01/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 35% della Guardia Nazionale della Louisiana è in Iraq: "Mancano gli uomini"
Un membro della Guardia Costiera sorvola New Orleans allagataUna città di un milione di abitanti sommersa dall’acqua, tre Stati con migliaia di costruzioni devastate dalla furia del vento. L’uragano Katrina ha lasciato una scia di morte ancora più lunga che nelle previsioni: solo la rottura degli argini che proteggono New Orleans dalle acque del lago Pontchartrain ha provocato centinaia, ma ormai si teme che i conti finali si faranno a migliaia, di morti. In alcuni punti della capitale del jazz, l’acqua arriva a sette metri di altezza. Gli episodi di sciacallaggio si moltiplicano, e le forze dell’ordine non riescono a impedirli. Decine di migliaia di persone vagano per la città allagata, e chissà quante sono rimaste intrappolate nelle loro case dall’acqua che saliva. I cadaveri galleggiano per le vie, manca l’acqua potabile, e con il passare delle ore aumenta il rischio di epidemie. Uno scenario da incubo per i soccorritori della Guardia Nazionale. Che mancano, mancano anche loro: perché molti dei loro compagni sono impegnati in Iraq.
 
La disperazione di chi ha perso casaTutti in Iraq. Circa 3.000 soldati della Guardia Nazionale della Louisiana, lo Stato di cui fa parte New Orleans, sono in Medioriente: sono il 35 per cento del totale a disposizione. Nel Mississippi, l’altro Stato più colpito, la situazione è simile: 4.000 Guardsmen sono in Iraq, altri 300 in Afghanistan, quindi il 40 per cento della Guardia non è disponibile. Per far fronte alle devastazioni, comunque un compito improbo, i rinforzi sonno arrivati dagli Stati vicini. E non sono mancate le polemiche. “Essere senza uomini in queste situazioni fa la differenza – ha detto un portavoce della Guardia Nazionale del Mississippi –. Abbiamo bisogno della nostra gente”. C’è anche un problema di equipaggiamento. Le truppe impiegate oltremare si sono portate dietro elicotteri, generatori, camion, macchine per il rifornimento. Un rapporto pubblicato poco dopo la partenza dei soldati, lo scorso ottobre, prevedeva giustamente che “in caso di un grande disastro naturale, ciò potrebbe rappresentare un problema”.
 
New Orleans sott'acquaCambia il ruolo della Guardia Nazionale. Il Pentagono nega che il dispiegamento di Guardsmen in Medioriente sia rilevante per le operazioni di soccorso. Ma comunque, la situazione mostra come le forze armate americane siano stiracchiate dai conflitti in corso. E come il ruolo della Guardia Nazionale stia cambiando. I suoi appartenenti sono uomini che svolgono una vita civile, e che hanno scelto di servire la patria per “un weekend al mese, due settimane all’anno”, come recita lo storico slogan della Guardia. E’ (era?) una specie di Protezione civile, una riserva strategica in mano ai singoli governatori che poteva essere utilizzata per far fronte alle calamità naturali. Rimaneva la possibilità di essere dispiegati all’estero in casi estremi. Prima della guerra in Iraq, però non capitava quasi mai: non è un caso che ancora oggi i critici del presidente Bush gli rinfaccino il fatto di essersi “imboscato” nella Guardia Nazionale del Texas negli anni Sessanta, quando gli altri giovani americani venivano mandati in Vietnam per colpa della leva obbligatoria. E l’effetto di questo nuovo ruolo operativo si riflette anche nei numeri delle nuove reclute, in costante calo perché i giovani temono di essere spediti in Iraq. A livello nazionale, sono ormai tre anni che la Guardia Nazionale non raggiunge i suoi obiettivi di reclutamento.
 
L'uragano Katrina visto dal satellite mentre si avvicina agli UsaLe colpe delle nuove politiche ambientali. A New Orleans, intanto, la situazione peggiora di ora in ora. Un volontario in un ospedale cittadino ha detto alla radio Democracy Now che le vittime sono soprattutto i più poveri e i più deboli, che non avevano i mezzi per scappare. Il livello dell’acqua non sale più, ma potrebbero occorrere mesi per asciugare e ripulire la città e i senzatetto si conteranno a centinaia di migliaia. Le decine di migliaia di rifugiati nello stadio coperto Superdome, diventato invivibile, sono in via di evacuazione verso il palazzo dello sport di Houston. E anche se contro uragani di tale potenza si può fare poco, qualcuno comincia a puntare il dito verso l’attuale amministrazione. Due mesi fa, infatti, Bush autorizzò un taglio di 71 milioni di dollari nel budget della sezione di New Orleans del genio militare. In particolare, ciò significò la messa da parte di uno studio sui modi di proteggere la regione da un uragano di categoria 5, proprio come Katrina. Sotto accusa anche le politiche ambientali approvate di recente da Washington: Bush ha cancellato le disposizioni di Clinton sulla preservazione delle paludi: quelle intorno a New Orleans funzionano come un cuscinetto in caso di massicce precipitazioni. Alcuni studi hanno già lanciato l’allarme: se su queste aree continuerà lo sfruttamento edilizio, in futuro basterà un uragano ben più debole per distruggere la città.

Alessandro Ursic

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