Ancora scontri ad Hasaka. Tra esagerazioni e smentite si legge lo scontento
Il 24 agosto nella città di Hasaka, un uomo della tribù dei Jabur uccide un uomo
del clan degli Shoumar. Si tratta di due clan piuttosto importanti che contano
centinaia di migliaia di membri in Siria, in Iraq e nella penisola arabica. L’uomo
ucciso sarebbe Mohammed Abdel Aziz leader del partito clandestino al Nahda.
Lo stesso giorno iniziano degli scontri tra le famiglie coinvolte, settemila
persone della tribù degli Shoumar attaccano le abitazioni degli Jabur per vendicare
la morte dell’uomo. La città è fuori controllo, gli scontri a fuoco tra le due
famiglie coinvolgono presto anche tremila uomini delle forze di sicurezza governative
che, in tenuta antisommossa, con le armi e i lacrimogeni, dopo 4 ore riescono
a riportare la situazione sotto controllo. In seguito i membri della tribù degli
Shoumar vengono trasferiti nella vicina Qamishly per evitare una ulteriore vendetta.

Hasaka. La regione nord orientale della Siria, al confine con Iraq e Turchia, prende
il nome dalla città di Hasaka e, dall’inizio della guerra in Iraq, è diventata
la zona più turbolenta del Paese. Il regime qui fatica a imporre il proprio controllo,
scontri armati e manifestazioni di protesta sono relativamente frequenti e per
mantenere lo status quo le autorità siriane sono state spesso costrette a impiegare
le forze di sicurezza e l’esercito. La regione di Hasaka è una zona a maggioranza
curda, destabilizzata negli ultimi anni da una forte immigazione di arabi. La
società è costituita in modo tribale e anche i partiti politici radicati nella
zona sono più legati alle gerarchie familari che all'autorità centrale. Si tratta
infatti di formazioni che sono costrette a svolgere la loro funzione al di fuori
dell’arena politica. I Partiti curdi sono una dozzina e sono tutti clandestini
perché non fanno parte della coalizione di governo costruita attorno al monopolio
del Baath, lottano per il riconoscimento dei curdi come cittadini siriani a tutti
gli effetti ma a loro volta non godono del riconscimento legale. Poi ci sono altre
formazioni, che senza essere curde, devono anch’esse lavorare al di fuori di una
cornice legale. Una di queste è il partito arabo al Nahda.
Media e caos. Poche ore dopo i primi rapporti sugli scontri, l’agenzia di informazione del
governo siriano (Sana) emetteva un comunicato in cui la ricostruzione dei fatti
veniva smentita. “Neghiamo che ci siano stati scontri sanguinosi ad Hasaka. –
si legge nel comunicato- Si tratta di un crimine comune che riguarda conflitti
personali”. Il comunicato oltre ad escludere la matrice politica dell’episodio
descriveva come completamente esagerati e privi di basi i rapporti che parlavano
di migliaia di persone coinvolte e imputavano alla polizia l’uso di lascimogeni
e armi da fuoco.
“Giornalisti, controllate bene i fatti” invitava un portavoce del governo, questo
è un episodio che “potrebbe succedere in qualsiasi parte del mondo”.
R.T., un’attivista del partito clandestino curdo Kurdi Mustaqbal fi Suryia, conferma
che “in effetti la storia è stata gonfiata, si è trattato di un delitto d’onore
che in qualche modo dev’essere scappato di mano coinvolgendo migliaia di persone”
ma poi smentisce che la vittima fosse il capo del partito al Nahda: “In realtà
hanno ucciso suo nipote” e nega che la tribù degli Shoumar sia stata trasferita
a Qamishly: “Gli Shoumar vivono a Qamishly da molti anni e sono bene integrati”.
“Alcuni osservatori in Siria hanno sostenuto si trattasse di un crimine comune
–spiega Bassel al Oudat, corrispondente di Adn Kronos a Damasco- ma uno scontro
così numeroso non può essere altro che un effetto della congestione in cui la
società siriana si trova a vievere. La causa va cercata nella soppressione delle
libertà della gente”. Una condizione di disagio cronico che rende queste zone
potenzialmente esplosive.
Precedenti. Una situazione simile si era verificata anche lo scorso anno tra due tribù della
zona. E ancora quest’anno a Misiaf e Hama, a Qadmus e a Tartous. Sempre nella
regione di Hasaka sono scoppiati i disordini tra curdi e arabi che nel maggio
2004 e 2005 hanno messo in luce il potenziale esplosivo dell’area. La regione
conta infatti il maggior numero di persone incarcerate e uccise dai servizi di
sicurezza per motivi politici. La costante in tutte queste circostanze è stata
la pronta repressione da parte delle autorità governative, che sono intervenute
in armi indipendentemente dal tipo di disordine da fronteggiare: fossero le consegueze
di un delitto d’onore o una manifestazione per i diritti dei curdi. Ogni pretesto
in queste aree sembra catalizzare lo scontento di un gran numero di persone, scontento
che le reazioni del governo spesso tendono ad accentuare. Anche perché oltre all’azione
su campo il regime dispone ancora dello strumento del monopolio mediatico, con
cui può gonfiare o sgonfiare i problemi a suo piacimento.