30/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I migranti cinesi vittima del lavoro forzato in Francia
Mentre Parigi piange le vittime dei palazzi del terrore, l'Ilo denuncia le drammatiche condizioni di vita e di lavoro di migliaia di immigrati cinesi
  Take away cinese, Parigi
Nel suo appartamento di dieci metri quadrati il signor Li vive con la moglie e ogni notte cuce vestiti per qualche casa di moda parigina. Li tiene sempre da parte alcune bottiglie di vino da offrire ai vicini affinché non lo denuncino alla polizia per il rumore notturno delle macchine da cucire. I due coniugi hanno anche una figlia che non possono mandare a scuola per paura di essere scoperti. Non hanno un permesso di soggiorno e in Francia sono clandestini come altri 50mila loro connazionali: prigionieri invisibili dello sfruttamento o addirittura del lavoro forzato, come denuncia uno studio dell'International labour organization (Ilo). Da dieci anni, parallelamente allo sviluppo esponenziale dell'economia cinese, il flusso dei migranti della Repubblica Popolare verso Parigi e l'Ile de France è aumentato in media di 6mila persone ogni anno. "Il progresso economico non ha giovato a molti cinesi, colpiti invece dalla disoccupazione e dalla povertà", ci spiega Yun Gao, avvocato e autrice dell'inchiesta per l'Ilo. "Sono sempre di più i cinesi che si affidano a un'organizzazione criminale per emigrare in Europa, a costo di sostenere un viaggio lungo e pericoloso".

Nel tragitto verso un futuro migliore spesso attraversano una decina di Paesi e luoghi impervi. Rischiano maltrattamenti ed estorsioni, o addirittura di ammalarsi e perdere la vita. Chi riesce ad arrivare in Francia, "ma anche in Italia - spiega la ricercatrice - dove la situazione è simile e stiamo conducendo un'indagine", cade poi vittima di una vera e propria schiavitù. Nei settori dell'abbigliamento e della ristorazione, migliaia di cinesi lavorano dalle quindici alle diciotto ore al giorno, per una paga che va dai 300 ai 500 euro al mese e della quale il 40 per cento è trattenuto dal datore di lavoro.

Il signor Guo fa il lavapiatti in un ristorante per 12 ore al giorno e guadagna 300 euro al mese, ma ha ancora 9mila euro di debito verso il trafficante che l'ha fatto arrivare a Parigi. Sarà il datore di lavoro a pagare la somma al trafficante, dopo averla trattenuta dallo stipendio di Guo che, come molti altri suoi colleghi, non può denunciare la situazione. I lavoratori clandestini cinesi non si rivolgono quasi mai agli ispettori sia perché non conoscono il francese sia per il timore di essere rimpatriati. Il loro destino sembra segnato tra condizioni di vita disumane e un isolamento che li rende invisibili al resto della società. Ecco la testimonianza di Yun Gao.

Manifestazione di sans papiers, FranciaPerché molti cinesi scelgono di andare in Francia?
La Francia ha un legame storico con alcune regioni cinesi che durante la prima guerra mondiale hanno inviato diversi soldati per prestare servizio nell'esercito francese. Alcuni sono morti, altri sono tornati in Cina, ma una piccola parte è rimasta e ha fatto venire i propri famigliari in Francia. Un'altra ragione riguarda l'esperienza che diversi cinesi hanno nel settore sartoriale e che hanno potuto sfruttare nell'industria dell'abbigliamento francese. E' nata così quella che noi chiamiamo "economia etnica": i cinesi hanno occupato quasi tutti i negozi d'abbigliamento che erano controllati da grossisti di origini ebraiche e spesso vivono in una condizione di estraneità, non conoscono la lingua francese e la legislazione locale. Per questo gli immigrati cinesi non possono che lavorare per datori di lavoro cinesi che li capiscono e all'interno di un contesto affine ai loro valori e tradizioni.

E come si spiega questa contraddizione: la Francia paese del lavoro forzato, ma anche dell'asilo politico a molti rifugiati di Tienanmen?
I rifugiati e gli immigrati cinesi sono due gruppi e due realtà molto diverse. Gli ex studenti di Tienanmen provenivano da contesti molto diversi da quelli dei migranti. I primi erano studenti e professori delle università, i secondi sono per lo più poveri delle campagne e delle aree urbane. Accade tuttavia che molti clandestini facciano domanda di asilo per ottenere una protezione, restare un po' di tempo in Francia e ottenere un sostegno economico necessario a sopravvivere mentre si completa la procedura burocratica.

I migranti da dove provengono e quali condizioni di vita lasciano in Cina?
Arrivano soprattutto da regioni fortemente colpite dalla disoccupazione. E spesso, quando decidono di andarsene, non sanno dove finiranno. Si affidano ai trafficanti e giungono in Francia per puro caso.

Quali sono le cause dell'aumento della disoccupazione in Capodanno cinese, Parigi alcune regioni cinesi?
Negli ultimi anni in queste regioni molte industrie pesanti statali sono state chiuse o privatizzate. In alcuni casi sono addirittura fallite. Pechino, infatti, ha voluto cambiare l'orientamento delle sue industrie, da quello per la difesa nazionale a quello civile. Il progresso economico della Cina in senso capitalistico non ha prodotto effetti positivi per la popolazione. E' inoltre difficile stabilire quale sia il tasso di disoccupazione nazionale. Nelle città arrivano ogni giorno moltissimi contadini in cerca di lavoro che non vengono inclusi nelle statistiche. Ufficialmente nella Repubblica Popolare i contadini non possono lasciare la loro terra e fare altri lavori. Ma con la crescente urbanizzazione molti hanno perso il terreno da coltivare e sono stati costretti a emigrare nelle metropoli. O all'estero, intraprendendo viaggi molto rischiosi… Sì. In Francia abbiamo incontrato immigrati che avevano perso una gamba o un braccio attraversando montagne e fiumi. Altri loro compagni erano morti nel tragitto o si erano ammalati. I cinesi tuttavia non hanno scelta, per emigrare si affidano alle organizzazioni criminali che forniscono loro documenti falsi. Altrimenti non riuscirebbero a procurarsi un passaporto.

Quali sono le altre destinazioni europee dei clandestini cinesi?
L'Italia, per esempio, dove la situazione è analoga a quella francese e dove stiamo conducendo una simile indagine.

Francesca Lancini

Articoli correlati:
18/07/2005 Storia di Abdelali, migrante: L'assurda vicenda di un marocchino nell'Italia dei Cpt
15/07/2005 Le voci di Capo Rizzuto: La paura, la tristezza e le speranze nei racconti dei rom sgomberati
14/07/2005 Lavoratori calpestati: Parte la missione di Msf di aiuto agli immigrati impiegati nell'agricoltura
20/06/2005 Italia fuorilegge: L'Italia detiene un numero sempre maggiore di richiedenti asilo
20/06/2005 Rifugiati senza diritti: Amnesty: Italia fuorilegge per le detenzioni dei richiedenti asilo
11/04/2005 Pasqua nel deserto: Centinaia di dimostranti hanno contestato la politica di Canberra verso gli immigrati
23/03/2005 Folgorati sulla via di Canberra: L'Australia riesamina 30 richieste di asilo di cristiani convertiti
18/03/2005 Islam sotto casa: Intervista a Francesca Paci, autrice di un libro su Torino e sui mutamenti che subisce una civiltà sempre più multiculturale
05/03/2005 La nave dei fantasmi: Giovanni Maria Bellu, Mondadori Editore, 2004
01/03/2005 L'estetista venuta dall'Iran: Da quando si è messa in proprio, Neda ha avuto soltanto dipendenti italiane
24/02/2005 Immigrati che danno lavoro: In Italia 140 mila imprese di immigrati che danno lavoro a 150mila dipendenti
11/01/2005 Il manuale dell'emigrante: Dal governo messicano una guida per emigranti negli Usa
18/11/2004 Il Centro Libertà: I profughi dell'hotel Africa si sono trovati una nuova casa. Molto confortevole
10/11/2004 Violenza oltre il limite: Ong britannica: abusi verso gli immigrati cui è stato rifiutato l'asilo
06/10/2004 Diritti congelati: In Norvegia asilo negato a cinque profughi etiopi finiti a gelare per le strade di Oslo
02/10/2004 Morire di lavoro: Le sfavillanti costruzioni degli Emirati Arabi Uniti, costruite sfruttando i lavoratori asiatici
16/09/2004 La fabbrica dello sfruttamento: Lavoratori bengalesi licenziati da società malesiana
24/08/2004 Hotel Africa addio: Il deposito delle ferrovie occupato dai profughi africani a Roma è stato sgomberato
11/08/2004 I viaggi, senza la speranza: Li vediamo arrivare stremati, su imbarcazioni improponibili
23/07/2004 Il caso Cap Anamur: L’odissea dei naufraghi della Cap Anamur si è conclusa a bordo di due aerei
17/07/2004 Lavorare all'inferno: HRW: abusi e violenze su lavoratori stranieri in Arabia Saudita
08/07/2004 Rotto il silenzio: Alcuni giornalisti e Emergency raggiungono la Cap Anamur
06/07/2004 Fateci entrare: La Cap Anamur resta in alto mare
05/07/2004 Il sesto giorno: Ancora in mare la Cap Anamur che attende da sei giorni di sbarcare in Italia
04/07/2004 In barca: Emilia Tornatore era sulla barca che venerdì ha portato beni di prima necessità alla Cap Anamur
04/07/2004 L'appello dei sindaci: Quarto giorno della Cap Anamur in acque extraterritoriali italiane
02/07/2004 Ancora in alto mare: Dopo una giornata di contrattazioni è arrivato un altro secco no delle autorità italiane
02/07/2004 Benvenuti in Europa: L'arrivo a largo di Porto Empedocle della Cap Anamur si fa sempre più difficile
01/07/2004 Terra di nessuno: La Cap Anamur salva profughi al largo delle coste libiche e nasce un caso internazionale
16/06/2004 Il viaggio di ritorno: Arturo è in Italia. Aspetta un pacco di solidarietà per sopravvivere
26/04/2004 Una giornata di accoglienza: I cittadini africani a Roma: vogliono integrazione, lavoro e dignità
27/03/2004 Il fuoco dell'intolleranza: Fuggiti dalla guerra e dalla tortura, rifiutati anche da noi
10/03/2004 Hotel Africa: Vicino al centro di Roma c'è un'isola africana
02/03/2004 Il nuovo mondo di Agim: Nel suo paese faceva il regista. Ora fa il magazziniere
19/12/2003 Guatemala addio: Ogni anno circa novantamila persone sono costrette ad emigrare
Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità