03/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Costituzione irachena vista dai curdi
scritto per noi da
Abdullah Gulemi*
 
 
Ai Curdi fu negato uno stato proprio quando la Gran Bretagna redasse la attuale mappa del Medio Oriente oltre 80 anni fa; decine di milioni di persone furono inglobate nell’Iraq, nell’Iran, in Turchia e in Siria dove da anni vivono come minoranze spesso oppresse. Durante il  brutale regime di Saddam, migliaia di Curdi furono massacrati in Iraq e decine di migliaia furono obbligati a lasciare le loro case.
 
la firma della costituzione irachenaI vicini dell’Iraq, vale a dire la Siria, la Turchia e l’Iran, che ospitano una parte notevole di popolazione curda “non possono prevenire la nascita di uno stato curdo dalle rovine dell’Iraq che possa essere riconosciuto dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale”. Tuttavia, i leader curdi negli ultimi mesi hanno continuamente promesso che non intendono separarsi dall’Iraq se i loro diritti verranno rispettati e sarà loro concesso di godere del grado di autonomia che hanno da più di dieci anni.
Nonostante ciò, lo scorso gennaio 2 milioni di curdi hanno tenuto un referendum non ufficiale sull’indipendenza ed il 98% ha votato a favore. Coloro che stanno conducendo i negoziati a nome dei curdi sulla futura costituzione irachena hanno affermato di essere pronti a mostrarsi flessibili sulle loro richieste di autonomia qualora questo aspetto si rivelasse un ostacolo importante al processo.
Stanno negoziando in buona fede anche perché la nuova costituzione, che permetterebbe di ricominciare da zero, è sicuramente nell’interesse del popolo curdo.
 
I cittadini iracheni hanno ricevuto una bozza di costituzione che dovranno approvare o rifiutare mediante referendum popolare il 15 ottobre prossimo. Da anni si predica che il nuovo Iraq debba essere uno stato rispettoso dei diritti di tutti i cittadini dove nessuno sia discriminato sulla base della propria etnia, religione o sesso. Stranamente però sono stati proprio i rappresentanti curdi ad essere accusati di sollevare problemi nel corso dei negoziati. Gli è stato rinfacciato di ignorare i principi dell’Islam ed addirittura di fomentare la guerra civile. Nulla di più lontano dalla verità. I curdi intendono far parte di un governo laico che rispetti i diritti dei cittadini e le diverse religioni dello stato. Ciò a cui dovrebbero rinunciare è l’idea di una teocrazia che opprime le donne e le minoranze. Ai curdi viene anche rinfacciato di voler fomentare una ribellione contro il nuovo governo richiedendo la costituzione di un governo federalista; il potere così non sarebbe centralizzato ma risiederebbe nelle mani di rappresentanti eletti su base regionale.  Non è un’idea nuova e non dovrebbe sorprendere nessuno. Fin dai primi incontri dell’opposizione irachena nel 1992, il federalismo era il principio basilare per il sistema di governo del nuovo Iraq.
Durante il regime di Saddam nessuno ha sofferto più del popolo curdo. Tuttavia, benché le loro donne e bambini furono sterminati col gas ed i loro uomini torturati, i curdi non hanno rinunciato ai loro ideali. E poiché insistono nel voler essere inclusi nella nuova costituzione irachena, vengono demonizzati come cocciuti e poco disponibili. Non sono poco disponibili ma sicuramente sono cocciuti. E sono pronti a rifiutare qualsiasi costituzione che discrimini il popolo curdo e che tenti di spazzar via le libertà che hanno guadagnato a caro prezzo.
 
I componenti sunniti del comitato di redazione della nuova costituzione hanno già criticato diverse parti del documento causando così un certo ritardo quando è stato sottoposto all’esame del parlamento. Le loro obiezioni riguardano il federalismo, i riferimenti al partito Baath di Saddam Hussein guidato dai Sanniti e la definizione dell’Iraq come stato Islamico, e non arabo.
 
Il leader del maggior partito sciita ha richiesto una regione federale nelle aree a maggioranza sciita dell’Iraq centrale e merdionale. I componenti sunniti del comitato di redazione si oppongono decisamente all’idea del federalismo in quanto potrebbe dare agli Sciiti ed ai Kurdi il controllo di alcune risorse petrolifere nel nord e sud del paese. Stanno spingendo per la creazione di un forte governo centrale che eserciti uno stretto controllo sulle risorse naturali di quelle zone.
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Iraq
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