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Una città di un milione di abitanti sommersa dall’acqua, tre Stati con migliaia
di costruzioni devastate dalla furia del vento. L’uragano Katrina ha lasciato
una scia di morte ancora più lunga che nelle previsioni: solo la rottura degli
argini che proteggono New Orleans dalle acque del lago Pontchartrain ha provocato
centinaia, ma ormai si teme che i conti finali si faranno a migliaia, di morti.
In alcuni punti della capitale del jazz, l’acqua arriva a sette metri di altezza.
Gli episodi di sciacallaggio si moltiplicano, e le forze dell’ordine non riescono
a impedirli. Decine di migliaia di persone vagano per la città allagata, e chissà
quante sono rimaste intrappolate nelle loro case dall’acqua che saliva. I cadaveri
galleggiano per le vie, manca l’acqua potabile, e con il passare delle ore aumenta
il rischio di epidemie. Uno scenario da incubo per i soccorritori della Guardia
Nazionale. Che mancano, mancano anche loro: perché molti dei loro compagni sono
impegnati in Iraq.
Tutti in Iraq. Circa 3.000 soldati della Guardia Nazionale della Louisiana, lo Stato di cui
fa parte New Orleans, sono in Medioriente: sono il 35 per cento del totale a disposizione.
Nel Mississippi, l’altro Stato più colpito, la situazione è simile: 4.000 Guardsmen sono in Iraq, altri 300 in Afghanistan, quindi il 40 per cento della Guardia
non è disponibile. Per far fronte alle devastazioni, comunque un compito improbo,
i rinforzi sonno arrivati dagli Stati vicini. E non sono mancate le polemiche.
“Essere senza uomini in queste situazioni fa la differenza – ha detto un portavoce
della Guardia Nazionale del Mississippi –. Abbiamo bisogno della nostra gente”.
C’è anche un problema di equipaggiamento. Le truppe impiegate oltremare si sono
portate dietro elicotteri, generatori, camion, macchine per il rifornimento. Un
rapporto pubblicato poco dopo la partenza dei soldati, lo scorso ottobre, prevedeva
giustamente che “in caso di un grande disastro naturale, ciò potrebbe rappresentare
un problema”.
Cambia il ruolo della Guardia Nazionale. Il Pentagono nega che il dispiegamento di Guardsmen in Medioriente sia rilevante per le operazioni di soccorso. Ma comunque, la
situazione mostra come le forze armate americane siano stiracchiate dai conflitti
in corso. E come il ruolo della Guardia Nazionale stia cambiando. I suoi appartenenti
sono uomini che svolgono una vita civile, e che hanno scelto di servire la patria
per “un weekend al mese, due settimane all’anno”, come recita lo storico slogan
della Guardia. E’ (era?) una specie di Protezione civile, una riserva strategica
in mano ai singoli governatori che poteva essere utilizzata per far fronte alle
calamità naturali. Rimaneva la possibilità di essere dispiegati all’estero in
casi estremi. Prima della guerra in Iraq, però non capitava quasi mai: non è un
caso che ancora oggi i critici del presidente Bush gli rinfaccino il fatto di
essersi “imboscato” nella Guardia Nazionale del Texas negli anni Sessanta, quando
gli altri giovani americani venivano mandati in Vietnam per colpa della leva obbligatoria.
E l’effetto di questo nuovo ruolo operativo si riflette anche nei numeri delle
nuove reclute, in costante calo perché i giovani temono di essere spediti in Iraq.
A livello nazionale, sono ormai tre anni che la Guardia Nazionale non raggiunge
i suoi obiettivi di reclutamento.
Le colpe delle nuove politiche ambientali. A New Orleans, intanto, la situazione peggiora di ora in ora. Un volontario
in un ospedale cittadino ha detto alla radio Democracy Now che le vittime sono
soprattutto i più poveri e i più deboli, che non avevano i mezzi per scappare.
Il livello dell’acqua non sale più, ma potrebbero occorrere mesi per asciugare
e ripulire la città e i senzatetto si conteranno a centinaia di migliaia. Le decine
di migliaia di rifugiati nello stadio coperto Superdome, diventato invivibile,
sono in via di evacuazione verso il palazzo dello sport di Houston. E anche se
contro uragani di tale potenza si può fare poco, qualcuno comincia a puntare il
dito verso l’attuale amministrazione. Due mesi fa, infatti, Bush autorizzò un
taglio di 71 milioni di dollari nel budget della sezione di New Orleans del genio
militare. In particolare, ciò significò la messa da parte di uno studio sui modi
di proteggere la regione da un uragano di categoria 5, proprio come Katrina. Sotto
accusa anche le politiche ambientali approvate di recente da Washington: Bush
ha cancellato le disposizioni di Clinton sulla preservazione delle paludi: quelle
intorno a New Orleans funzionano come un cuscinetto in caso di massicce precipitazioni.
Alcuni studi hanno già lanciato l’allarme: se su queste aree continuerà lo sfruttamento
edilizio, in futuro basterà un uragano ben più debole per distruggere la città.Alessandro Ursic