Momenti duri per la popolazione. Ma all’orizzonte si affaccia una nuova figura politica
Si affaccia all’orizzonte
una nuova figura politica, un imprenditore molto ricco (che da tempo vive negli
Usa) che vuole diventare presidente (o padrone?) del paese più povero dell’America
Centrale.
E' questa una delle poche notizie che giungono da Haiti, terra
martoriata da decenni di discriminazione, abusi e violenze.
Non è cambiato nulla negli ultimi mesi e l’escalation di rapimenti non accenna a fermarsi.
Paura e solidarietà. “Hanno tentato di rapirci - racconta Massimiliano Salierno presidente di una
associazione non governativa molto attiva sotto il profilo della solidarietà con
il popolo di Haiti, l’Anpil – avevamo inviato un container con quintali di materiali
ma una volta arrivati nella capitale Port au Prince, un amico haitiano ci ha sconsigliato
di arrivare fino al porto perché avevano già organizzato il nostro rapimento”.
Non sa se piangere o se ridere, Massimiliano, ha trovato una situazione incredibile.
“Che devo dire? Noi siamo rimasti chiusi in casa per tutto il periodo necessario
allo sdoganamento delle merci. Oltretutto abbiamo preferito non fare il viaggio
in camion con il container. Avevamo una gran paura che ci potesse accadere
qualcosa”.
Le sue sensazioni sulle sorti dell’isola non sono molto buone. A
novembre ci saranno le elezioni presidenziali e la situazione sembra
piuttosto confusa. “Secondo me in questo momento c’è una prevalenza delle preferenze
per il Fronte di Ricostruzione Nazionale, partito voluto dell’ex guerrigliero Guy Philippe (più volte
sospettato di prendere parte al traffico di droga), nemico giurato dell’ex presidente
Bertrande Aristide”.
Ma all’orizzonte si avvicina un altro possibile candidato.
Lo zio d’America. Sembra proprio che ad Haiti stia per arrivare un imprenditore, tale Dumas Simeus,
emigrato negli Stati Uniti a 12 anni e diventato l’uomo d’affari più importante
che il business afroamericano conosca.
Ha una grande industria di produzione di cibo che fattura centinaia di
milioni di dollari ogni anno. Secondo quando affermato nei giorni
scorsi, il suo sarebbe un programma politico unico e di grande
successo. Simeus ha annunciato di volersi presentare come candidato
alle prossime elezioni presidenziali per cercare un nuovo modo di
gestire il Paese, senza corruzione e con molti posti di lavoro:
“Desidero creare una nazione dove la gente sia fiera di rimanere,
perché ci sono occasioni e lavoro. Vorrei che tutti avessero accesso ai
capitali. Sia il cittadino medio, sia il povero, abituato a
vivere in una capanna come ho fatto io quando vivevo ad Haiti”.
Simeus dice che per cambiare tutto ci vorrà almeno una generazione, ma
che con lui presidente, fin dal primo anno, si vedrà un notevole cambiamento delle
condizioni di vita. Il tutto a partire dalla creazione di centinaia di migliaia
di posti di lavoro. La legge haitiana (l’articolo 135) prevede che un candidato
alle elezioni presidenziali sia per forza un cittadino haitiano e che abbia vissuto
per almeno cinque anni nell’isola. Gli avvocati di Simeus stanno lavorando per
trovare una soluzione a questo problema.
Intanto. Gli analisti politici più esperti fanno però sapere che la realtà in cui è cresciuto
ed ha vissuto Simeus è molto differente da quella haitiana di cui desidera assumere
la direzione. L’unica speranza sulla quale può cercare di fare leva è il fatto
che il governo ad interim di Gerarde Latortue non abbia fatto molto per ristabilire
la calma nell’isola e che la Missione di Stabilizzazione della Nazioni Unite,
la Ministah, è in gravi difficoltà tutte le volte che deve gestire scontri con
i ribelli fedeli ad Aristide o azioni di prevenzione delle violenze.
A novembre l’ardua sentenza.