29/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Come fecero i militari ad uccidere 30mila persone
Scritto per noi da
Alessandro Orrù
 
Il Gen.Leopoldo Galtieri guidava il governo argentino al tempo della guerra delle Falkland-MalvineAl momento del golpe, già da un anno i militari avevano costruito centri di detenzione clandestina a Tucumán, dove ammazzavano e torturavano dissidenti politici e coloro che venivano sospettati di essere guerriglieri. Se però nel 1976 vi erano già 500 desaparecidos e i campi di concentramento risultavano essere uno dei modi possibili con i quali fino ad allora i militari avevano attuato la repressione, con il “Processo di riorganizzazione nazionale” questi divenirono di gran lunga il più utilizzato dagli apparati dello Stato. Un metodo che lasciava aperta la speranza che la persona scomparsa fosse ancora viva e che riuscisse a tornare. Questo nella maggior parte dei casi, assicurava per un certo tempo il silenzio delle famiglie.
 
 
 
L'Esma, il campo di concentramento argentino più conosciutoUna nuova Auschwitz. L’efficiente apparato della repressione era formato da trecentoquaranta centri clandestini che talvolta potevano essere enormi e contenere centinaia di persone come quello di Campo de Mayo oppure essere minuscoli commissariati di periferia e semplici garage (come l’Olimpo che ispirò il film di Marco Bechis), innocui a passarci accanto camminando per la strada. Di certo questa contraddizione ha la sua migliore incarnazione nella Escuela de mecánica de la armada (ESMA) di Buenos Aires, il campo più famoso.
 
Per tutto il periodo della dittatura l’ESMA continuò a funzionare come prima, formando le reclute della Marina e dedicandosi alle funzioni abituali di qualsiasi altra scuola, ma una parte si era occultata, cioè si era staccata dalla struttura per formare il campo segreto di concentramento e morte che si chiamava in codice Selenio. Nel campo di concentramento vennero imprigionate durante la dittatura circa 4700 persone, solo 350 sopravvissero.
 
 
 
Il logo dell'Osservatorio della School of AmericasOrdini dall’alto. In questi centri l’uso della tortura fu sistematico e scientifico, molti venivano per esempio esaminati da un medico durante le violenze, per determinare quanto ancora potevano subire. Tra le tante torture ormai tristemente famose ricordiamo il “sottomarino”, immersione fino al limite del soffocamento in recipienti di acqua sporca, a volte con escrementi; la “Picana”, uno strumento con la corrente elettrica; ustioni con acidi, sigarette, fiamma ossidrica e bisturi elettrico; mutilazioni; fucilazioni simulate; violenze sessuali, più alle donne ma anche agli uomini. Frequentemente anche i familiari venivano sequestrati per ricattare il detenuto o per farlo addirittura assistere allev iolenze su di loro. Non mancarono episodi di antisemitismo feroce, attribuiti alla presenza come istruttori, di anziani nazisti rifugiati in Argentina nel dopoguerra. Più in generale, s’indovina a monte un internazionale di studi e tecniche accuratamente testate. Si comincia oggi a parlare di responsabilità di specialisti francesi, formatisi in Algeria, nell’iniziazione dei militari argentini alle pratiche della tortura e si conoscono i centri d’addestramento statunitensi che avrebbero “laureato” torturatori, terroristi e dittatori non solo argentini ma di altri paesi latinoamericani come El Salvador, Guatemala, Cile, Perù, Colombia. Roberto Viola, Leopoldo Galtieri, i panamensi Manuel Noriega e Omar Torrijos, il peruviano Juan Velasco Alvarado e l'ecuadoriano Guillermo Rodriguez, si sono infatti tutti avvalsi dell'addestramento ricevuto nella “Scuola delle Americhe”, a Fort Benning, in Georgia. 
Categoria: Diritti, Tortura, Storia
Luogo: Argentina
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