30/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Momenti duri per la popolazione. Ma all’orizzonte si affaccia una nuova figura politica
L'uomo nuovo di Haiti: Simeus
Si affaccia all’orizzonte una nuova figura politica, un imprenditore molto ricco (che da tempo vive negli Usa) che vuole diventare presidente (o padrone?) del paese più povero dell’America Centrale.
E' questa una delle poche notizie che giungono da Haiti, terra martoriata da decenni di discriminazione, abusi e violenze.
Non è cambiato nulla negli ultimi mesi e l’escalation di rapimenti non accenna a fermarsi.
 
Paura e solidarietà. “Hanno tentato di rapirci - racconta Massimiliano Salierno presidente di una associazione non governativa molto attiva sotto il profilo della solidarietà con il popolo di Haiti, l’Anpil – avevamo inviato un container con quintali di materiali ma una volta arrivati nella capitale Port au Prince, un amico haitiano ci ha sconsigliato di arrivare fino al porto perché avevano già organizzato il nostro rapimento”. Non sa se piangere o se ridere, Massimiliano, ha trovato una situazione incredibile. “Che devo dire? Noi siamo rimasti chiusi in casa per tutto il periodo necessario allo sdoganamento delle merci. Oltretutto abbiamo preferito non fare il viaggio in camion con il container. Avevamo una gran paura che ci potesse accadere qualcosa”.
Le sue sensazioni sulle sorti dell’isola non sono molto buone. A novembre ci saranno le elezioni presidenziali e la situazione sembra piuttosto confusa. “Secondo me in questo momento c’è una prevalenza delle preferenze per il Fronte di Ricostruzione Nazionale, partito voluto dell’ex guerrigliero Guy Philippe (più volte sospettato di prendere parte al traffico di droga), nemico giurato dell’ex presidente Bertrande Aristide”.
Ma all’orizzonte si avvicina un altro possibile candidato.
 
Vincerà le elezioni o non potrà parteciparvi?Lo zio d’America. Sembra proprio che ad Haiti stia per arrivare un imprenditore, tale Dumas Simeus, emigrato negli Stati Uniti a 12 anni e diventato l’uomo d’affari più importante che il business afroamericano conosca.
Ha una grande industria di produzione di cibo che fattura centinaia di milioni di dollari ogni anno. Secondo quando affermato nei giorni scorsi, il suo sarebbe un programma politico unico e di grande successo. Simeus ha annunciato di volersi presentare come candidato alle prossime elezioni presidenziali per cercare un nuovo modo di gestire il Paese, senza corruzione e con molti posti di lavoro: “Desidero creare una nazione dove la gente sia fiera di rimanere, perché ci sono occasioni e lavoro. Vorrei che tutti avessero accesso ai capitali. Sia il cittadino medio, sia il povero, abituato a vivere  in una capanna come ho fatto io quando vivevo ad Haiti”.
Simeus dice che per cambiare tutto ci vorrà almeno una generazione, ma che con lui presidente, fin dal primo anno, si vedrà un notevole cambiamento delle condizioni di vita. Il tutto a partire dalla creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro. La legge haitiana (l’articolo 135) prevede che un candidato alle elezioni presidenziali sia per forza un cittadino haitiano e che abbia vissuto per almeno cinque anni nell’isola. Gli avvocati di Simeus stanno lavorando per trovare una soluzione a questo problema.
 
Intanto. Gli analisti politici più esperti fanno però sapere che la realtà in cui è cresciuto ed ha vissuto Simeus è molto differente da quella haitiana di cui desidera assumere la direzione. L’unica speranza sulla quale può cercare di fare leva è il fatto che il governo ad interim di Gerarde Latortue non abbia fatto molto per ristabilire la calma nell’isola e che la Missione di Stabilizzazione della Nazioni Unite, la Ministah, è in gravi difficoltà tutte le volte che deve gestire scontri con i ribelli fedeli ad Aristide o azioni di prevenzione delle violenze.
A novembre l’ardua sentenza.

Alessandro Grandi

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