30/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La rappresentanza di categoria dei giornalisti tunisini non può nascere
Il 7 settembre 2005 sarebbe potuta diventare una data storica per la professione giornalistica in Tunisia. Era la data scelta dai fondatori del Sindacato dei Giornalisti Tunisini per la nascita, a Tunisi, della loro rappresentanza di categoria. Non è andata così. Il governo tunisino ha deciso che il sindacato non nascerà.
 
la giornalista tunisina Bensedrine, dissidente critica verso il governo di TunisiUna cocente delusione. Lufti Haji, il segretario generale del nascente sindacato e principale animatore dell'iniziativa, mercoledì 24 agosto scorso, si è visto recapitare un'ingiunzione della magistratura tunisina che impediva al Sindacato di riunirsi e di dare vita a un'associazione di categoria. “Ho ricevuto l'ingiunzione dagli apparati di sicurezza tunisini”, ha dichiarato alla stampa Haji, “subito dopo aver diffuso in Internet la notizia della conferenza di fondazione del Sindacato. Un alto papavero delle autorità mi ha comunicato che riteneva opportuno prevenire sia la convention che i seminari in programma per la giornata storica che avrebbe celebrato la nascita della rappresentanza di categoria”. La manifestazione si annunciava imponente, considerando la già confermata partecipazione dell'Unione Internazionale dei Giornalisti, dell'Unione dei Sindacati algerini e delle rappresentanze delle Unioni dei Giornalisti dall'Egitto e dal Marocco. “L'unica risposta che ho ottenuto con le mie proteste”, racconta Haji, “è che c'erano indagini in corso sulla legalità della nostra iniziativa, ma noi non abbiamo violato nessuna legge!”.
Le autorità tunisine, con un brillante esempio di linguaggio burocratese, hanno fatto sapere che il Sindacato dei Giornalisti è “un'organizzazione legale ma sconosciuta”. Una definizione assurda per bloccare un procedimento legale con un pretesto.
Non si può vietare in maniera ufficiale la nascita del sindacato, in quanto la legge tunisina non ritiene necessaria un'autorizzazione legale preventiva nei confronti di un sindacato che vuole formarsi. Ma la legislazione di sicurezza nel Paese prevede un controllo preventivo rispetto ai fini di un'associazione che vuole costituirsi. Quindi le autorità hanno bisogno di tempo per indagare la natura di questo gruppo e, fino a quando non saranno finite le indagini, il Sindacato dei Giornalisti tunisini non può vedere la luce.
 
il presidente della tunisia ben ali con quello degli stati uniti george w. bushUn pretesto come un altro. Questa surreale vicenda è in realtà correlata alla situazione della stampa in Tunisia. Reporter sans Frontiere, l’organizzazione francese che si batte da anni per la libertà di stampa nel mondo, si è detta indignata dalla vicenda del Sindacato tunisino, ma non sorpresa, viste le continue denunce che l’associazione ha presentato negli anni all’opinione pubblica. L’aspetto grottesco è che, a novembre prossimo, la Tunisia è stata scelta dall’Onu come Paese ospitante del Smsi (il Summit delle Nazioni Unite sulla Società dell'Informazione). Come organizzare un convegno sul rispetto dei diritti umani ad Abu Ghraib. Quando l’ufficio stampa delle Nazioni Unite ha comunicato la scelta di Tunisi come sede del convegno c’è stata un’insurrezione di tutte le associazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani e civili. I rappresentanti delle organizzazioni di difesa della libertà d'espressione, riuniti in occasione dell'Assemblea generale di International Freedom of Expression Exchange (Iffee) a Baku, Azerbaigian, l'8 giugno 2004, avevano lanciato un appello al Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan per chiedere l’immediato spostamento della sede del Smsi, ma dal Palazzo di Vetro non è arrivata alcuna risposta. Bastava ascoltare una delle denunce di Sihem Bensedrine, giornalista coraggiosa che da anni gira il mondo per far conoscere le violazioni della libertà di stampa commesse dalle autorità del suo Paese e da un uomo in particolare. Ben Ali, Presidente della Tunisia dal 1987, è un riconosciuto nemico della libertà d’espressione, ma anche un conclamato nemico del fondamentalismo islamico. Dopo l’attentato alla sinagoga di Djerba del 2002, che provocò la morte di 21 persone, le due caratteristiche dell’eterno presidente si sono fuse. La stampa in Tunisia, su carta o su Internet, è sottoposta a vincoli di censura rigidissimi. Sono tanti i casi documentati di giornalisti imprigionati o ridotti al silenzio, ma tutti gli atti del governo vengono presentati come l’ennesimo atto della guerra al terrorismo internazionale che vede Ben Alì in prima fila. Come poteva quindi nascere un sindacato che aveva come obiettivo, secondo quanto scritto nell’atto costitutivo, quello di “difendere la libertà dei giornalisti e tutelare l’autonomia professionale degli stessi”? C’è una guerra da vincere adesso, con ogni mezzo.

Christian Elia

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