05/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Amal Rifa'i, Odelia Ainbinder, TEA, 2003
Israeliani e palestinesi stanno vivendo giornate delicate, da qualunque parte le si voglia guardare. Lo sgombero dei coloni da Gaza può rappresentare un passo avanti, piccolo per alcuni, grande per altri, ancora una volta di diverso significato per le diverse parti. La speranza è che sia comunque un passo nella direzione giusta. Le analisi sul passato, sul presente e sui possibili scenari del futuro si sprecano, ma a volte, soprattutto per chi non ha seguito da sempre le vicende fra i due popoli, è difficile capire l’enormità degli ostacoli sul cammino della risoluzione del conflitto, e si è portati a giudizi sommari, anche inconsapevoli. Viene in aiuto la raccolta di lettere e scambi di idee fra Amal e Odelia, due ragazze diciottenni, che abitano nella stessa città, Gerusalemme, ma con vite, prospettive, progetti profondamente diversi.

Check point di Qalandia. Foto di Gianfranco Marino. Vivere sulla stessa terra. Amal è palestinese, Odelia israeliana. In comune hanno il desiderio di poter vivere la propria vita, entrambe sulla stessa terra. “Vogliamo vivere qui tutt’e due” è il titolo del libro, dove la giornalista Sylke Tempel ha raccolto le testimonianze delle due ragazze, che le sono state presentate dalla responsabile del movimento “Peace Child Israel”. La lettura delle parole delle due ragazze fa capire, una pagina dopo l’altra, la complessità della cosiddetta “questione” israelo-palestinese, le differenze fra i due popoli, i desideri dei giovani di entrambe le parti, comuni a quelle dei giovani di tutto il mondo, che si scontrano con una realtà che non hanno voluto, ma in cui sono cresciuti, giorno dopo giorno. E che cercano di affrontare con gli strumenti a loro disposizione. Amal e Odelia non hanno soluzioni, ma provano la via del confronto attraverso il dialogo e la conoscenza reciproca. Nei loro scambi di idee arrivano anche a scontrarsi, sempre rispettando però l’una le scelte dell’altra, anche se considerate poco comprensibili o condivisibili. Odelia non capisce come Amal possa già pensare, così giovane, al matrimonio, a mettere su famiglia. Amal non capisce come Odelia abbia deciso di non sottrarsi al servizio militare che la legge le impone, anche se avrebbe scappatoie percorribili.

Muro di separazione israeliano alle porte di Betlemme. Foto di Christian Elia/Copyright PeaceReporter La via della conoscenza e del rispetto. Riga dopo riga ci si trova così di fronte alle due facce della medaglia: si ravvisano sì punti in comune, ma un diverso modo di sentirli ed esprimerli; obiettivi analoghi, ma strade differenti per raggiungerli. Una lettura per certi versi sconfortante, che mette a nudo le dimensioni degli ostacoli da superare e delle questioni da risolvere per arrivare a una pace duratura. Ma anche una lettura che porta speranza: Amal e Odelia hanno dimostrato, prima di tutto a loro stesse, che è possibile parlare, confrontarsi, rispettarsi pur nella diversità e talora nel contrasto. Hanno dimostrato soprattutto la necessità di conoscersi di più gli uni con gli altri, di capire veramente chi si ha di fronte, la sua storia, la sua cultura, le sue abitudini, il suo mondo. Questo è un passo importante per chi si è trovato a vivere nella stessa terra, nella stessa città, senza capire veramente perché.
 

Valeria Confalonieri

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