01/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Responsabilità russe nella strage. Il contro- sequestro in Cecenia
Un bambino ferito a BeslanNonostante la pesante censura del Cremlino, un anno dopo la strage alla scuola numero 1 di Beslan sono emerse le gravissime responsabilità russe in quell’ecatombe di ostaggi. E’ venuto alla luce anche il controsequestro di civili ceceni messo in atto in quei giorni dalle forze armate russe in Cecenia. Ma soprattutto, proprio l’autore di quell’azione, il terrorista Basayev, è diventato il nuovo leader degli indipendentisti ceceni, che hanno così definitivamente abbandonato la via del dialogo. Per colpa di Putin, che ha ucciso il moderato Maskhadov. Ma anche delle democrazie occidentali, che per dieci anni hanno ignorato la tragedia cecena e i ripetuti appelli alla pace provenienti dagli indipendentisti. Ora la parola, in Cecenia e in tutto il Caucaso del Nord, è tornata solo alle armi: unica lingua che Putin e Basayev capiscono. E che a tutti e due conviene parlare per mantenere e rafforzare il proprio potere.   
 
Gli Shmel lasciati sul posto dagli spetsnazArmi di distruzione di massa. Un anno dopo la strage, le madri di Beslan rivolgono il loro rancore non più contro i soli terroristi, ma anche e soprattutto contro il presidente Russo Vladimir Putin. Dalle inchieste indipendenti ancora aperte, dal processo a Nurpashi Kulayev, unico terrorista sopravvissuto, dai racconti dei testimoni è emerso senza più ombra di dubbio quello che per molti era evidente fin dall’inizio: l’ecatombe di ostaggi fu in gran parte colpa delle armi distruttive usate dalle forze russe durante l’attacco alla scuola. L’utilizzo - ammesso dal vice procuratore generale russo Nikolay Shepel - dei lanciafiamme termobarici ‘Shmel’ (vietati dalle convenzioni internazionali come armi di distruzione di massa) e di granate al napalm sparate dai cannoni dei carri armati T-72 dimostrano che “quel giorno l’obiettivo delle forze russe era uccidere trenta banditi, non salvare centinaia di bambini e civili innocenti”, come lo scorso marzo disse a PeaceReporter Visarion Aseiev, coordinatore del Comitato insegnanti di Beslan.
Pochi dubbi rimangono anche su chi fu, quel 3 settembre, a ‘sparare il primo colpo’: come già riferito da molti sopravvissuti, anche il terrorista sotto processo Nurpashi Kulayev ha dichiarato che l’inferno nella palestra iniziò quando un cecchino da fuori sparò a uno dei sequestratori che teneva bloccato con un piede il detonatore a pressione di una bomba.
 
Soldati russi in CeceniaIl controsequestro russo. Un anno dopo la strage, si è scoperto anche che, in contemporanea con il sequestro di Beslan, il Cremlino ordinò alle forze russe di stanza in Cecenia di compiere un controsequestro di civili allo scopo di tentare uno scambio di ostaggi. Come ha poi raccontato a PeaceReporter una vittima di quell’azione, la mattina del 3 settembre i soldati russi prelevarono da tutta la repubblica centinaia di civili ceceni - donne, bambini, uomini e anziani, tra cui attivisti per i diritti umani e parenti di indipendentisti - e li tennero in ostaggio a Khankala, una base militare alle porte di Grozny. Gli uomini vennero torturati, le donne e i bambini furono lasciati senza cibo, senza acqua, senza coperte, senza possibilità di andare in bagno. I soldati di Putin si comportarono insomma in maniera assai simile a quella dei sequestratori di Beslan. Con la differenza, sostanziale, che quelli erano terroristi, mentre questi erano uomini delle forze armate di una nazione formalmente democratica e civile come la Federazione russa. Dopo il blitz a Beslan tutti i ‘controostaggi’ vennero rilasciati ma solo dopo essere stati costretti a firmare delle liberatorie in cui si affermava che non avrebbero mai sporto denuncia per quello che accadde.
 
Shamil BasayevLa vittoria di Basayev. Un anno dopo la strage, il terrorista ceceno che ha rivendicato la paternità del sequestro, Shamil Basayev, è diventato di fatto il nuovo leader degli indipendentisti ceceni, prendendo il posto del defunto leader moderato Aslan Maskhadov, che invece aveva preso le distanze da quell’azione condannandola fermamente e affermando addirittura che un giorno Basayev avrebbe dovuto rispondere di questo crimine di guerra davanti a un tribunale. Ciononostante, l’ex presidente ceceno Maskhadov (che nel frattempo aveva anche dichiarato una tregua unilaterale nei combattimenti) è stato ucciso dalle forze speciali russe lo scorso 8 marzo, il giorno della festa della donna: “Un regalo – disse Kadyrov – alle donne di Beslan”. La conseguenza, come prevedibile, è stata la radicalizzazione dell’indipendentismo ceceno sotto al guida del sanguinario Basayev, che invece continua stranamente a sfuggire ai servizi segreti russi (ma non ai giornalisti che lo vogliono intervistare). Così il successore di Maskhadov, il giovane integralista Abdul-Halim Sadulayev, ha subito riallacciato i rapporti con Basayev nominandolo (con decreto del 23 agosto) vice primo ministro del ‘governo ombra’ indipendentista.
 
Vladimir Putin…e di Putin. Pochi giorni prima Sadulayev aveva licenziato il ‘negoziatore di Maskhadov’, Ilyas Akhmadov, affermando che la diplomazia e il dialogo hanno fallito. Un dato di fatto imputabile non solo a Putin ma anche alle diplomazie dei Paesi europei e degli Usa, che mai in questi ultimi dieci anni hanno preso sul serio i ripetuti appelli al dialogo di Maskhadov, Akhmadov e compagnia.
Sadulayev ha poi indicato la nuova via: quella della guerra a oltranza e della progressiva estensione della jihad antirussa a tutte le repubbliche russe del Caucaso del Nord, dall’Inguscezia al Dagehstan alla Cabardino-Balcaria. Insomma, esattamente quello che ha sempre voluto Basayev.
Questa nuova strategia, di cui già si vedono gli effetti nell’intensificazione dei combattimenti, verrà pagata a caro prezzo dal martoriato popolo ceceno e dagli altri popoli caucasici. Ma farà molto comodo a Putin in vista delle sua campagna elettorale per le presidenziali del 2008. “Se Putin ha un alleato, questo è proprio Basayev”, ha detto recentemente il filosofo francese André Glucksmann.
 

Enrico Piovesana

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