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Una cocente delusione. Lufti Haji, il segretario generale del nascente sindacato e principale animatore dell'iniziativa,
mercoledì 24 agosto scorso, si è visto recapitare un'ingiunzione della magistratura
tunisina che impediva al Sindacato di riunirsi e di dare vita a un'associazione
di categoria. “Ho ricevuto l'ingiunzione dagli apparati di sicurezza tunisini”,
ha dichiarato alla stampa Haji, “subito dopo aver diffuso in Internet la notizia
della conferenza di fondazione del Sindacato. Un alto papavero delle autorità
mi ha comunicato che riteneva opportuno prevenire sia la convention che i seminari
in programma per la giornata storica che avrebbe celebrato la nascita della rappresentanza
di categoria”. La manifestazione si annunciava imponente, considerando la già
confermata partecipazione dell'Unione Internazionale dei Giornalisti, dell'Unione
dei Sindacati algerini e delle rappresentanze delle Unioni dei Giornalisti dall'Egitto
e dal Marocco. “L'unica risposta che ho ottenuto con le mie proteste”, racconta
Haji, “è che c'erano indagini in corso sulla legalità della nostra iniziativa,
ma noi non abbiamo violato nessuna legge!”.
Un pretesto come un altro. Questa surreale vicenda è in realtà correlata alla situazione della stampa in
Tunisia. Reporter sans Frontiere, l’organizzazione francese che si batte da anni per la libertà di stampa nel
mondo, si è detta indignata dalla vicenda del Sindacato tunisino, ma non sorpresa,
viste le continue denunce che l’associazione ha presentato negli anni all’opinione
pubblica. L’aspetto grottesco è che, a novembre prossimo, la Tunisia è stata scelta
dall’Onu come Paese ospitante del Smsi (il Summit delle Nazioni Unite sulla Società
dell'Informazione). Come organizzare un convegno sul rispetto dei diritti umani
ad Abu Ghraib. Quando l’ufficio stampa delle Nazioni Unite ha comunicato la scelta
di Tunisi come sede del convegno c’è stata un’insurrezione di tutte le associazioni
che si battono per il rispetto dei diritti umani e civili. I rappresentanti delle
organizzazioni di difesa della libertà d'espressione, riuniti in occasione dell'Assemblea
generale di International Freedom of Expression Exchange (Iffee) a Baku, Azerbaigian, l'8 giugno 2004, avevano lanciato un appello al
Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan per chiedere l’immediato spostamento
della sede del Smsi, ma dal Palazzo di Vetro non è arrivata alcuna risposta. Bastava
ascoltare una delle denunce di Sihem Bensedrine, giornalista coraggiosa che da
anni gira il mondo per far conoscere le violazioni della libertà di stampa commesse
dalle autorità del suo Paese e da un uomo in particolare. Ben Ali, Presidente
della Tunisia dal 1987, è un riconosciuto nemico della libertà d’espressione,
ma anche un conclamato nemico del fondamentalismo islamico. Dopo l’attentato alla
sinagoga di Djerba del 2002, che provocò la morte di 21 persone, le due caratteristiche
dell’eterno presidente si sono fuse. La stampa in Tunisia, su carta o su Internet,
è sottoposta a vincoli di censura rigidissimi. Sono tanti i casi documentati di
giornalisti imprigionati o ridotti al silenzio, ma tutti gli atti del governo
vengono presentati come l’ennesimo atto della guerra al terrorismo internazionale
che vede Ben Alì in prima fila. Come poteva quindi nascere un sindacato che aveva
come obiettivo, secondo quanto scritto nell’atto costitutivo, quello di “difendere
la libertà dei giornalisti e tutelare l’autonomia professionale degli stessi”?
C’è una guerra da vincere adesso, con ogni mezzo.
Christian Elia