese dagli elicotteri mentre aspettavano i soccorsi sui tetti. Saranno ben pochi quelli con una casa assicurata contro gli allagamenti. Ancora più che in altre zone di New Orleans, quindi, chi viveva qui ha davvero perso tutto. Delle circa 100mila persone che si calcola siano rimaste bloccate in città, molte vivevano in questa zona. E sono loro ad essere affluiti in massa verso lo stadio Superdome, diventato invivibile per le inesistenti condizioni igieniche e ora evacuato.
 
Così si presentava il Superdome prima dell'evacuazioneUno scenario previsto. Senza macchine, senza nessun piano per uscire dalla città. Una condanna: perché a New Orleans, come in molte città americane medio-grandi, i trasporti pubblici sono precari. Il quotidiano locale Times-Picayune aveva già previsto lo scenario da incubo tre anni fa, quando pubblicò una serie di articoli intitolata Washed Away (“spazzati via”), ponendo il problema di cosa sarebbe successo in caso di un potente uragano. “In particolare, centomila persone senza modo di spostarsi sarebbero minacciate – scriveva il giornale –. Una grande fetta della popolazione a basso reddito non possiede automobili e sarebbe costretta a dipendere da un sistema di trasporti pubblici di emergenza per evacuarli, che però non è mai stato testato”. Un sistema che si è rivelato inesistente. Lasciando in balia dell’acqua centinaia di migliaia di persone che ora sono profughi e lo rimarranno per chissà quanti mesi, nel Paese più ricco del mondo. Secondo gli esperti, potrebbero volerci fino a 80 giorni per asciugare New Orleans con le pompe. Poi si tratterà di ricostruire, anche se c'è già chi propone di "spostare" la città perché rifarla daccapo due metri sotto il livello del mare sarebbe una follia.
 
Il palleggio delle responsabilità. L'uragano è così diventato anche un caso politico. Basta vedere le diverse coperture dei media: la Fox News, che sostiene costantemente il presidente Bush, privilegia i servizi sulla bontà delle persone che offrono aiuto, sulla speranza di ricostruire. Quasi non parla delle polemiche. I grandi giornali come il New York Times, il Washington Post e il Los Angeles Times, più critici verso l'attuale amministrazione, o la stessa Bbc, intervistano le persone che si lamentano di essere state lasciate sole. E tra i politici è già in corso lo scaricabarile: il sindaco di New Orleans Ray Nagin si è detto letteralmente "incazzato", in un'intervista a una tv locale, per le disfunzioni nei soccorsi.  Il governatore della Louisiana, Kathleen Blanco, fa lo stesso, ma ha la sua parte di colpe. E mentre tutti guardano a Washington, anche il presidente Bush parla di "soccorsi inadeguati", come se l'esercito solo cinque giorni dopo non l'avesse mandato la sua amministrazione. Per un presidente già in calo di popolarità per il cattivo andamento della guerra in Iraq, l'uragano Katrina potrebbe spazzare anche una parte del consenso rimanente.

Alessandro Ursic

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