28/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornalista rapito e torturato in Yemen
Jamal Amer, capo-redattore del settimanale indipendente yemenita al-Wassat, ha denunciato di essere stato rapito e torturato, la notte tra il 22 e il 23 agosto scorso a Sanaa, capitale dello Yemen, da uomini armati e a volto coperto per aver pubblicato nel giornale per il quale lavora articoli critici verso il governo dello Yemen.
 
militari dei corpi speciali yemenitiUna brutta avventura.  “Mi hanno bendato e trascinato in una macchina con le insegne dell’esercito. Dopo avermi portato fuori città, hanno cominciato a picchiarmi e a interrogarmi. Volevano avere informazioni su colleghi e fonti che hanno scritto articoli contro il governo negli ultimi mesi”. Il drammatico racconto della violenza subita da Amer è stato raccolto da al-Jaazera.net . Le informazioni che i rapitori di Amer volevano ottenere da quest’ultimo riguardavano in particolare gli incidenti scoppiati in varie zone del Paese a fine luglio scorso per il rincaro del prezzo della benzina: 36 dimostranti persero la vita negli scontri con la polizia che, dalla stampa locale e da quella internazionale, fu accusata di uso indiscriminato della violenza.
Il Sindacato dei giornalisti dello Yemen ha duramente condannato l’accaduto, anche perché il governo non ha ritenuto di dover in nessuna maniera condannare l’episodio. I rapitori non sono direttamente conducibili alle autorità, ma il fatto che viaggiassero su un veicolo militare e che interrogassero Amer solo sulle critiche che la stampa rivolge al Presidente Saleh configurano come minimo una convergenza d’interessi tra il potere politico yemenita e i picchiatori.
Lo stesso Amer era incappato nelle ire delle autorità yemenite per un articolo del 2000 e, in primo grado, era stato bandito dalla professione. La motivazione della condanna era un’inchiesta di Amer sui rapporti tra la monarchia saudita e il Presidente dello Yemen Saleh rispetto all’alleanza strategica con gli Stati Uniti. Successivamente era riuscito a essere perdonato, ma l’aggressione dei giorni scorsi dimostra come il potere politico yemenita non lo abbia perso di vista.
 
il presidente dello yemen salehUn mestiere difficile. Il caso di Amer non è certo isolato e, come testimonia ogni anno Reporter Sans Frontiere, i rapporti tra il potere politico e la stampa in Yemen non sono mai stati particolarmente rosei. La legge votata subito dopo la riunificazione del Paese avvenuta nel 1990, nota come Legge nazionale per la Stampa e le Pubblicazioni, vieta tra l’altro la pubblicazione di testi che, nel giudizio delle autorità yemenite, offendano la religione islamica o che mettano a repentaglio la sicurezza dello Stato. Facile immaginare le possibilità d’interpretazione arbitraria che lascia un testo del genere. Se invece, come nel caso degli incidenti per il caro petrolio, si esercita solo il diritto di cronaca, ecco arrivare gli sgherri notturni a volto coperto. Un altro esempio di quanto sia difficile fare il giornalista in Yemen è il caso di Hisham Basharaheel, editore del settimanale indipendente Al-Ayyam, e di Hassan Ben Hassainoun, reporter dello stesso giornale.
A maggio del 2000 una corte yemenita ha condannato entrambi a due anni di reclusione. Ben Hassainoun è stato accusato di ‘fomentare lo spirito settario e separatista nel Paese’. La colpa di Hassainoun e del suo editore? Quella di aver pubblicato il resoconto degli scontri nella zona a maggioranza sciita del Paese tra i fedeli di al Houthi, predicatore che sosteneva la scissione dallo Yemen (a maggioranza sunnita), e i militari. Cioè facevano solo il loro mestiere. Ancora il caso di Jalal al Sharaabi e di due giornalisti che lavoravano per il settimanale Al-Shoura, del quale al Sharaabi era direttore. Tutti e tre sono stati condannati nel maggio 2003, per aver parlato in pubblico di omosessualità, alla sospensione dalla professione per sei mesi. Per la magistratura l’inchiesta, che fra le altre cose conteneva interviste ad omosessuali incarcerati, violava la moralità, gli usi, i costumi del popolo yemenita. L’elenco è molto lungo e potrebbe continuare, ma il Presidente dello Yemen Saleh viene considerato un alleato sicuro nell’area dall’Europa e dagli Stati Uniti nella ‘guerra al terrorismo’ e, per il momento, la libertà di stampa può aspettare. 

Christian Elia

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