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Israeliani e palestinesi stanno vivendo giornate delicate, da qualunque
parte le si voglia guardare. Lo sgombero dei coloni da Gaza può rappresentare
un
passo avanti, piccolo per alcuni, grande per altri, ancora una volta di
diverso significato per le diverse parti. La speranza è che sia
comunque un passo nella direzione giusta. Le analisi sul passato, sul
presente e sui possibili scenari del futuro si sprecano, ma a volte,
soprattutto per chi non ha seguito da sempre le vicende fra i due
popoli, è difficile capire l’enormità degli ostacoli sul cammino della
risoluzione del conflitto, e si è portati a giudizi sommari, anche
inconsapevoli. Viene in aiuto la raccolta di lettere e scambi di idee
fra Amal e Odelia, due ragazze diciottenni, che abitano nella stessa
città, Gerusalemme, ma con vite, prospettive, progetti profondamente
diversi.
Vivere sulla stessa terra. Amal è palestinese, Odelia israeliana. In
comune hanno il desiderio di poter vivere la propria vita, entrambe
sulla stessa terra. “Vogliamo vivere qui tutt’e due” è il titolo del
libro, dove la giornalista Sylke Tempel ha raccolto le testimonianze
delle due ragazze, che le sono state presentate dalla responsabile del
movimento “Peace Child Israel”. La lettura delle parole delle due
ragazze fa capire, una pagina dopo l’altra, la complessità della
cosiddetta “questione” israelo-palestinese, le differenze fra i due
popoli, i desideri dei giovani di entrambe le parti, comuni a quelle
dei giovani di tutto il mondo, che si scontrano con una realtà che non
hanno voluto, ma in cui sono cresciuti, giorno dopo giorno. E che
cercano di affrontare con gli strumenti a loro disposizione. Amal e
Odelia non hanno soluzioni, ma provano la via del confronto attraverso
il dialogo e la conoscenza reciproca. Nei loro scambi di idee arrivano
anche a scontrarsi, sempre rispettando però l’una le scelte dell’altra,
anche se considerate poco comprensibili o condivisibili. Odelia non
capisce come Amal possa già pensare, così giovane, al matrimonio, a
mettere su famiglia. Amal non capisce come Odelia abbia deciso di non
sottrarsi al servizio militare che la legge le impone, anche se avrebbe
scappatoie percorribili.
La via della conoscenza e del rispetto. Riga dopo riga ci si trova così
di fronte alle due facce della medaglia: si ravvisano sì punti in
comune, ma un diverso modo di sentirli ed esprimerli; obiettivi
analoghi, ma strade differenti per raggiungerli. Una lettura per certi
versi sconfortante, che mette a nudo le dimensioni degli ostacoli da
superare e delle questioni da risolvere per arrivare a una pace
duratura. Ma anche una lettura che porta speranza: Amal e Odelia hanno
dimostrato, prima di tutto a loro stesse, che è possibile parlare,
confrontarsi, rispettarsi pur nella diversità e talora nel contrasto.
Hanno dimostrato soprattutto la necessità di conoscersi di più gli uni
con gli altri, di capire veramente chi si ha di fronte, la sua storia, la
sua cultura, le sue abitudini, il suo mondo. Questo è un passo
importante per chi si è trovato a vivere nella stessa terra, nella
stessa città, senza capire veramente perché.
Valeria Confalonieri