05/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora scontri ad Hasaka. Tra esagerazioni e smentite si legge lo scontento
 
Il 24 agosto nella città di Hasaka, un uomo della tribù dei Jabur uccide un uomo del clan degli Shoumar. Si tratta di due clan piuttosto importanti che contano centinaia di migliaia di membri in Siria, in Iraq e nella penisola arabica. L’uomo ucciso sarebbe Mohammed Abdel Aziz leader del partito clandestino al Nahda.
Lo stesso giorno iniziano degli scontri tra le famiglie coinvolte, settemila persone della tribù degli Shoumar attaccano le abitazioni degli Jabur per vendicare la morte dell’uomo. La città è fuori controllo, gli scontri a fuoco tra le due famiglie coinvolgono presto anche tremila uomini delle forze di sicurezza governative che, in tenuta antisommossa, con le armi e i lacrimogeni, dopo 4 ore riescono a riportare la situazione sotto controllo. In seguito i membri della tribù degli Shoumar vengono trasferiti nella vicina Qamishly per evitare una ulteriore vendetta.
  Una donna siede vicino a uno dei monumenti di Assad
Hasaka. La regione nord orientale della Siria, al confine con Iraq e Turchia, prende il nome dalla città di Hasaka e, dall’inizio della guerra in Iraq, è diventata la zona più turbolenta del Paese. Il regime qui fatica a imporre il proprio controllo, scontri armati e manifestazioni di protesta sono relativamente frequenti e per mantenere lo status quo le autorità siriane sono state spesso costrette a impiegare le forze di sicurezza e l’esercito. La regione di Hasaka è una zona a maggioranza curda, destabilizzata negli ultimi anni da una forte immigazione di arabi. La società è costituita in modo tribale e anche i partiti politici radicati nella zona sono più legati alle gerarchie familari che all'autorità centrale. Si tratta infatti di formazioni che sono costrette a svolgere la loro funzione al di fuori dell’arena politica. I Partiti curdi sono una dozzina e sono tutti clandestini perché non fanno parte della coalizione di governo costruita attorno al monopolio del Baath, lottano per il riconoscimento dei curdi come cittadini siriani a tutti gli effetti ma a loro volta non godono del riconscimento legale. Poi ci sono altre formazioni, che senza essere curde, devono anch’esse lavorare al di fuori di una cornice legale. Una di queste è il partito arabo al Nahda.
 
Immagine tratta da un video sugli scontri del 2004 a QamishlyMedia e caos. Poche ore dopo i primi rapporti sugli scontri, l’agenzia di informazione del governo siriano (Sana) emetteva un comunicato in cui la ricostruzione dei fatti veniva smentita. “Neghiamo che ci siano stati scontri sanguinosi ad Hasaka. – si legge nel comunicato- Si tratta di un crimine comune che riguarda conflitti personali”. Il comunicato oltre ad escludere la matrice politica dell’episodio descriveva come completamente esagerati e privi di basi i rapporti che parlavano di migliaia di persone coinvolte e imputavano alla polizia l’uso di lascimogeni e armi da fuoco.
“Giornalisti, controllate bene i fatti” invitava un portavoce del governo, questo è un episodio che “potrebbe succedere in qualsiasi parte del mondo”.
R.T., un’attivista del partito clandestino curdo Kurdi Mustaqbal fi Suryia, conferma che “in effetti la storia è stata gonfiata, si è trattato di un delitto d’onore che in qualche modo dev’essere scappato di mano coinvolgendo migliaia di persone” ma poi smentisce che la vittima fosse il capo del partito al Nahda: “In realtà hanno ucciso suo nipote” e nega che la tribù degli Shoumar sia stata trasferita a Qamishly: “Gli Shoumar vivono a Qamishly da molti anni e sono bene integrati”.
“Alcuni osservatori in Siria hanno sostenuto si trattasse di un crimine comune –spiega Bassel al Oudat, corrispondente di Adn Kronos a Damasco- ma uno scontro così numeroso non può essere altro che un effetto della congestione in cui la società siriana si trova a vievere. La causa va cercata nella soppressione delle libertà della gente”. Una condizione di disagio cronico che rende queste zone potenzialmente esplosive.
  Immagine tratta da un video sugli scontri del 2004 a Qamishly
Precedenti. Una situazione simile si era verificata anche lo scorso anno tra due tribù della zona. E ancora quest’anno a Misiaf e Hama, a Qadmus e a Tartous. Sempre nella regione di Hasaka sono scoppiati i disordini tra curdi e arabi che nel maggio 2004 e 2005 hanno messo in luce il potenziale esplosivo dell’area. La regione conta infatti il maggior numero di persone incarcerate e uccise dai servizi di sicurezza per motivi politici. La costante in tutte queste circostanze è stata la pronta repressione da parte delle autorità governative, che sono intervenute in armi indipendentemente dal tipo di disordine da fronteggiare: fossero le consegueze di un delitto d’onore o una manifestazione per i diritti dei curdi. Ogni pretesto in queste aree sembra catalizzare lo scontento di un gran numero di persone, scontento che le reazioni del governo spesso tendono ad accentuare. Anche perché oltre all’azione su campo il regime dispone ancora dello strumento del monopolio mediatico, con cui può gonfiare o sgonfiare i problemi a suo piacimento.

Naoki Tomasini

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