Il 28 settembre prossimo si terrà in Roma l'udienza preliminare del secondo processo
italiano per la sparizione di detenuti italo-argentini negli anni della dittatura
che governò il Paese australe dal 1976 al 1983. Davanti il giudice per le indagini
preliminari Marco Mancinetti (gup) si valuteranno l'esito delle richieste di estradizione
avanzate alla giustizia di Buenos Aires per quattro dei sei militari imputati
nel processo. Il pubblico ministero (pm) Francesco Caporale aveva chiesto nel
novembre 2004 il rinvio a giudizio dell'ammiraglio Emilio Massera (componente
della Junta dittatoriale), del latitante Jorge Vildoza, ricercato in Spagna e Italia, dei
già detenuti Jorge 'el Tigre' Acosta, comandante di nave, e Antonio Febrés, Antonio Vañek e Alfredo 'angel de la muerte' Astiz, con l'accusa di omicidio volontario premeditato di Angela Aieta, Giovanni
e Susanna Pegoraro.
Detenuti e dementi. Acosta Febrés e Vañek sono imputati in diversi processi argentini per crimini
commessi all'Esma e per la sottrazione di diversi infanti. Si trovano in carcere,
tranne Vañek che per motivi d'età è agli arresti domiciliari, Astiz è sotto giudizio
per crimini commessi da represor nella Esma e si trova in carcere da due anni.
Lo richiedono giudici di Francia, Svezia, Spagna e Germania per casi di altri
'
desaparecidos'. L'ammiraglio Emilio Massera ha chiesto tramite i suoi legali, così come l'ex
dittatore cileno Augusto Pinochet, di riconoscere la sua impossibilità a partecipare
al giudizio per incapacità mentale. Neòl marzo scorso è stato dichiarato affetto
da 'demenza senile' e giudicato non imputbile dai magistrati del suo Paese, sia
in sede penale che civile. Una decisione che ha suscitato le proteste delle associazioni
di familiari delle vittime e dei difensori dei diritti umani che si battono contro
l'impunità dei militari
'represores'. “Quella decisione è una burla, come quella per Pinochet - ha detto per telefono
a
PeaceReporter, Inocencia De Luca, moglie di Giovanni Pegoraro e madre di Susanna - Si sa bene
che i due non sono dementi. Ma per Pinochet questa burla non ha funzionato a lungo.
Speriamo sia lo stesso con Massera”.
'Desaparecieron'. Angela Aieta fu sequestrata il 5 agosto 1976 e portata alla
Esma ('
Escuela superior de Mecanica de la Aeronautica militar', Scuola di Meccanica dell'Aeronautica, principale luogo di detenzione scelto
dai militari per la '
Guerra Sucia'). E' provato che venne torturata; non se ne seppe più nulla; aveva 56 anni.
Voleva che le restituissero suo figlio Dante Gullo, attivista della Gioventù Peronista,
arrestato nel 1975, che non venne liberato fino al ritorno della democrazia nell'ottobre
1983. Giovanni Pegoraro scomparve insieme con sua figlia il 18 giugno 1977. Susanna
aveva 21 anni ed era incinta; il suo successivo omicidio e la sottrazione del
figlio infante è stato provato dalle inchieste delle associazioni umanitarie argentine
“
Madre de Plaza de Mayo” e “
Abuelas de Plaza de Mayo” ('Madri' e 'Nonne' della Plaza de Mayo di Buenos Aires, dove si trova il palazzo
presidenziale; lì davanti si riuniscono ogni giovedì dal 30 aprile 1977 per chiedere
di sapere del destino dei loro congiunti).
Condannati. Il sostituto procuratore Francesco Caporale aveva istruito anche l'altro processo
finora condotto in questo Paese per l'assassinio di '
desaparecidos' con passaporto italiano. Nel dicembre 200 si è concluso il procedimento in
primo grado, con la condanna all'ergastolo per i generali argentini Guillermo
Suarez Mason e Santiago Omar Riveros, oltre ai 24 anni di carcere comminati ai
sottufficiali Juan Carlo Gerardi, Omar Hector Maldonado, Jose Luis Porchetto,
Alejandro Puerta e Julio Roberto Rossin per l'omicidio di otto italo-argentini.
La sentenza della Corte d'Assise romana fu confermata in Corte d'Appello nel marzo
2003 e dalla Cassazione nell'aprile 2004.
Finora i militari argentini non potevano essere giudicati in patria a causa delle
leggi dette 'Punto Final' e 'Obedencia debida', varate dal governo di Raul Alfonsìn, che assolvevano i militari “costreti
ad obbedire ad ordini di superiori”; rimanevano fuori solo i casi di sottrazione
d'infante. Ma il 15 giugno passato la Corte Suprema argentina ha annullato definitivamente
quelle leggi, dopo che già nel 2003 il Parlamento di Buenos Aires aveva varato
la 'Legge di revoca' per questi ingiusti provvedimenti. “Ogni tanto una buona
notizia arriva anche per noi – commenta Inocencia De Luca, membro delle 'Abuelas'
di Mar del Plata, cittadina a un centinaio di chilometri a sud della capitale
federale – era ora si facesse qualcosa perchè non ci sia impunità. Quello che
non ci potranno mai togliere è la speranza. Di ottenere giustizia prima o poi”.
Fianco a fianco con il repressore. “Io per esempio – è il racconto di Inocencia – vivo a poca distanza dal
represor che mi ha rubato mia nipote”. Una storia paradossale, kafkiana, se non avesse
contorni tragici.
“I nostri testimoni, gente passata per la Esma in quei giorni, mi ha detto di aver visto mio marito nella Scuola; poi li trasferirono
in un centro di detenzione qui a Mar del Plata. Mia figlia fu riportata nella
capitale giusto per partorire. Dopo, non se ne seppe nulla. E' molto importante
che i testimoni hanno firmato una dichiarazione ufficiale, così che nulla potrà
mai essere ritrattato. Quel che mi rimane adesso è mia nipote. So che sta a qui
a Mar del Plata. So con chi vive. Un poliziotto 'represor' che la ottenne dai boia di mia figlia. Ma la cosa brutta è che per ora non vuole
farsi le analisi del Dna per provare che sia figlia di mia figlia. Dice che non
vuole 'fare del male alla sua famiglia attuale'. Ma noi 'abuelas' non le chiediamo di lasciare la sua famiglia – adesso Inocencia parla con il
tono mite di una nonna che sta facendo una ramanzina, dolce ma decisa, ad un nipotino
- non vogliamo toglierle nessun tipo di vita che sta conducendo adesso: vogliamo
solo che sia chiaro che è mia nipote, che sappia che ha avuto un padre e una madre,
che non è stata bbandonata, ma strappata al ventre stesso di sua madre. La cosa
peggiore è che le altre 'abuelas' la hanno cercata, ma lei non vuole né vedermi né parlarmi, dice che non ne
ha il coraggio”.
Il rovescio della medaglia. Purtroppo la sentenza italiana non avrà valenza in Argentina; se i processati
non compariranno, si emetteranno condanne in contumacia, come già successo per
l'altro processo. Ma la procedura argentina non prevede questo tipo di giudizio,
per cui non riconoscerà le sentenze di Roma. “E' un peccato – dice De Luca – ma
almeno un giudice, in qualche parte del mondo, avrà detto che questi assassini
sono colpevoli”.