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L’Afghanistan sta esplodendo. L’insurrezione armata dei
talebani contro le forze d’occupazione statunitensi e governative, prima
circoscritta alle province meridionali al confine con il Pakistan, sta
dilagando a nord, nel cuore del Paese. E, fatto ancor più rilevante, sta
trovando nuovi alleati tra le popolazioni che fino ad oggi, pur non amando
Karzai, non avevano mai imbracciato i kalashnikov contro il suo potere.
Talebani hazara? La
provincia di Deykundi non esisteva fino al marzo dell’anno scorso, quando i
distretti settentrionali della vasta provincia di Uruzgan, quelli abitati dagli
hazara sciiti, si sono costituiti in provincia autonoma staccandosi dai
distretti dell’Uruzgan meridionale, abitati dai pashtun. Alle elezioni presidenziali
dello scorso ottobre la popolazione di Deykundi aveva mostrato chiaramente di
non gradire Karzai attribuendo al candidato hazara, Haji Mohammad Mohaqiq, l’84
per cento dei voti. Ma mai fino ad oggi si era ribellata in armi contro la sua
autorità.
L’insurrezione
dilaga. “Non è dato sapere se questa insurrezione sia in qualche modo
legata alla resistenza talebana”, afferma la fonte di PeaceReporter. “Quel che è certo è che la lotta armata dei talebani
pashtun sta riscuotendo crescenti simpatie tra le altre popolazioni afgane. Nelle
regioni tagike i mujaheddin che hanno combattuto per anni i talebani ora li
chiamano ‘fratelli’ uniti dalla comune avversione agli ‘stranieri’. E probabile
che anche i mujaheddin hazara abbiano lasciato da parte le vecchie inimicizie
per fare fronte contro il nuovo nemico comune: occupanti americani e governo
Karzai. Cambiamenti di fronte e di alleanze non rappresentano certo una novità
nella travagliata storia dell’Afghanistan. Che vi sia o meno un legame tra la
resistenza pashtun e l’insurrezione hazara, è evidente che il malcontento degli
afgani sta dilagando in tutto il Paese”.
Tornano i B-52. Se
si legge la ribellione di Deykundi come espressione della più vasta resistenza
armata anti-americana, essa rappresenta un importante avanzamento del fronte
insurrezionale, ormai giunto nel cuore dell’Afghanistan. Per tre anni, fino a
questo inverno, i talebani hanno compiuto solo brevi incursioni dal Pakistan nelle
province afgane lungo il confine. Quest’anno invece, con l’arrivo della bella
stagione, sono entrati stabilmente nel sud del Paese prendendo il controllo di
molti distretti. Le forze Usa hanno reagito scatenando, dalla fine di giugno,
massicce offensive e bombardamenti nelle province al confine con il Pakistan.
Oltre a provocare centinaia di morti (molti anche tra i civili), questi
attacchi hanno spinto i talebani a rifugiarsi più a nord, sulle montagne dell’Afghanistan
centrale, nelle province di Zabul e Uruzgan. Inseguiti dalle forze Usa che
negli ultimi giorni sono tornate ad usare addirittura i bombardieri giganti
B-52, facendo tremare la terra. E facendo anche traballare la fragile tregua che
per tre anni e mezzo ha evitato che gli afgani si ribellassero ai loro nuovi
padroni. Enrico Piovesana