01/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Traffico di donne dall'Albania. Ne parla il coordinatore del Parsec
Scritto per noi
da Enza Roberta Petrillo 
 
La storia di E. R. " Mi chiamo E. R. e vengo da Elbasan. A 15 anni, i miei genitori mi hanno costretto a sposare un uomo di 35 anni. Così è cominciato il mio calvario. Dopo aver abbandonato mio marito sono ritornata dalla mia famiglia. Ma i miei genitori non mi hanno accettata considerandomi un disonore. Non avevo un sostegno e un posto dove andare. Un ragazzo di venti anni che diceva di amarmi e e prometteva  di sposarmi mi ha convinto ad andare in Italia per "una vita migliore". Subito ho capito che le mie sofferenze non erano finite. Obbligata a lavorare sulla strada, ho fatto questo per tre anni. Il mio sfruttatore mi picchiava spesso, soprattutto quando non portavo a casa la somma prevista o quando aveva problemi con il traffico della droga. Durante quel periodo ho avuto un bambino. Una volta sono stata picchiata così violentemente che ricordo soltanto di essere stata  ritrovata a terra, in una pozza di sangue, da una mia amica. Portata in ospedale  ho poi deciso di tornare in Albania. Lì  sola con mio figlio, mi sono ritrovata di nuovo sulla strada e sono stata costretta a prostituirmi a Tirana negli hotels e nei motels. Dormivo dove potevo, per strada, nei giardini. Pensai che le mie condizioni sarebbero potute essere migliori in Italia. Ma tornata lì mi sono ritrovata di nuovo sulla strada.Poi sono stata catturata dalla polizia e rimandata in Albania per la seconda volta. Nella casa di accoglienza ho trovato sostegno e serenità e ora posso costruire il mio futuro. Non desidero niente altro che tornare a casa, prendermi cura del mio bambino ed essere la madre che ha desiderato per tanto tempo"

Storie di donne albanesi. Di storie come queste, diffuse dall'Associazione Donne e Ragazze Albanesi, se ne contano circa settemila. Un mondo sommerso che vive parallelamente al nostro e che giorno dopo giorno si alimenta della disperazione di donne, spesso giovanissime, la cui vita è stata sottratta dalla spirale perversa del trafficking.
A speculare sulla disperazione c'è una rete estremamente articolata di sfruttatori, affaristi e controllori. Un mondo quasi tutto maschile, che opera sfidando la normativa internazionale e i controlli della polizia.
Nell'ultimo decennio il traffico delle donne si è sviluppato parallelamente a quello della prostituzione migrante, ossia quella formata da flussi di donne adulte che si spostano autonomamente da un paese all'altro per lavorare nel mercato del sesso .
La brutalità e la coercizione caratterizzano invece il traffico a scopo di sfruttamento sessuale. A differenza della prostituzione migrante, quest'ultimo si basa su rapporti violenti e unilaterali finalizzati allo sfruttamento da parte di organizzazioni criminali dotate di elevata capacità operativa a livello trans-nazionale.
Una parte consistente del business spetta al traffico delle donne albanesi. Secondo stime ufficiali dell' International Organization  Migration  albanese,  la maggior parte delle donne obbligate a prostituirsi  finisce nei paesi dell'area Schengen.Un fenomeno dalla dimensione macroscopica che in Italia viene seguito e monitorato da più di 150 organizzazioni.

Il traffico delle donne cambia il volto ma non i metodi. Francesco Carchedi, docente all'Università  "La Sapienza" di Roma e direttore del Consorzio Parsec, da molto tempo studia  la mobilità trans-nazionale dei migranti. Il suo ultimo lavoro "Prostituzione migrante e donne trafficate. Il caso delle donne albanesi, moldave e rumene"  fà luce sulle nuove pieghe che il fenomeno trafficking sta assumendo.
Il primo cambiamento, argomenta Carchedi è che "il traffico delle donne albanesi registra una riduzione consistente. Ciò è stato determinato dalla violenza con cui il traffico veniva gestito, che ora sta portando a un' auto-estinzione del fenomeno. Delle 10/12 mila ragazze degli anni novanta, oggi ne restano circa 7 mila rappresentate da un flusso di persone che entrano e  escono dal nostro paese dopo una permanenza di due o tre anni. Certo anche 7 mila persone sono tante."
Oggi, continua Carchedi, "molte donne sanno esattamente cosa le aspetterà in Italia. Si verifica, in sostanza, una sorta di prostituzione negoziata. La donna e l'uomo decidono di fare questa esperienza insieme e ne dividono i guadagni".
Autodeterminazione della donna migrante? "Decisamente no. Nelle nuove forme di  trafficking  la violenza è molto più sottile e replica lo schema solito della subordinazione della donna all'uomo. Le donne albanesi, per esempio, anche in Italia restano fedeli a un rapporto uomo donna nettamente sbilanciato a loro sfavore ".
 
 
Una connection transnazionale. Mentre organizzazioni come  l'International Organization Migration e l'italiana TransCrime continuano a tenere alta la soglia di attenzione su un fenomeno solo apparentemente placato, l'Italia si conferma come snodo strategico del business.
"C'è una connection che si avvale della criminalità locale - spiega Carchedi- ma qui si tocca una tesi molto dibattuta. Molti contestano l'alleanza tra criminalità straniera e criminalità italiana". E, mette in guardia, "la contestano per un motivo molto sottile. Smentendo la cooperazione tra i due apparati criminali, si accusa soltanto la criminalità straniera rinverdendo la paura dello straniero. Un atteggiamento che aumenta la discriminazione nei confronti degli immigrati".
Per le migliaia di donne ostaggio del trafficking, purtroppo, niente di nuovo. 
Categoria: Donne, Migranti
Luogo: Albania